Monica Campolo, una piemontese che vive in Versilia in pratica da sempre, è autrice di libri gialli e thriller nonché di racconti, l’ultimo dei quali pubblicato a luglio 2019 all’interno dell’antologia “Moon” a cura di Divier Nelli, raccolta dedicata interamente alla Luna.

Per lei, scrivere è hobby e fedele passione anche se come ci racconta, sempre più spesso ‘sogna’ di trasformarla in un vero e proprio lavoro. Monica scrive ovunque, in ogni luogo in cui le riesca ritagliarsi un’oasi di pace e riflessione. Scrive in preda a mille emozioni, scrive sempre e comunque, non appena ha una mezz’ora libera da impegni lavorativi e familiari. Scrive sin da quand’era ragazza e dice, “Non ho altri svaghi, solo la scrittura mi riempie il cuore, mi appaga e mi ricarica di energie.”

L’ultimo libro è pubblicato da Oakmond Publishing e si intitola “Amore d’inverno”. Come quasi tutte le precedenti fatiche letterarie è ambientato in Versilia, questa meravigliosa striscia di terra e di sabbia che si affaccia sul mar Tirreno, in provincia di Lucca.

L’idea di narrare questa precisa vicenda che lascia spazio a innumerevoli emozioni e riflessioni, le è venuta pensando all’esperienza di una sua cara collega di lavoro (Monica è impiegata alla Poste Italiane, n.d.r.) che purtroppo è mancata prematuramente qualche anno fa. Sono pagine scorrevoli che conquistano non solo per la suspense, non per l’intrigo e la narrazione dell’illegalità mista a una buona dose di violenza e crudezza d’animo, ovverosia le tipiche dinamiche dei romanzi di genere, piuttosto perché qua, in “Amore d’inverno”, vi si può respirare anche parecchia psicologia femminile, narrata da una penna abilissima che riesce a portare alla luce molte delle ombre e dei tormenti che spesso si celano dietro al modus-operandi della vittima da violenza domestica.

Le cose non sono mai come sembrano” – lo diceva la grande Agatha Christie e ce lo ricorda anche la nostra Monica, in questa piacevole chiacchierata-intervista avvenuta in un freddo pomeriggio invernale presso Villa Argentina a Viareggio.

Un accorto lettore capirà subito che Stefania, la figura centrale, vive dietro alla maschera perbenista della moglie perfetta e ‘geisha’ ed ha imparato egregiamente a rintanarsi dietro agli spigoli di un’esistenza che, agli occhi degli altri, appare idilliaca e fortunata come poche, mentre è solo una donna giovane e bella sul bilico di un invisibile minuscolo filo che la separa dal baratro esistenziale circostante. Quando alla fine, nella villetta accanto a quella dove abita col marito, arriverà l’uomo con il cane, ecco che viene il bello e la storia ingranerà una marcia in più.

Monica Campolo ci spiega di essere un’appassionata di psicologia e di tutto ciò che si annida nei meandri del nostro cervello e della nostra anima. Ecco il motivo del romanzo, detto in due parole. Perché dopo la morte per un brutto male della sua collega-ispiratrice, Monica si è spesso domandata quale sia la dinamica interiore del soggetto che vive una simile prigionia quotidiana, inconsciamente accettandola. Anche se tra queste pagine scorrevoli – e qui, aggiungo, sta la bravura dell’autrice – non si narra solo chi subisce in silenzio, piuttosto è presente anche un’analisi della problematica psicologica dell’aggressore. Chiunque può immaginare e riconoscere la debolezza in una vittima. Non è facile né scontato invece, descrivere il soggetto che promuove i ricatti morali o le violenze psicologiche, per non parlare di quelle fisiche. A suo modo, anche l’aggressore ha un’enorme mancanza a livello caratteriale, un’auto-stima piena di falle e che, al contrario di ciò che viene mostrato, lo induce a trasformare – più o meno inconsapevolmente – il timore di non essere amato in malattia.

Chiudo invitando alla lettura di “Amore d’inverno”, in particolar modo nel caso in cui vogliate riflettere su certe dinamiche della coppia (e della donna) pur volendo evitare l’approccio scontato al genere ‘romance’- sentimentale. C’è da dire che ormai anche i bambini piccoli conoscono l’importanza di un ottimo incipit, ovunque si trovano articoli che osannano le prime righe di un libro. Ma secondo me, pure le ultime righe di una storia, quelle immediatamente prima della parola ‘Fine’, hanno un immenso valore nonché la prerogativa di lasciare un’impronta indelebile nel tempo riguardo al nostro personale indice di gradimento nei confronti della vicenda, verosimilmente ad un sapore forte che rimane in bocca dopo l’assaggio… E qua, Monica, rispetto ad altri romanzi, si è davvero superata!

Buona lettura.

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Lida

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