Molte storie dell’orrore e del mistero cominciano così e anche Snoopy, nelle celeberrime strisce in cui il bracchetto è protagonista, spesso inizia così i suoi racconti che raramente termina…

Ma torniamo a quella notte buia e tempestosa del giugno 1816 in cui un gruppo di giovani resta bloccato in una Villa a Cologny, un sobborgo di Ginevra.

La villa era stata presa in affitto per qualche mese da Lord George Byron che, in compagnia del suo medico personale John Polidori, desiderava allontanarsi da complicate situazioni in patria. Nei dintorni, presso la Maison Chappuis, soggiornavano Percy Bysse Shelley, Mary Wollenstonecraft e la sua sorellastra Claire Clairmont che avevano passato la giornata in compagnia di Byron e Polidori ed erano impossibilitati a tornare a casa poiché la forte pioggia non cessava e non cesserà per giorni. Così come non cesserà l’inverno, quell’anno, originando la definizione di ‘anno senza estate’, ma soprattutto una drammatica carestia, malattie e morti. L’intero mondo fu colpito da questo fenomeno terribile a partire dal 5 aprile del 1815 quando il vulcano Tambora in Indonesia esplose letteralmente generando una colonna eruttiva di 40 km e diffondendo nell’atmosfera una tale quantità di ceneri che per mesi restarono sospese nell’atmosfera alterando il clima globale fino alla fine del 1816.

I giovani si ritrovarono ad attendere per giorni un miglioramento del clima e nel frattempo, radunati attorno al camino della grande villa, leggevano storie di orrore e mistero e discutevano dei recenti esperimenti di Galvani sull’elettricità, finché Lord Byron propose una sfida: scrivere un racconto dell’orrore!

Ed in questa atmosfera, in questo vortice di emozioni e talenti, nacquero capolavori come ‘il Vampiro’ di Polidori e il ‘Frankenstein’ di Mary Wollenstoncraft.

La villa in cui i giovani diedero vita a queste opere era di proprietà della famiglia Diodati ed ancora oggi ne porta il nome: Villa Diodati.

Gran parte della famiglia Diodati, infatti, lasciò Lucca nel 1567, all’apice della propria fortuna, per rifugiarsi a Ginevra sfuggendo così alle accuse di eresia, dato che avevano aderito al Calvinismo.

Una fortuna che aveva origini nel XIV secolo cioè da quando Alessandro di Arrigo Diodati, originario di Coreglia, fu autorizzato ad esercitare la professione di medico a Lucca. Tra Quattrocento e Cinquecento vari matrimoni con le più importanti famiglie lucchesi permettono l’ascesa sociale e politica della famiglia e la prima carica politica di rilievo arrivò nel 1467 con Antonio come Gonfaloniere.

La posizione della famiglia si accrebbe anche dal punto di vista economico con intense attività commerciali di seta e panni a Lucca e nel nord Europa e con la presenza in società mercantili con altre famiglie lucchesi.

Parimenti crebbe il patrimonio immobiliare della famiglia con l’acquisto nel XVI secolo di un grande edificio dei primi del 1400 in zona San Pancrazio, che venne ristrutturato con forme rinascimentali.

La villa fu poi acquistata dalla famiglia Orsetti, poi dalla famiglia Cittadella e infine nel 1868 parco e villa furono comprati dal banchiere Rodolfo Schwartze per la moglie Carolina Grabau.

Attualmente Villa Grabau è ancora di proprietà della famiglia che permette la visita del grande parco (biglietto a pagamento).

Il parco è oggi diviso in varie aree e ha poco da invidiare ad un Giardino Botanico, sia per la quantità che per la varietà delle specie ospitate frutto negli anni di oculati acquisti e scambi con l’Orto Botanico di Lucca.

Il giardino all’inglese occupa una vasta parte del parco ed è frutto del gusto romantico della prima metà del 1900 per la natura libera, non costretta dalle simmetrie o dall’arte topiaria ed anche della minor manutenzione necessaria.

Nel corso dei secoli, molti giardini all’italiana avevano ricevuto scarse cure sia per la senescenza degli impianti di irrigazione, sia per il costo dei giardinieri stessi e quindi vennero sostituiti da quelli all’inglese. Ma il Parco di Villa Grabau ospita anche un giardino all’italiana in cui si trovano un delizioso laghetto con ninfee e grandi e bellissimi vasi in cui dimorano e fruttificano alberelli di limoni e alcuni di questi vasi portano anche il monogramma ‘EC’ ovvero Enrico Cittadella, uno dei precedenti proprietari.

Da visitare è la grande limonaia in cui si trova una piccola fontana e una centenaria pianta di ficus rampicante che ha colonizzato la parte superiore interna dell’edificio creando un effetto magico.

Non poteva mancare, nella revisione ottocentesca, la costruzione di un teatro di verzura, ovvero un ampio spazio aperto e configurato come un teatro, con quinte, palco e addirittura buca per il suggeritore, in cui ospiti e padroni di casa potevano assistere a spettacoli d’arte varia.

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Antonella Marcucci

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