Foce della Fossa dell'Abate

Chiusi gli occhi per un momento mentre mi gustavo la birra ghiacciata. Il tramonto rinfrescava la giornata e io, cullato dalla brezza, vivevo un momento di quiete perfetta. Pescare nel Burlamacca è tra le più tipiche attività viareggine. Non tanto per la pesca in sé, quanto per la sensazione di pace e la bellezza che questi luoghi antichi trasmettono.

Ma Viareggio ha anche molti altri canali, che offrono anch’essi scorci piacevoli, e che versano purtroppo in condizioni di tragico degrado, dimenticati dai suoi stessi cittadini.

Per fortuna però le cose stanno lentamente cambiando e sempre più persone auspicano un recupero e una valorizzazione di questa antiche vie d’acqua, sull’esempio di molte altre città europee.

Viareggio sorge su quella che fu una vasta laguna costiera compresa tra le conoidi dei torrenti Salice e Stiava e il delta dell’Arno/Serchio, le cui foci erano originariamente unite.

Furono i Romani a tentare per primi la bonifica di quest’area scavando un emissario artificiale che collegasse il Lago di Massaciuccoli -all’epoca assai più vasto di oggi- al fiume Serchio: la Fossa Magna. Realizzarono inoltre anche un sistema di canali detto Fosse Papiriane, uno dei quali diventerà molti secoli dopo l’odierno Canale Burlamacca. Su questo corso d’acqua, la Repubblica di Lucca concretizzerà il suo sogno di uno sbocco al mare, realizzando nel Medioevo l’embrione del futuro porto-canale di Viareggio.

Le Fosse Papiriane nella Tabula Peutingeriana
Le Fosse Papiriane nella Tabula Peutingeriana
Mappa del 1783 con i principali canali
Mappa del 1783 con i principali canali

Il nome attuale del canale si deve alla famiglia dei Burlamacchi, che ne finanziarono il ripristino (o, secondo un’altra ipotesi, perché attraversava le loro terre).

Oltre al Burlamacca, le testimonianze storiche parlano anche di altre vie d’acqua esistenti durante l’epoca della Repubblica. Sappiamo ad esempio che la guarnigione della Torre di Viareggio nel XVI secolo doveva vigilare che i corsari barbareschi non risalissero dalle foci della Fossa dell’Abate e del Fosso della Guidicciona. A questo scopo venivano talvolta assoldati anche i contadini di Stiava e Bozzano in ronde notturne retribuite.

I tentativi di bonifica dell’area tramite la realizzazione di canali risalgono al 1488, ma fu solo l’ingegnere Bernardino Zendrini nel 1741 a dar loro una spinta significativa, sistemando il Burlamacca con l’installazione delle Porte Vinciane e scavandone il fondale. La bonifica proseguì nel corso dei secoli successivi con alterno successo, trovando infine una definitiva soluzione sotto il regime fascista. Tra il 1932 ed il 1938 furono infatti sistemate gran parte delle canalizzazioni nella forma che vediamo ancora oggi.

Il Canale Burlamacca all'altezza delle Porte Vinciane in una foto d'epoca
Il Canale Burlamacca all’altezza delle Porte Vinciane in una foto d’epoca

Questi fossi e canali non servivano solamente per la regimazione delle acque del lago e delle paludi, ma costituivano anche un’indispensabile rete di trasporto merci. Nell’immediato entroterra erano infatti attive numerose cave di sabbia silicea e sassi, che venivano trasportati via acqua. Un buon esempio di questa attività è il Fosso della Sassaia che collegava la Cava di Colsereno a Viareggio, cambiando nome a un certo punto in Fosso Farabola (già Parabola) e confluendo nel Burlamacca. Su quest’ultimo si trovavano delle darsenette (“varignanetti“) utilizzate appunto dai “renaioli” delle vicine cave.

Antico scorcio del Fosso Farabola
Antico scorcio del Fosso Farabola

Il Burlamacca e gli altri canali minori dettero inoltre la necessaria spinta all’industrializzazione ottocentesca del quartiere Varignano (il cui nome indica appunto la presenza di acqua e darsene). Ad esempio l’oleificio industriale Salov, sorto a inizio XX secolo sui resti dell’antico Castello di Viareggio in un’epoca in cui la sensibilità storico-archeologica era ancora di là dal venire, aveva anch’esso dei varignanetti per il trasporto del prodotto finito.

Il quartiere Varignano in una foto d'epoca
Il quartiere Varignano in una foto d’epoca

Con lo sviluppo della città i canali sono stati progressivamente urbanizzati, mentre lo sviluppo della rete stradale e la chiusura di molte attività, quali le numerose cave, hanno finito per privarli della loro funzione di vie d’acqua. Questo passato industriale ha lasciato purtroppo poche testimonianze nella struttura urbana, ma numerose nella toponomastica: Fosso Legname, via della Vetraia, via dell’Oleificio ecc.

Antico stabilimento della Vetraia
Antico stabilimento della Vetraia

Oggi sono quattro i principali canali di Viareggio: la Fossa dell’Abate, la Gora di Stiava, il Fosso Farabola e il Canale Burlamacca. Un altro, il Fosso Bufalina -scavato nel 1704- si trova invece a Torre del Lago. Una fitta rete di fossi secondari di acque basse è inoltre presente nelle aree semirurali tra Viareggio e Massarosa.

Il tratto della Gora di Stiava che sarà deviato, con le caratteristiche casette sulla sponda est
Il tratto della Gora di Stiava che sarà deviato, con le caratteristiche casette sulla sponda est

La Fossa dell’Abate è l’ultimo tratto -artificializzato- del fiume Camaiore e segna il confine tra Viareggio e Lido. Fu realizzata nel Medioevo dall’abate della Badia di Camaiore per regimentare il corso d’acqua che all’epoca si disperdeva in paludi fino alla foce e rendere così coltivabile la vallata.

La Gora di Stiava nasce nell’omonimo paese e si immette, costeggiando tutta la via di Montramito (un tempo chiamata via di Lucca) nella porzione finale della Farabola. Riceve le acque dalle idrovore di bonifica e dai depuratori di Massarosa e Stiava. 

Il Fosso Farabola confluisce nel Burlamacca. A monte di questa confluenza è presente una paratoia per evitare la risalita delle acque di mare lungo il canale. Questo corso d’acqua è alimentato dalle acque di bonifica, attraverso canali di acque basse come il Poggio delle Viti, e da quelle del depuratore di Viareggio.

Il canale Burlamacca nasce a Montramito (Massarosa) dal Lago di Massaciuccoli, e giunge fino al mare dopo 9,6 km, avendo come affluenti la Farabola, la Fossa Pisana (o Fosso Fiumetto), oggi quasi totalmente tombato e la cui foce è visibile nei pressi di Largo Risorgimento, e numerosi canali minori (Fosso Giudario, Malfante, Le Quindici, Le Venti ecc.). A partire dalla ex cava di San Rocchino fino al mare è oggi completamente artificializzato. A circa 1.7 km dal mare si trovano le Porte Vinciane del XVII secolo e il relativo Casello Idraulico, immediatamente a monte del quale è stata realizzata nel 2009 una nuova paratoia pneumatica. Quest’area, fino alla Torre Matilde e all’antica Darsena Lucca, era il nucleo più antico della città, dove si trovavano i cosiddetti Borghetti con i loro carrugi, oggi totalmente persi a causa delle demolizioni degli anni ‘30 e dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Dal 1919 il canale Burlamacca fa parte della via navigabile Viareggio-Vecchiano, una delle vie d’acqua della Regione Toscana. 

Le Porte Vinciane in una foto d'epoca
Le Porte Vinciane in una foto d’epoca

Fino all’immediato dopoguerra questi canali insistevano su aree ampiamente rurali e le loro acque scorrevano limpide. Era all’epoca usanza comune che i bambini ci nuotassero. Mario Tobino nel suo celebre Sulla spiaggia e di là del molo, racconta dei bagni nel Burlamacca. Mio nonno, Marino Levantini, lupo di mare e viareggino doc, mi narrava dell’usanza, diffusa tra i turisti e i benestanti, di lanciare monetine nel Burlamacca per vedere i ragazzini poveri -come lui- tuffarsi a riprenderle e riemergere stingendole tra i denti.

Confluenza del Fiumetto nel Burlamacca e veduta degli antichi Borghetti
Confluenza del Fiumetto nel Burlamacca e veduta degli antichi Borghetti

All’epoca era comune che i bambini, soprattutto coloro che abitavano più nell’entroterra nell’allora campagna, imparassero a nuotare nel Fiumetto, nella Farabola e nella Gora prima che in mare. In prossimità della confluenza di questi canali, nel quartiere Terminetto vicino all’attuale incrocio tra via della Gronda e via di Circonvallazione, si trovava un antico ponte a schiena d’asino sul Fosso Fiumetto. In quel punto l’acqua era alta e c’era una scaletta e una banchina dove le donne lavavano i panni e i pargoli si bagnavano. Era uno dei due lavatoi cittadini, oggi scomparsi, insieme a quello detto di Zaneo sul canale Burlamacca, nei pressi di Piazza Manzoni, vicino al Ponte di Pisa. Un altro punto assai gettonato dai ragazzini era il Ponte del Maghetto, sempre sul Burlamacca andando verso verso Stiava, nel quartiere Varignano. Qui il fondale era più basso e c’erano dei canneti, dove si poteva nuotare in tranquillità.

Antico lavatoio sul canale Burlamacca
Antico lavatoio sul canale Burlamacca
Antico lavatorio a Viareggio
Antico lavatorio a Viareggio
Il Fosso Farabola al quartiere Terminetto
Il Fosso Farabola al quartiere Terminetto

Tutti i corsi d’acqua erano inoltre ampiamente utilizzati per la pesca e specie ittiche come anguille e tinche erano allora abbondanti.

Oggi sembra incredibile che qualcuno possa anche solo pensare di fare il bagno nei canali cittadini perché la qualità delle loro acque è gravemente degradata, così come è ormai compromesso lo stesso Lago di Massaciuccoli. Eppure fin quasi agli anni ’70 sul lago veniva praticato lo sci d’acqua. La situazione attuale è il frutto avvelenato di un cosiddetto “progresso” recente.

Oggi si sta cercando di correre ai ripari e numerosi studi sono stati condotti per sanare le condizioni ambientali che si sono venute a creare. Molto molto lentamente la situazione sta migliorando e, anche se rimane ancora ben lontana da ciò che era un tempo, forse ci sono speranze di un futuro migliore.

Contestualmente al recupero degli ecosistemi, si sta gradualmente facendo largo nella coscienza cittadina l’idea di valorizzare i canali anche come risorsa storico-turistica, come già fatto con successo fin dagli anni ’60 in numerose città del Regno Unito e di altri paesi europei.

Nello studio del Piano Strutturale di Viareggio firmato nel 1998 dal professor Boggiano si ipotizzava anche di ripristinare la funzione di via di comunicazione dei canali, al fine di alleggerire il traffico urbano sempre più congestionato. Si raccomandava inoltre di salvaguardarne le sponde, con le loro case popolari storiche e le strutture rurali residue.

Anche lo studio del 2011 per il recupero dell’area ex Salov (non realizzato), nonostante l’abbondante cementificazione che proponeva, prevedeva comunque una “rigenerazione urbana” del canale Burlamacca e la creazione di un percorso turistico.

Ruggero Sargentini, Canale Burlamacca
Ruggero Sargentini, Canale Burlamacca

Una minicrociera dei canali e del lago viene effettuata dalla motonave Burlamacca, di proprietà del comune di Viareggio, sebbene il servizio abbia subito varie modifiche e interruzioni nel corso degli anni. Nei pressi di San Rocchino, lungo la via di Montramito, è inoltre possibile noleggiare da un circolo privato canoe e kayak per compiere escursioni in autonomia.

Queste attività sono oggi di nicchia e sconosciute alla maggior parte dei turisti, ma avrebbero certamente potenzialità di sviluppo. Infatti i canali cittadini offrirebbero itinerari di svariati chilometri, lungo paesaggi lacustri, rurali e urbani, e potrebbero offrire una valida attrattiva turistica, se adeguatamente valorizzati. Esistono infatti nei quartieri periferici della città, scorci pittoreschi, scenari perfetti per serate spensierate come i Navigli milanesi, che non aspettano altro che essere scoperti.

Le sponde della Fossa dell’Abate, ad esempio, potrebbero essere trasformate in una passeggiata verde che colleghi la Cittadella del Carnevale al mare.

Il tratto terminale del canale Burlamacca, quasi interamente dotato di banchine percorribili a piedi, potrebbe essere riqualificato in passeggiata pedonale che, innestandosi perpendicolarmente con i Viali a Mare, offra ai visitatori un itinerario tra i punti di maggior interesse storico e architettonico della Viareggio storica. È qui infatti che si concentrano architetture come le cosiddette Casette del Cinquecento, la Torre Matilde, l’edicola della Madonna del Rosario, il Magazzino del Sale, le antiche darsene, il Museo della Marineria, il Moletto Sanità, la Chiesetta dei Pescatori, l’antico faro e il molo.

Per quanto riguarda invece il tratto a monte del ponte della ferrovia del Burlamacca, la Farabola e la Gora, le loro sponde dovrebbero essere risistemate con l’apertura percorsi e giardini pubblici laddove possibile (a iniziare dal recupero del Parco della Vetraia), con la realizzazione di passerelle pedonali e la tutela delle antiche architetture esistenti. Oltre ai percorsi ciclopedonali, la fruizione di questi canali fino al lago dovrebbe essere proposta anche tramite navigazioni con motonave turistica e con barchini, magari sfruttando le vecchie darsenette del quartiere Varignano come punti d’imbarco.

Il Fosso Farabola nel 1921
Il Fosso Farabola nel 1921

A fine 2018 è stato annunciato lo spostamento del corso della Gora di Stiava, dalla posizione attuale a fianco della via di Montramito Vecchia all’area incolta tra questa strada e viale Tobino, con la creazione di un parco urbano. Il progetto è stato finanziato nel 2019. Questo intervento di sicurezza idrogeologica, insieme alla recente apertura del centro commerciale Burlamacca e al futuro recupero dell’area delle Porte Vinciane, potrebbe essere un primo passo verso un progetto complessivo e organico sulle vie d’acqua cittadine, come già avvenuto in altre località. La riscoperta delle antiche vie d’acqua di Viareggio, oltre che tutela della nostra memoria storica, potrebbe essere un formidabile volano di sviluppo cittadino.

E così, mentre riflettevo su tutte queste cose, il sole tramontava tingendo il Burlamacca di riflessi rossi e dorati. L’aria rinfrescava e io sentivo una gran tranquillità e un amore viscerale per questa città, sognando che un giorno possa rendersi finalmente conto d’esser bella, e sappia finalmente valorizzarsi come merita.

Reticolo idrografico di Viareggio nella banca dati della Regione Toscana
Reticolo idrografico di Viareggio nella banca dati della Regione Toscana
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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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