Chi viene a Lucca, non può perdersi il famoso monumento funebre di Ilaria Del Carretto, moglie di Paolo Guinigi: signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, si sposò nel 1403 e dalla quale dette alla luce due figli, Ladislao e Ilaria Minor.

Il suo volto da bella addormentata che dorme un sonno ristoratore in attesa del bacio del suo principe attira e commuove, lei non sa che il suo Paolo si è risposato altre due volte. Ahimè! Egli ha fatto scolpire il cagnolino ai piedi della giovane moglie, segno della fedeltà coniugale che lei aveva dimostrato nella sua vita, lo stesso non si può dire di lui.

Ma la storia di Ilaria, sebbene breve, è stata ricca di fascino: Paolo Guinigi, dopo la morte della prima moglie, Maria Caterina Antelminelli, dopo un matrimonio non consumato per la precoce età della sposa, undici anni, smaniava di contrarre un nuovo matrimonio, per avere al più presto un erede. Si rivolse ai visconti di Milano perché gli trovassero una degna sposa e la scelta cadde, infine, su una giovane di circa venti anni, che si diceva molto bella e onorata, Ilaria Del Carretto, nata a Zuccarello, appartenente ad un antico, ricco e rispettato casato.

Ilaria giunge a Lucca il 2 febbraio 1403, ha 24 anni e incontra Paolo Guinigi, che ne ha 30, nei pressi di Lucca. Il giorno successivo, festa di San Biagio, viene celebrato il matrimonio nella chiesa di San Romano alla presenza della migliore nobiltà e in mezzo ad uno sfarzo di cui non si ricordava l’eguale.

Dal matrimonio, nove mesi dopo il ritorno del viaggio di nozze: nasce Ladislao. Paolo ha finalmente un erede, ma vuole altri figli e così Ilaria mette alla luce la piccola Ilaria; sarà un parto fatale, e per cause rimaste incerte, morirà, tra dolori strazianti, l’8 dicembre del 1405, all’età di 26 anni. La morte getta nella costernazione l’intera città, che aveva voluto bene alla giovane venuta da lontano. Paolo ha il cuore oppresso dalla pena; qualcuno sospetta, tuttavia, che sia stato proprio lui a causarne la morte, avvelenando sia lei che il suo fedele cagnolino. Sono sospetti ignominiosi di cui Paolo farà fatica a dissipare.

Vuole per la sposa un monumento funebre che ne perpetui la bellezza e chiama a scolpirlo Jacopo della Quercia, un giovane e promettente artista. L’opera verrà terminata intorno al 1408 e subito stupisce per la sua incomparabile bellezza. L’artista è riuscito a realizzare il sogno di Paolo Guinigi: Ilaria giace distesa su un basamento decorato da putti e festoni, di ispirazione classica, con la testa poggiata su un cuscino. Ha gli occhi chiusi e sembra ritratta nel sonno. La veste è raffinata ed elegante, con una foggia particolare, e probabilmente corrisponde a quella che effettivamente indossò sul letto di morte, ai suoi piedi è raffigurato un cane, simbolo di fedeltà coniugale.

L’opera è frutto dello straordinario incontro tra gusto tardo-gotico di ascendenza francese, che si manifesta nel panneggio a pieghe sottili e parallele, con il sorgente gusto rinascimentale di ascendenza fiorentina rivelato dal dolce modellato della figura e del volto. In origine l’opera era collocata nel transetto meridionale della cattedrale presso un altare patronale della famiglia Guinigi, ma nel 1430, alla caduta della Signoria Guinigi, il monumento venne spogliato di tutte quelle parti che rendevano possibile il riferimento al tiranno, quali la lastra con lo stemma, poi recuperata, e un’iscrizione commemorativa, andata perduta.

Attualmente il monumento funebre di Ilaria del Carretto è posizionato all’interno della sacrestia della Cattedrale di Lucca.

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Carla Ciervo

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