Esempio di street art a Viareggio

Dalla fine del XIX secolo fino alla Seconda Guerra Mondiale la nostra città è stata un punto di ritrovo di artisti di primissimo piano, attratti dalla sua atmosfera libera e rilassata. Per citarne solo alcuni dei tanti che la frequentarono in quel periodo: Viani, Levy e Nomellini per le arti grafiche, Shelley e Byron per quelle letterarie e Giacomo Puccini per la musica. Indicativo il fatto che nel 1924 Escher scelse proprio questa località per sposare sua moglie Jetta Umiker. Purtroppo però le cose cambiarono radicalmente nel Dopoguerra: mentre la vicina Pietrasanta si affermava sempre più come la “Piccola Atene” affollata di scultori alla moda, Viareggio scivolava pericolosamente nella provincialità.

Di conseguenza, col declino della scena artistica in generale, non poteva che scemare anche l’impegno nell’arte urbana e nelle installazioni pubbliche.

Tuttavia, nello scarso panorama contemporaneo c’è stato almeno un faro di creatività, che ha lasciato una ricca eredità di sculture e di pitture murali: Giovanni Lazzarini, in arte Menghino (1923-2003). Nato da famiglia marinara, dal 1953 al 1976 lavorò come carrista del Carnevale di Viareggio, realizzando capolavori memorabili. Per quanto riguarda le sue opere pubbliche, si annoverano sculture come Pescatore con Vele, posto nel 1988 all’ex Mercato Ittico, che oggi avrebbe bisogno di un intervento di restauro e valorizzazione, e Marinaio, installato nel 1992 nel loggiato della Camera del Lavoro. Ma sono le sue pitture murali quelle che senza dubbio influenzano maggiormente il paesaggio urbano di Viareggio: il grande murale della Camera del Lavoro e il Cristo dei Pescatori, considerato uno dei suoi maggiori capolavori.

Giovanni Lazzarini, Il Cristo dei Pescatori, 1976
Giovanni Lazzarini, Il Cristo dei Pescatori, 1976

La prima fu realizzata nel 1991 su un’opera preesistente degli anni ’70, per celebrare i novant’anni dell’edificio e rappresenta le varie cittadine versiliesi e le loro caratteristiche. La seconda risale invece al 1976 e fu realizzata sul muro esterno della Chiesina dei Pescatori, un luogo particolarmente caro ai viareggini. Fu il prete operaio don Sirio Politi a trasformare in luogo di culto l’edificio dell’antica Stazione Sanitaria Marittima e renderla il punto nevralgico della comunità di sacerdoti lavoratori, nel 1956.

La loro era una comunità di pastori in prima linea nelle lotte per i diritti dei lavoratori negli anni ’70. Inevitabile quindi che Lazzarini, le cui idee di estrema sinistra che gli valsero anche non pochi problemi nel corso della vita, ne fosse attratto. Lo stile dell’artista era quello di rappresentare la gente di mare, con le loro rudi espressioni plasmate dal sole e dall’acqua salata, con mani e piedi esageratamente grandi e nocche deformate dal duro lavoro.

Rimaneggiato in seguito da Riccardo Monari, l’ambiente marino, il tempo e le condizioni atmosferiche lo compromisero sempre più gravemente fino al punto che si temette potesse andare perso. Per fortuna, un tale scempio non fu permesso e il murale fu oggetto di un restauro totale che lo restituì alla cittadinanza nell’aprile 2019.

Una svolta, dal momento che negli ultimi anni il rapporto della città con l’arte pubblica era diventato altalenante, con momenti a dir poco conflittuali.

Infatti negli anni dal 2000 in poi, importanti slanci di novità per l’arte urbana si alternarono a periodi in cui l’atteggiamento di una parte della politica e della cittadinanza divenne in qualche modo ostile. Se da un lato non mancarono piccoli progetti, come il concorso Un fregio per la Versilia, che dal 2001 portò a installare numerosi pannelli in ceramica sulla diga foranea, e grandi installazioni, dall’altro vanno anche segnalati episodi poco edificanti.

A questi anni risalgono due tra i maggiori interventi di arte pubblica della città, divenuti indiscutibilmente icone viareggine, strafotografate dai turisti e amate dai cittadini al punto che, nonostante la loro giovane storia, non è più possibile immaginare di farne a meno. Mi riferisco alla scultura L’Attesa posizionata nel 2007 sull’evocativo Scoglio di Tito e realizzata da Gionata Francesconi a partire da una piccola scultura lignea intagliata nel 1947 del maestro Inaco Biancalana (1912-1991). La seconda installazione è il celeberrimo Maggio di Libero Maggini che dal 2009 sorprende i visitatori della diga foranea, mostrando un gruppo di bambini intenti a giocare, tuffarsi e persino fare pipì tra gli scogli bianchi.

L'Attesa, nell'iconica posizione sullo Scoglio di Tito
L’Attesa, nell’iconica posizione sullo Scoglio di Tito

Lo stesso autore firmò il Monumento a Matteo Valenti, operaio viareggino morto in un terribile infortunio sul lavoro, realizzato in terracotta e posizionato nel 2014 davanti al Museo della Marineria. L’opera dei vandali portò poi a sostituirlo con una versione in bronzo nel 2017.

Sempre nel 2017 è stata inaugurata un’altra scultura bronzea, ideata dall’architetto Gianni Merlini (1954-2015) e realizzata dallo stesso Maggini, destinata probabilmente a diventare anch’essa un’icona cittadina: La Baldoria. Posizionata nell’antica Piazza Viani nel cuore della Darsena, rappresenta un gruppo di ragazzini intenti a preparare appunto la baldoria, antica tradizione cittadina di accendere fuochi la notte tra il 7 e l’8 settembre come ringraziamento e devozione alla Vergine.

Per quanto riguarda invece le pagine buie per l’arte urbana viareggina, va segnalato che già nel 2009 un consigliere comunale aveva proposto la rimozione del Monumento alla Resistenza e alla Pace, realizzato nel 1998 dall’architetto Bruno Belluomini con le colonne dell’antico municipio distrutto dai bombardamenti ed arricchito nel 2003 da un mosaico di Jean Michel Folon. Le sue dichiarazioni scatenarono grandi polemiche e il monumento fortunatamente rimase al suo posto. Nel luglio 2010 fu rimossa dalla Terrazza della Repubblica la grande scultura Iterazione e modularità dell’architetto svizzero Pierre Trudinger (1923-2014), già danneggiata qualche settimana prima da vandali. Il monumento, che oggi si trova ancora sotto un cavalcavia in attesa che le dispute legali che lo riguardano siano chiariti. Era al suo posto dal 1999.

Nello stesso anno successe un fatto ancora più grave: la scultura Totem di Lidia Astone (1947-2005), posizionata dal 1997 al Belvedere Puccini di Torre del Lago, fu rimossa dal servizio di nettezza urbana e gettata tra i rifiuti. Recuperata dalle eredi dell’artista, fu adottata dal comune di Pietrasanta ed esposta dopo il restauro presso il Parco della Versiliana.

Nonostante questo, il 2010 rappresentò un anno di svolta per la scena culturale viareggina, dal momento che si verificò un evento la cui portata culturale non fu subito chiara a tutti: per la priva volta la città entrò in contatto con il mondo della street art. Quell’anno una collaborazione tra associazioni e comune portò in città il famoso street artist milanese Cristian Sonda che realizzò un live painting di tre giorni producendo un’opera di quasi 80 metri di larghezza, eseguita sul muro del Cavalcavia Barsacchi con la sua peculiare tecnica di pittura. Un vero tesoro, purtroppo nascosto in una posizione non molto accessibile, ma che vale la pena di andare a cercare. Rappresenta un bosco immaginario dove ogni personaggio evoca ed alimenta un legame, un sentimento che unisce, volente o nolente, l’essere umano agli alberi. Il lavoro di Sonda fu una vera rivoluzione per Viareggio, dove le pitture murali erano più o meno rimaste ferme ai capolavori Lazzarini.

Cristian Sonda all'opera a Viareggio, 2010
Cristian Sonda all’opera a Viareggio, 2010

Questa particolare forma d’arte, cominciò da subito a radicarsi in città e assumere una propria dimensione locale. Fin dal 2012 Streat Heart cominciò a riempire la città con i suoi cuoricini colorati e nel 2013 l’artista Clet Abraham fece visita a Viareggio modificando i cartelli stradali con i suoi famosi adesivi.

Sempre nel 2013, quando una collaborazione tra comune, commercianti e associazioni dette vita al progetto Panchinart. Venti panchine della Passeggiata furono decorate da artisti locali selezionati da una giuria. L’idea delle panchine ebbe un certo successo e diversi progetti seguirono negli anni, fino all’ultimo del 2019 in cui Viareggio Design Net donò 11 panchine realizzate dal designer Simone Micheli.

Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 graffiti realizzati nottetempo e subito rimossi catturano l’attenzione della popolazione, anche per il loro contenuto: prima Burlamacco impiccato alla diga foranea, firmato Rhd15Cwp e poi in versione clochard al Palazzo delle Muse, anonimo.

Rhd15Cwp, Burlamacco Impiccato, 2014
Rhd15Cwp, Burlamacco Impiccato, 2014
Graffito anonimo sul Palazzo delle Muse, 2015
Graffito anonimo sul Palazzo delle Muse, 2015

Nel 2016 Viareggio insieme ad altre città prese parte all’iniziativa Donazioni Illegali, azione di protesta in solidarietà allo street artist Blu che aveva cancellato le sue opere dai muri di Bologna per evitare che fossero utilizzate a scopo di lucro. Numerosi gli artisti coinvolti nei blitz in vari punti della città: Dead Yellow Bear raffigurò la testa di un orso con la tecnica dello stencil, RHD GWP e SAM SARA una Pollon sotto effetto di cocaina in Pineta, Lozzo firmò l’opera Internet 30 anni sotto le logge del Mercato, raffigurante una pecora con un telefono in mano. Gianlux usò la tempera liquida per il suo lavoro Spazio Tempo. Più ispirato a temi sociali fu l’intervento di S.B. che, in segno di protesta per la perdita di posti di lavoro a seguito alla chiusura delle piscine comunali, realizzò con lo stucco il Nuotatore 100 metri su asfalto. Il collettivo Dada Boom mise in piedi insieme a POZTER una vera e propria mostra illegale con diverse opere grafiche sempre presso il Mercato. Infine Daniele Emilio Cinquini appose provocatoriamente un quadro raffigurante il delitto Matteotti su uno stabile, proprio in via Matteotti, occupato da immigrati e da poco sgomberato.

Lozzo, Internet 30 anni dopo, Donazioni illegali, 2016
Lozzo, Internet 30 anni dopo, Donazioni illegali, 2016
Particolare di Maggio, gruppo scultoreo di Libero Maggini alla Diga Foranea
Particolare di Maggio, gruppo scultoreo di Libero Maggini alla Diga Foranea

La maggior parte di queste opere furono criticate da una parte della popolazione e rimosse dall’autorità, ma nel 2017 per la prima volta un’installazione abusiva, realizzata da Giovanni da Monreale fu accolta con favore e lasciata là dove l’autore l’aveva immaginata. Con un blitz mattutino l’artista installò in Piazza Piave la statua 15, rappresentante una ragazzina intenta a giocare con uno smartphone, che a tutt’oggi occupa la sua posizione.

Due anni dopo, nel 2019, Viareggio era ormai sempre più immersa nel mondo della street art e la cittadinanza sembrava aver ritrovato un nuovo interesse per l’arte in generale. A dimostrazione di questo, la grande sollevazione popolare quando si venne a sapere che la scultura Oceaniche (“Le Vele”, per i viareggini) di Giulio Turcato (1912-1995), temporaneamente rimossa dalla sua postazione in Piazza Puccini che occupava dal 1990, era stata depositata in un magazzino comunale. Il comune dovette affrettarsi a dare rassicurazioni alla stampa che la scultura sarebbe stata riposizionata poco dopo.

La street art in particolare sembrava aver assunto un ruolo guida in questa fase di rinascita culturale della nostra città. Quell’anno infatti due grandi progetti pubblici trasformarono il paesaggio urbano: il primo fu Pescatori di Porte, concorso internazionale per decorare i portoni dei magazzini dei pescatori al porto. Nella prima edizione furono dipinti sette su trentacinque, con l’obiettivo di completare il lavoro negli anni successivi.

La seconda fu ancor più importante, sia per la posizione che per l’impatto simbolico: il progetto Binario 10. A distanza di dieci anni dalla terribile strage del 29 giugno, 80 metri del muro di Via Ponchielli, dove un tempo si trovava appunto il binario 10 della stazione, fu dipinto da street artist alcuni dei quali di fama internazionale: Ialuna, Ache 77, Exit Enter, Marco Fine, Carlo Galli, Blub, Aleandro Roncarà, Miles, Libertà, Oblo, A m’l rum da te.

Via Ponchielli, il progetto Binario 10
Via Ponchielli, il progetto Binario 10

Il progetto si prefigge di realizzare ogni anno nuove opere fino al completamento del tristemente famoso muro. Questa iniziativa, per la sua dimensione, posizione e qualità, sta davvero trasformando il paesaggio di un quartiere divenuto, suo malgrado, cruciale nello sviluppo cittadino e sta suscitando curiosità in moltissime persone.

Forse potrebbe essere un passo importante per restituire alla nostra città quel posto nella scena culturale che la storia gli dette e che il tempo ha poi disperso.

Certamente la nostra piccola Viareggio è ancora lontana dal fermento culturale delle grandi città europee, ma è pur vero che in città sembra essere sbocciata una ritrovata sensibilità e sembra che una nuova generazione di artisti che non aspetti altro che la possibilità di esprimere la propria creatività ed originalità.

Se sapremo non sprecare questo slancio e saremo in grado di cogliere questa occasione, il sogno di una Viareggio capitale della street art, fremente di vita e di colore, potrebbe diventare realtà. E la rinata Via Ponchielli potrebbe essere la sua piccola Brick Lane.

Opera di Zed1 a Viareggio
Opera di Zed1 a Viareggio
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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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