Castelnuovo Garfagnana

Castelnuovo di Garfagnana a 277 metri di quota, sorge alla confluenza del fiume Serchio con la Turrite Secca. L’intero territorio comunale (28,50 chilometri quadrati) conta 6.150 abitanti, comprese le frazioni di Antisciana, Cerretoli, Colle, Croce di Stazzana, Gragnanella, Palleroso, Rontano e Torrite. E’ il centro amministrativo e commerciale della Valle, dove ogni giovedì, sin dal 1430, si tiene il tradizionale mercato all’aperto delle merci. Qualche secoli primo dei romani, la popolazione dei liguri apuani che era insediata anche nei territori limitrofi di Lunigiana, Versilia e Appennino tosco-ligure sono le prime testimonianze di un abitato strutturato. L’occupazione stabile dei romani in Garfagnana e in Lunigiana risale alla prima metà del I secolo a.C. dopo che siano state «dedotte» ovvero create, Lucca (180 ac) e Luni (177 ac). Il confronto molto duro con i liguri-apuani segna una lunga serie di disfatte per i romani, fino a quando riusciranno a cambiare le loro tecniche di combattimento in montagna. Finira con la deportazione nel Benevento della quasi totalità della popolazione liguri apuana ad opera dei romani nel 180 a.C.

Solo con l’avvento di Giulio Cesare (56 a.C.) gli liguri apuani furono stabilmente sottomessi, allorché fu costruita una scorciatoia viaria tra Lucca e l’odierna Massa (l’attuale Via Sarzanese) che corre ai piedi della Garfagnana, lato mare. Dopo la caduta dell’Impero Romano, la Garfagnana fu occupata dai Longobardi di Teodolinda che avevano fatto base nella fortezza Aghinolfi a Montignoso (MS) e da dove partirono per estendersi ulteriormente verso il centro e sud Italia. Lucca era diventato sede del Dux Longobardo e coniava la sua monete il Tremisse. È con l’Editto di Rotari, il più importante documento giuridico dell’epoca longobarda che inizia un vero e proprio ordinamento legale. -“Se qualcuno contrassegna l’oro o fabbrica moneta senza ordine del Re, gli si tagli la mano”-, così recitava la legge n° 242 di quell’Editto da qui si evince che la fabbricazione di moneta era monopolio del Re, la coniazione era affidata ad un ristretto numero di regie zecche tra cui Lucca. Il Tremisse, era l’unico tipo di circolante conosciuto. Molte e di varia foggia pur mantenendo lo stesso modulo, furono le emissioni del Tremisse della zecca Lucchese.

Dopo la caduta del dominio Longobardo, sotto l’incalzare dei Franchi di Carlo Magno, parte del Ducato longobardo di Lucca, la Garfagnana fu annessa alla marca di Tuscia. Dopo la definitiva vittoria dei franchi in Italia, il suo territorio venne diviso tra potenti famiglie feudali: Gherardinghi, Rolandinghi, Suffredinghi, di Dalli, Porcaresi, da Bacciano. Alcune terre erano in possesso di Matilde di Canossa, alla quale viene attribuita la costruzione di chiese e ospedali.

Alla fine del XIV secolo, la Repubblica di Lucca cercò di annettere la Garfagnana per aumentare il proprio potere di fronte a quello di Pisa e di Firenze. Le numerose incursioni di Castruccio Castracani consentirono a Lucca di occupare la valle, ma il potere dei signori garfagnini non fu mai completamente soffocato.

Nel XV secolo, a più riprese, i comuni di Garfagnana fecero atto di dedizione agli Estensi: al marchese di Ferrara Niccolò III d’Este: nel 1429, per le vicarie di Castelnuovo di Garfagnana, di Camporgiano e di Gallicano; al marchese di Ferrara Borso d’Este, per la vicaria di Terre Nuove nel 1451. Non tutti i comuni decisero per questo passaggio di dominio dalla Repubblica di Lucca al Ducato di Ferrara. Alcuni, come Minucciano e Castiglione di Garfagnana, restarono fedeli a Lucca. Altri fecero ritorno alla Repubblica, come parte della vicaria di Gallicano. Da questo momento, la Garfagnana si trovò divisa fra Lucca, Ferrara e Firenze per quello che concerna Barga, con tutte le conseguenze che ne derivarono, specialmente nelle aree di confine. Fino alla metà del XIX secolo rimasero lucchesi i comuni attuali di Minucciano e Castiglione e parte di quelli di Gallicano (senza Trassilico) e Fosciandora (Treppignana, Riana e Lupinaia).

Dopo la devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, nel 1598, il potere estense si trasferì a Modena, che divenne da quel momento la capitale anche della Garfagnana. Per alcuni secoli, la Garfagnana fu in conseguenza una provincia del Ducato di Modena e Reggio. Nel XVI secolo ebbe come commissario, per conto di Alfonso I d’Este, il poeta Ludovico Ariosto, che amministrò la Provincia dal 1522 al 1525. L’amministrazione dell’Ariosto in Garfagnana fu caratterizzata specialmente dall’attività di contrasto del fenomeno del banditismo, particolarmente di quello annidato nell’alta Garfagnana. Il commissario-poeta ebbe spesso a che fare anche col temibile Moro del Sillico, un bandito locale, oggi reso popolare da una festa organizzata dagli abitanti di Sillico nel quale sono rievocati gli incontri tra il poeta e il fuorilegge.

Dal 1859 al 1923 la Garfagnana fu incorporata nella provincia di Massa e Carrara. Dal 1923 la Garfagnana è entrata a far parte della provincia di Lucca.

Da vedere a Castelnuovo di Garfagnana

Le prime notizie storicamente documentate di Castelnuovo risalgono al 740 d.C. e già nel 1300 era diventato un importante centro di transito, è di questa epoca la costruzione del ponte voluto da Castruccio Castracani per collegare il castello al borgo di Cellabarotti ( oggi rione Santa Lucia). Nel 1430, stanchi delle continue lotte e dell’incerto avvenire, i castelnovesi si liberano dal giogo lucchese, sottomettendosi spontaneamente agli Estensi di Ferrare, ottenendo in questo modo notevoli privilegi.

Castelnuovo di Garfagnana

Castelnuovo divenne il capoluogo della zona, ospitando nella Rocca, il complesso fortificato che domina il centro storico, i governatori di Casa d’Este, i più famosi dei quali restano Ludovico Ariosto (1522-1525) e Fulvio Testi (1640-1642). La Rocca Ariostesca diCastelnuovo di Garfagnana è un antico complesso difensivo del borgo toscano, le cui origini vengono fatte risalire intorno al X-XII secolo, secondo diverse testimonianze. La Rocca, così come è attualmente visibile, venne effettivamente costruita nel XII secolo, e tra il Duecento e il Trecento subì numerosi ampliamenti che portarono, tra le altre cose, alla costruzione dell’ampia torre civica con orologio, quest’ultima voluta da Paolo Guinigi. Il nome ariostesca si deve al fatto che Ludovico Ariosto, noto poeta e scrittore, risiedette nella Rocca dal 1522 al 1525, periodo nel quale ricoprì l’incarico di governatore della provincia di Garfagnana. All’interno della Rocca Ariostesca, restaurata dopo la Seconda guerra mondiale, è in corso un vasto programma di restauro e di riabilitazione del complesso.

Castelnuovo di Garfagnana: Rocca Ariostesca

Altro monumento di notevole interesse è il Duomo, intitolato ai SS Pietro e Paolo, sorge nel ‘500 sulle rovine di una preesistente chiesa romanica del XI sec. La struttura, che presentava uno stile sostanzialmente rinascimentale, fu poi ampiamente modificata in stile barocco, e nuovamente in stile neoclassico – limitatamente all’abside – nell’Ottocento, mentre l’ampia facciata a due ordini, con tre portali e un oculo superiore, mantenne l’assetto rinascimentale. La parte interna della chiesa presenta una ripartizione classica a tre navate, le quali ospitano numerose opere di rilievo, tra le quali il cosiddetto Cristo Nero, un Crocifisso ligneo del Quattrocento nella cappella di destra. Al suo interno una splendida terracotta robbiana “la Pala di San Giuseppe” alla cui base si notano gli stemmi della comunità di Castelnuovo, un leone rampante blu in campo giallo, e di fronte a essa una cornice marmorea attribuita alla bottega lucchese del Matteo Civitali. A l’ingresso della chiesa si trovano due quadri importanti. Alla sinistra una tela del migliore pittore Lucchese della prima metà del 700, Giovan Domenico Lombardi (detto l’Omino) «il miracolo della fanciulla di Caravaggio» opera di gran rilievo, a destra un’opera di Giovanni Antonio Sogliani pittore Fiorentino di spicco.

Da visitare anche il Convento di San Giuseppe, un interessante complesso edilizio iniziato nel 1632 per volontà di padre Giambattista D’Este, già Alfonso III duca di Modena. A Castelnuovo, padre Giambattista rimase fino alla morte nel 1644. Il suo monumento funebre si trova all’interno della chiesa. Si dice che Alessandro Manzoni si fosse ispirato a lui e alla sua vicenda terrena per il personaggio di padre Cristoforo.

Il Teatro Alfieri, costruito nel 1860, recentemente restaurato e aperto al pubblico, è uno dei più grandi della Provincia, secondo solo al “Giglio” di Lucca.

La Fortezza di Mont’Alfonso: fuori Castelnuovo sorge, in posizione sopraelevata, la Fortezza di Mont’Alfonso concepita, al volgere del XVI secolo, come ultima roccaforte difensiva del Ducato di Ferrara a guardia del confine con il vicino lucchese. Realizzata tra il 1579 ed il 1586 con grande dispendio di mezzi ed energie, fu progettata dall’ingegnere carpigiano Marc’Antonio Pasi e si qualifica ancora oggi come la più importante emergenza architettonica militare della Garfagnana estense.

Castelnuovo di Garfagnana: la Fortezza di Mont'Alfonso

Gli ebrei internati a Castelnuovo

Nella seconda metà del 1941 alcune famiglie ebree arrivano a Castelnuovo Garfagnana e nei mesi successivi verranno raggiunte da altre. Originarie dell’Europa centrale, perlopiù, ma c’è pure un italiano, di Livorno. Si tratta di persone che, dopo l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, vengono mandate – qui a Castelnuovo, come in altri Comuni sparsi per la penisola – in regime di internamento libero. Alloggiano presso case di privati che affittano loro una o due stanze ammobiliate o anche interi appartamenti: alcuni nuclei familiari vivono alla Fortezza di Mont’Alfonso, altre sono sparse tra Torrite, via Marconi, via Farini, via delle Fontane, via Garibaldi, via XX Settembre, via Fabrizi, via Due Ponti. Le loro condizioni di vita sono parecchio difficili, sia dal punto di vista strettamente economico, sia per quanto riguarda la possibilità di mantenere la propria identità religiosa e culturale. Ufficialmente, è fatto loro espresso divieto di lavorare, ma – pur non mancando episodi di intolleranza – non pochi castelnuovesi si danno da fare per aiutarli in qualche modo e anche l’amministrazione comunale talvolta cerca di essere comprensiva.

In tutto sono internati a Castelnuovo oltre settanta persone. Il loro luogo di ritrovo è alla “Barchetta”, in via Fabrizi numero 3: il locale diventa la sinagoga e, accanto, è stata ricavata una scuola. Dopo l’8 settembre la situazione degenera e quando il 30 settembre 1943 la Repubblica Sociale Italiana dispone l’arresto di tutti gli ebrei residenti in Italia e il loro trasferimento in campi di concentramento per le famiglie ebree di Castelnuovo le prospettive sono tragiche. Il 4 dicembre 1943 viene impartito un ordine: il mattino successivo si devono presentare alle autorità. Le famiglie Meier e Kienwald decidono di disattendere l’ordine e fuggono verso Careggine e l’Alpe di Sant’Antonio (e da lì riusciranno poi ad attraversare il fronte e a mettersi in salvo), le altre si presentano. Vengono mandate al campo di concentramento di Bagni di Lucca, dove alcuni riescono a ricevere anche cibi o vestiti portati loro dai castelnuovesi con i quali hanno, nei mesi precedenti, familiarizzato. A parte i membri della famiglia Toronski, liberati a fine gennaio 1944, per tutti gli altri il destino riserva la morte nel lager di Auschwitz, dove arrivano il 6 febbraio 1944.

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Bernard Nardini
Capitato a Barga dopo una vita piena passata fra Marsiglia e Parigi, ho masticato libri, monumenti e opere d’arte con passione e piacere. Punto di arrivo e di partenza, per me il lavoro di guida turistica mi permette di mettere insieme le cose che mi fanno stare bene. Mi relaziono con gente da qualsiasi parte della pianeta, a patto che parlino francese o italiano. Collego la storia, l’archeologia o l’arte col territorio, senza dimenticare l’enogastronomia e la cultura italiana.
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