Mia nonna, Clorinda Del Carlo, era nata da una famiglia contadina della Migliarina alla quale furono espropriate parte delle terre per la costruzione dell’autostrada A12, nel 1965-66. In ogni caso, lei in quegli anni era ormai sposata con mio nonno, Marino Levantini -pescatore-, e i campi erano quindi rimasti ai fratelli maschi. Anche io, moltissimo tempo dopo, ci ho vissuto per circa due anni in questo quartiere, ma era molto diverso rispetto ai loro racconti.

Ricordo che mi parlavano di un’immensa, placida, campagna che fu prima occupata dalle serre e poi divorata dal cemento dei palazzi. Mio nonno da ragazzo partiva la sera al buio dalla Borgata di via di Lucca (oggi via di Montramito) dove viveva e attraversava i campi per andare “a fa’ l’amore” con mia nonna (che all’epoca significava semplicemente andare a parlare con l’amata, in presenza della famiglia di lei). Aveva un rivale, anch’egli invaghito della nonna, che non osava affrontarlo apertamente ma che si nascondeva dietro i cespugli lungo la strada per tentare inutilmente di spaventarlo e non farlo arrivare a destinazione.

Campagna alla Migliarina (foto di Stefano Calcagnile)

Mi raccontarono di come i miseri campi di grano furono a un certo punto sostituiti dalle più remunerative serre florovivaistiche, che resero questo quartiere celebre come il Rione dei Fiori. Anche il mio bisnonno Michele tornò dall’America con i bulbi di specie allora sconosciute dalle nostre parti e con la tecnica per la loro coltivazione, ma suo padre si oppose a trasformare i campi perché “la terra deve dare il grano, non si può sprecare per i fiori, perchè il grano si mangia e i fiori no”. Una scelta che si rivelò sbagliata.

Negli anni ’40 si svilupparono i primi piccoli insediamenti abitativi lungo la viabilità storica, ma l’area -popolata da poche centinaia di persone- rimase essenzialmente rurale. Durante la Seconda Guerra Mondiale i capanni agricoli della Migliarina fecero da primo rifugio agli abitanti del centro, dilaniato dai bombardamenti. Durante gli anni difficili della guerra, i sacerdoti di San Paolino svolgevano le funzioni in una baracca di via della Migliarina.

Via della Migliarina nel 1960

Terminato il conflitto, su richiesta della popolazione migliarinese, fu deciso di lasciare una Messa domenicale anche nel locale che era servito da chiesa improvvisata e nel 1950 fu iniziata la costruzione di una chiesa in via della Gronda, terminata nel 1954 e intitolata a Santa Maria Assunta, che diventerà sede di parrocchia nel 1965. Il suo primo parroco fu Don Carlo Francesconi, prete e scrittore molto caro ai viareggini. Da non perdere il suo libro autobiografico Una cartata di Groncioli, pieno di aneddoti locali, tra i quali una storiella raccontata dai vecchi contadini della zona: “Cristo volle morir fra la gentaccia, la peggio razza erino i contadini. Quando fu al Bicchio ni sputonno in faccia, al Varignano ni porton via tutti i quattrini, al Terminetto gridonno ad alta voce e alla Migliarina lo missino in croce”.

Chiesa parrocchiale
La nuova chiesa parrocchiale

Nel frattempo il quartiere crebbe costantemente e velocemente, fino a diventare quel caotico agglomerato urbano che vediamo oggi, dove villette, condomini, antichi fabbricati rurali, aree agricole, serre attive e dismesse e terreni incolti si alternano senza ordine. Il Fosso Fiumetto, antica via d’acqua che correva lungo via della Gronda, è stato quasi totalmente tombato e dell’originaria campagna sopravvive poco, anche se rimangono attive alcune aziende agricole, come ad esempio il mulino Navari del 1929. Le aree verdi sono piccole e scarse, eccezion fatta per due parchi di recente realizzazione: quello di via Bartoletti, dove un tempo esistevano impianti sportivi tra i quali un campo da baseball negli anni ’60, e il parco Madri di Plaza de Mayo, oggetto di un recente intervento di rimboschimento da parte dell’associazione Viareggio più verde. Nonostante gli evocativi nomi delle strade (ideati dal carrista Sergio Baroni), che richiamano fiori, alberi e i monti apuani ben visibili dai campi prima che i condomini spuntassero come funghi, il patrimonio paesaggistico non è stato per niente sfruttato in questo angolo di Viareggio. Eppure le sponde del Fosso Farabola si presterebbero a bellissime passeggiate nel verde.

Campo sportivo alla Migliarina nel 1960
Murales con scritto Migliarina’s a Parco Madri di Plaza de Mayo
Ville della Gronda nel 1970

Per quanto riguarda i punti di interesse storico-architettonici del quartiere, si riducono -oltre alla chiesa del 1954- a quella nuova costruita tra il 2005 e il 2007, all’ex distributore Agip della Rondinella realizzato in splendida architettura razionalista tipo Sordelli nel 1951 nei pressi di un passaggio a livello oggi scomparso e alla fabbrica Mobiliol del 1925.

Distributore in stile razionalista della Rondinella
Fabbrica Mobiliol del 1925

Il quartiere è collegato al mare tramite il cavalcavia Barsacchi, al fianco del quale si trova il grande murale di Cristian Sonda e il sottopasso di via Cei. Esisteva anche una passerella pedonale del 1938, andata distrutta insieme alla vicina via Ponchielli, durante la terribile strage ferroviaria del 29 giugno 2009.

Costruzione della passerella pedonale nel 1938

Oggi la Migliarina si presenta quindi come neonato quartiere periferico strappato alla campagna, privo di fascino e senza vocazione turistica. Pochi però, anche tra i suoi stessi abitanti, sanno che proprio qui si trovava il più antico insediamento di Viareggio, di epoca pre-romana, molti secoli prima che i Lucchesi costruissero il Castrum de Via Regia e che la città nascesse.

Si hanno testimonianza di ritrovamenti archeologici nell’area fin dal XVII secolo a. C. Negli anni ’60, durante la costruzione dell’autostrada, il Gruppo Archeologico Blanc di Viareggio raccolse centinaia di reperti ceramici la cui datazione spaziava dalla tarda età del Ferro all’età etrusco-arcaica in corrispondenza del cosiddetto Campo Rosso, oggi conservati al Museo Blanc.

Il museo Blanc, che ospita numerosi rinvenimenti archeologici della Migliarina

Come documentato da questo e da altri ritrovamenti archeologici (vedere la sezione successiva), sappiamo che esisteva un cordone dunale sopraelevato rispetto ai circostanti terreni paludosi che si estendeva lungo tutta la Migliarina fino all’odierno Lido di Camaiore, sul quale si trovava un insediamento produttivo-commerciale dall’età etrusco-arcaica fino all’epoca romana, forse a servizio del vicino villaggio di San Rocchino. Il confronto con altri rinvenimenti italiani ha fatto ipotizzare che potesse trattarsi di un sito legato al commercio del sale oppure, secondo altri autori, di ceramiche. Purtroppo gli studi effettuati finora non sono ancora completi ed esaustivi.

Ciò che è certo è che trovandosi al frequentato e multietnico mercato rionale del mercoledì, tra i condomini di questo popoloso e nuovo quartiere, nessuno si immaginerebbe mai che qui un tempo giravano gli etruschi e i romani. E nemmeno che fino a pochi decenni fa biondeggiasse il grano e crescessero gli alberi da frutto.

Panificio alla Migliarina nel 1950

È in corso, finalmente, un tentativo di valorizzare e diffondere la storia anche di queste zone periferiche e dimenticate di Viareggio. Nel 2013, ad esempio, il prof. Franco Anichini e collaboratori hanno pubblicato uno stradario per spiegare l’etimologia e i relativi aneddoti di questa parte di città, così sconosciuta anche agli stessi viareggini.

Sarebbe veramente meraviglioso se si decidesse non solo di dare una volta per tutte una riorganizzazione strutturale a questo quartiere caotico, ma anche e soprattutto di tutelare e valorizzare la campagna rimasta, che ancora oggi sa regalare scorci piacevoli e rilassanti. Potrebbe essere realizzato per questo scopo un Parco Agricolo Urbano, come già fatto a Roma, Milano e in numerose città minori.

Inoltre sarebbe un’ottima iniziativa per tutta la città se fossero installati cartelli illustrativi e -perché no- magari anche monumenti commemorativi all’interno di aree verdi, per spiegare l’antichissimo passato di questo nuovo quartiere a cittadini e turisti.

La banda comunale La Libecciata sfila alla Migliarina nel 1960
Antico casolare nei pressi di via Ciabattini
Antico casolare nei pressi di via Ciabattini

Approfondimento sui ritrovamenti archeologici

Per chi è interessato ad approfondire i ritrovamenti archeologici dell’insediamento tardo-arcaico della Migliarina, esistono sia pubblicazioni divulgative, sia –soprattutto- una ricca letteratura scientifica.

Di seguito ci riporto alcune informazioni tecniche ed i relativi riferimenti bibliografici che saranno utili a chi è più curioso di conoscere questa storia poco nota anche nella stessa Viareggio.

Nell’Atlante dei siti archeologici della Toscana, edito dalla Regione nel 1992 si trovano i riferimenti bibliografici di vari rinvenimenti in quest’area: n. 48 Ortacci (L. Banti in MPAA VI, 1943, 99 n.4, Neppi Modona 1953, 76 n. 73 CA, F. 104 1956, 15 n. 3), n. 52.1 Migliarina via Aurelia (Arch: 9 Lucca 4 prot. N. 2539 dell’11-07-1969), n. 52.2 Migliarina (G. Fornaciari in AttiSocTosScNat, Mem, LXXIII, 1966, 605 ss. M. Cristofani in Sctitti Neppi Modona 1975, 194 s. S. Menchelli – M. A. Vaggioli in SCO XXXVII, 1987, 501).

Alcuni di questi vengono ben descritti in un interessante articolo di Monica Bini, Fabio Fabiani e Antonio Fornaciari (Ambiente e popolamento nella pianura costiera di Camaiore (LU) Primi risultati e prospettive di una ricerca geoarcheologica, Science and technology for cultural heritage, 16 (1-2), 2007): “Alcuni altri rinvenimenti attestano poi la frequentazione dei cordoni dunali litoranei. […] Nel XVIII secolo, nella proprietà di Pier Domenico Orsucci a Ortacci […] verosimilmente sullo stesso cordone già occupato dall’insediamento della Migliarina, furono scoperte strutture in fondazione, un sepolcro con una moneta aurea di età imperiale e altre monete (Neppi Modona 1956, p. 15, n. 3 ; Dinelli 1971, p. 30). Nella stessa area, a Tomolo o Tombolo, sempre nel XVIII secolo si rinvennero alcuni piatti d’argento di epoca imprecisata (Neppi Modona 1956, p. 15, n. 4).”

Mappa tratta dall’articolo di Bini, Fabiani e Fornaciari indicante l’insediamento dunale della Migliarina

Francesca Anichini nel Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, 3, 2007, descrive anche un’indagine archeologica preventiva in località Cosci, dove le fotografie aeree avevano segnalato i possibili resti di una struttura circolare, che però dette esito negativo.

Ne fa la sintesi Martina Giannini in Versilia: genesi di un territorio Dall’età preistorica all’arrivo dei Romani (Journal of Ancient Topography, XXIII, 2013, ISSN 1121-5275, ISBN 9788867660896): “rinvenimenti fortuiti e raccolte di materiali di superficie mostrano la fascia costiera […] punteggiata da piccoli nuclei abitativi databili al VII-VI secolo a.C., come testimoniato dai rinvenimenti ceramici individuati nel sito di Migliarina costituiti quasi esclusivamente dalla classe ceramica d’impasto contenente inclusi scistosi [nota: classe ceramica comune da fuoco], particolarmente diffusa nel territorio pisano-versiliese e del Valdarno inferiore a partire dalla fine del VII secolo a.C […]. Data la quasi totale assenza di altre classi ceramiche potremmo pertanto ipotizzare che il sito di Migliarina fosse un deposito commerciale di manufatti a scisti microclastici, ubicato proprio nelle vicinanze di San Rocchino, importante tappa lungo le rotte alto tirreniche”.

Infatti (Monica Bini, Fabio Fabiani e Antonio Fornaciari): “è noto che un primo lido era frequentato a partire almeno dalla fine dell’VIII secolo a. C. quando nell’area lagunare di Massaciuccoli era stato attivato l’emporio di San Rocchino […], mentre alla fine del VII secolo a. C. l’insediamento della Migliarina si impostava su un cordone dunale, poco più a nord. In età romana i rinvenimenti di Ortacci e Tombolo si attestano probabilmente sullo stesso cordone della Migliarina.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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