Ogni luogo ha la propria storia e le proprie peculiarità, ma tutti quanti possono forse dirsi accomunati da un minimo comun denominatore: la canzone popolare. Un genere che nasce tra l’inchiostro e la carta ingiallita che odora di vecchi tempi, la canzone popolare è quanto di più evocativo esista relativamente ad un determinato popolo. Ne racconta gli usi, i costumi, gli aspetti tragici e quelli comici, trasportando quei territori e la loro storia in melodie che durano nel tempo. Musiche e testi che rimangono inalterati, ma che allo stesso tempo fungono da ispirazione per gli artisti che se ne innamorano e desiderano riprenderne le gesta. Tra i tanti luoghi di tradizione carnascialesca, anche Viareggio può vantare una lunga storia musicale, che attraverso un copioso repertorio di canzoni e canzonette racconta la vita e i ritmi, nonché le tradizioni della città rivierasca toscana nel corso del XX° secolo.

Viareggio in musica

La storia musicale viareggina affonda le proprie radici nei primi anni ’20, quando a mettere in musica le prime poesie dedicate alla città del carnevale furono maestri quali Egisto Malfatti e Lelio Maffei. Quest’ultimo fu autore della celebre canzone “Maschereide” (1921), dove il testo di apertura citava così:

Permesso, eccoci tutte quante
Dell’uomo siam le maschere
In veste stravagante,
di folleggiante umor

Un testo che in modo molto chiaro celebra il carnevale viareggino come una tradizione ormai consolidata e fortemente presente nella cultura locale. Sono le maschere a fare da padrone a questo evento, ricoprendo ogni anno un ruolo ben preciso, quello di trasformare momentaneamente l’uomo in qualcosa di diverso. La maschera diventa il mezzo per abbandonare sé stessi ed essere come la stessa canzone cita: “il volto sincero dell’umanità”. Sono le burle, il divertimento e in certi casi gli eccessi a diventare protagonisti di questi eventi, nei quali tutto è concesso solo per qualche ora. E se da una parte uno dei temi principali a tenere banco è proprio il libero divertimento, è a partire dagli anni successivi che comincerà a ricoprire un ruolo sempre più importante anche la tematica amorosa. Nel 1930 Umberto Boni scrive “Carnevale in primavera”, aprendo la stagione musicale viareggina del binomio Carnevale – rinascita. In questa fase, la primavera diventa la protagonista di molte canzoni, all’interno dei quali ne viene esaltato lo storico ruolo di simbolo della floridità, che con fiori e colori ed un clima sempre più sereno, favorisce il flusso dell’amore. Il carnevale si fa ancor più stravagante, portando alla luce le passioni più recondite dell’essere umano. Un messaggio molto chiaro nella celebre “Ballata a Viareggio” (1935), di Ermete Liberati, Michele Orselli e Mario Mariotti, che vede iniziare il testo proprio in questo modo:

Canta l’innamorato per la via
Mentre la bella ascolta dal verone
Tu mi farai morire di passione
Amore amore quando sarai mia

L’amore è nuovamente protagonista della scena, inteso come passionale, ma anche intrigante e ribelle, perché alla fine Carnevale è sinonimo di eccesso e trasgressione. Questo tema è centrale nella canzone popolare degli anni’ 30 e ’40, come si nota in “La viareggina” del 1939, di Maria Teresa Marchionni, che intona “Carneval sei tu, fior di gioventù. Sei la scintilla che accende i cuor, la fiamma che rapiva amore”. Si nota bene come il Carnevale sia l’esplosione della gioventù e delle nuove occasioni. È il momento per celebrare la rinascita di qualcosa di nuovo, dal clima, alla vita, il tutto sotto la nube del divertimento sempre e comunque concesso e lecito.

La rinascita postbellica

Come tutti i luoghi dello stivale, anche Viareggio risentì i duri colpi del secondo conflitto mondiale e di un’occupazione straniera vicina ai propri territori. Nonostante gli acciacchi di una guerra più lunga del previsto, in particolare provocati da un nemico asserragliato sulle vicine alpi apuane, la seconda metà degli anni ’40 fu all’insegna della rinascita, grazie all’ottenimento della tanto desiderata pace. Era finalmente giunto il momento di festeggiare, rendendo nuovamente il carnevale protagonista assoluto della scena viareggina. Ecco allora che Viareggio tornò a cantare le sue gioie e i suoi territori con una canzone che divenne un vero e proprio inno alla rinascita. “Con risorgi ancor più bella” (1946), di Gino Guidi, Viareggio è ufficialmente pronta a mettersi alle spalle le durezze della guerra e tornare a guardare a un futuro più prospero. Quale occasione migliore di utilizzare il Carnevale come mezzo per riunire le voci popolari in un unico canto di speranza? Come intona la canzone stessa: “Risorgi ancor più bella o viareggina, di gioia e amore il tempo si avvicina […], il Carnevale di Viareggio è il re del più giocondo buonumore”. Il tema è guardare avanti con ottimismo, nonostante la crisi economica imperversasse ancora in modo decisivo. È un testo simbolo della voglia generale di tornare a mettersi in gioco e di ricostruire vite dalle macerie lasciate da un lustro di distruzione.

Gli anni del boom e la canzone di Egisto

Lasciatisi gli anni peggiori alle spalle, per l’Italia si apriva una stagione di generale benessere. Un boom economico finanziato dai ricchi aiuti statunitensi e da una mentalità generalmente positiva, tesa ad investire nella libera impresa. Viareggio risentì di questo diffuso benessere, divenendo nel corso degli anni ’60 una vera e propria località turistica d’eccellenza. Una luogo che cominciava a sfruttare la sua posizione geografica e il favorevole affaccio sul mare per promuovere la nascita di infrastrutture volte all’accoglienza. Gli stabilimenti balneari aumentarono di numero e con loro anche alberghi. Sull’onda di questo entusiasmo Viareggio divenne la “Perla del Tirreno” tanto celebrata dalle canzoni.

Lungomare di Viareggio, in una cartolina degli anni ‘60

La vocazione turistica e le bellezze territoriali divennero più presenti all’interno dei testi realizzati, pur rimanendo il Carnevale sempre e comunque il protagonista assoluto di questi racconti. Tra glia anni ’60, ’70 e ’80 assumono un ruolo centrale i contesti peculiari cittadini, come la spiaggia, il viale a mare e il molo. Sono i luoghi dell’attrazione che rendono Viareggio nota in tutta Italia. Il vento, il sole e le onde, diventano invece i messaggeri naturalistici prediletti che riportano la felicità in città e che fanno respirare la prima aria primaverile dopo un lungo e freddo inverno.

È sempre più centrale la figura di Re carnevale, la maschera che con il suo sorriso e la voglia di divertimento abbraccia, metaforicamente, il popolo viareggino, invitandolo al divertimento. Questo è chiaro nella canzone del 1964 “Città rosa”, in cui il “carneval, qual messagger giocondo” riporta un sorriso in città o anche in “Re Carnevale”, del 1980, nella quale un personaggio un po’ paffuto e burlone per un mese arriva in città, riportando la felicità. Questi sono anche gli anni del celebre poeta, scrittore e cantante Egisto Malfatti, l’artista che più di tutti ebbe il merito di rendere la tradizione musicale viareggina nota fuori dai confini cittadini. Un artista poliedrico che più di atri seppe raccontare, come i viareggini amano dire oggi, la”Viareggio che fu”. Nei suoi testi, oltre al Carnevale, prendono vita tipici personaggi locali dal lato decisamente comico, che sono espressione di uno stile di vita indissolubilmente legato al mare e ai suoi ritmi. Nelle sue canzoni prendono vita tematiche come quelle dei bagnanti, i turisti provenienti dall’entroterra toscano, che per oltre due mesi affittavano case viareggine per godere della villeggiatura locale. Un fenomeno che si trasformava in benessere per chi veniva, ma che era per contro un sacrificio per coloro che prestavano questo servizio. Un’usanza che imponeva ai viareggini una totale riorganizzazione degli spazi domestici, costringendoli a ritirarsi in piccole aree della casa. Una vera e propria esperienza di vita che derivava da una necessità strettamente economica. In tutto questo Egisto seppe trovare il lato comico, mettendolo in poesia e successivamente in musica. Una tipicità locale sulla quale i viareggini giunsero persino a ridere.

Egisto Malfatti (poeta, scrittore e registra teatrale viareggino)

Tra le altre tematiche sociali, sempre descritte con toni leggeri e tragicomici, la prostituzione, protagonista della celebre canzone “Le donnine dei tigli” e quella dei soprannomi, velleità tipica locale, che trovò spazio nel testo “Nomi e nomicchiori”. Con queste anche un immancabile ricordo della Viareggio passata attraverso il testo “Passeggiata Margherita”, nella quale Malfatti, oltre a descrivere le bellezze architettoniche del viale a mare, ricche di colori e sfumature liberty e portavoce di una ricca borghesia locale ormai quasi del tutto sparita, si lancia in ricordi personali che richiamano una fanciullezza legata a quei luoghi. Con Egisto Malfatti la tradizione carnevalesca si intensifica, trovando nuova linfa vitale e aprendo le proprie porte anche al genere teatrale della canzonetta, che a partire da quei decenni popolò i teatri locali.

La canzone viareggina oggi

Nel corso degli ultimi anni la canzone viareggina è sempre rimasta sulla cresta dell’onda, spinta dalla voglia di giovani esordienti locali di raccontare il proprio territorio. A tenere particolarmente banco è il tema del divertimento, inevitabilmente interpretato secondo i ritmi odierni. La musica ha visto il progressivo abbandono dei dolci ritmi melodici dei decenni passati, per abbracciare sfumature decisamente più elettroniche, che trovano spunto nella musica dance. All’interno di questo scenario, però, l’amore, il divertimento e la spensieratezza non hanno mai ceduto il passo, perché questi continuano ad essere la spina dorsale della tradizione viareggina. Chi scrive oggi non può fare a meno di dimenticare il grande valore creativo dei giganti passati. Malfatti, Maffei e Boni rimangono i riferimenti assoluti di quella tradizione forse inimitabile, ma proprio grazie a loro i giovani viareggini di oggi trovano la forza per continuare a raccontare il gusto di vivere il carnevale a Viareggio. Tra i maggiori interpreti della canzone carnevalesca locale troviamo Adriano Barghetti, che con il “cha cha cha dei coltellacci” ha creato un vero e proprio tormentone, tutt’oggi tra i più ascoltati ed apprezzati e Gianluca Domenici, che in un certo modo ha ripreso lo stile di Malfatti nel ricercare quelli aspetti comportamentali tipici dei viareggini, da mettere poi in musica. Tra i suoi pezzi più cantati ricordiamo “Delafia”, tipica espressione viareggina e “Il mambo del lucchese”, che con grande musicalità ironizza sul rapporto campanilistico tra viareggini e lucchesi, enumerando le stranezze reciproche.

Insomma che dire, di canzoni ce ne sono molte e tante altre ne verranno create. Per chi fosse già un amante o per chi si avvicinasse soltanto adesso a questo argomento, consiglio di andare su Youtube, dove è possibile ascoltare molti di questi brani, gentilmente caricati da tanti utenti locali che vogliono condividere con i più la loro passione per la musica viareggina.

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Francesco Santeramo

Francesco Santeramo

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