Lucca a Londra

Sentite mai nostalgia per Lucca quando vi trovate a Londra?
Vi manca disperatamente nella nebbia nordica? Può succedere.

Solo l’assenza di una tazza di caffè decente o di una fetta di bucellato da intingere può produrre sogni e desideri. Lucca è davvero una seconda casa per me, Inglese e Londinese, e nell’eclettico mix architettonico di Londra ci sono elementi che mi fanno ricordare costantemente di questa più bella delle città italiane, disegnata da John Ruskin, scritta da Henry James e ammirata da tutti.

Anche quegli archi romanici ravvicinati in una fatiscente cappella anticonformista ottocentesca possono suscitare ricordi di San Michele in Foro. E questo prima ancora di aver bevuto una pinta di birra!

Uscendo dalla stazione dell’Underground di South Kensington questa improvvisa necessità di vedere un pezzo di Lucca, che amo immensamente, mi ha afferrato e mi sono diretto lungo quel sinistro, lungo tunnel che collega la stazione ai musei.

Un cartello a destra indicava che qui c’era un ingresso al V&A (Museo Victoria and Albert) e entrai in un galleria piena di alcuni esempi piuttosto interessanti di scultura britannica del 19° secolo.
Ma questo non era il mio obiettivo.

Uno squisito Della Robbia precisò che stavo finalmente entrando in una civiltà rinascimentale e, dando ampio spazio alle lunghe file della mostra “Bellezza Selvaggia”, entrai in una delle due cortili museali che, dopo anni di abbandono, sono stati meravigliosamente restaurati.

È qui che il povero viaggiatore di un altro secolo poteva contemplare le bellezze dell’arte italiana, dell’alto gotico tedesco, dei chiostri spagnoli, persino di luoghi come la cappella scozzese di Rosslyn, le porte del paradiso del battistero di Firenze, il pulpito del duomo di Pisa e il monumentale portico al San Petronio di Bologna senza nemmeno dover affrontare un viaggio in treno a vapore.

Sì, esisteva una specie di viaggio “virtuale” nel lontano 1850 e molti di questi calchi eseguiti con una varietà di metodi, inclusi gesso e galvanica, risalgono alla Grande Esposizione organizzata dal Principe Alberto, consorte della Regina Victoria, nel 1851 per mostrare i sudditi che non potevano permettersi il ‘grand tour’ dei ricchi le bellezze artistiche europee.

Se non avete indovinato a quale sacro luogo mi stavo dirigendo in questa parte incredibile di uno dei più grandi musei di belle arti del mondo, allora vi do un indizio. Aveva appena venticinque anni quando morì di parto lasciando un grande Signore di Lucca con il cuore spezzato, e ispirando uno scultore, il cui San Martino è vicino alla nostra casa qui a San Cassiano, a produrre un vero capolavoro descritto dal vate D’Annunzio.

“Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi.”

(D’Annunzio, Elettra)

Ecco Ilaria e il suo fedele carlino nella copia prodotta (sicuramente) da una delle ditte di figurinai dei Bagni di Lucca all’inizio del Novecento.

Il simulacro di Ilaria Del Carretto al V&A deve essere una delle più grandi esche londinesi per (ri)visitare Lucca. Mi chiedo quanti inglesi abbiano visto per la prima volta la scultura trascendente della morta Ilaria e il suo cagnolino mentre stavano vagando per il museo V&A e quanti poi si siano promessi di visitare la città dell’arborato cerchio.

(E qui si trova una fotografia della vera Ilaria nel duomo di Lucca)

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