Il Grand Hotel Royal, Il re dei viali a mare

Per gran parte della mia infanzia e adolescenza, ho vissuto in un piccolo condominio tra via Puccini e via Pascoli, al secondo e ultimo piano. Era una di quelle case sorte nel dopoguerra, umili ma dignitose, con il corridoio centrale, i soffitti alti, i terrazzini e il riscaldamento a stufa.

Ho tanti bei ricordi di quel luogo e di quegli anni, quando tutto era, per molti aspetti, molto più facile.

C’erano molte finestre di cui due erano sulla facciata, in direzione del mare. Da lì si vedeva il verde mare della Pineta e, in lontananza, le torrette dell’Hotel Royal.

A quei tempi, andavamo al mare al bagno Alice, che si trovava proprio davanti al grandioso albergo. Ci bastava attraversare la Pineta, in bici o a piedi, ed in pochi minuti eravamo arrivati.

Inoltre, quando andavamo al Carnevale, ci posizionavamo proprio lì davanti per veder passare i maestosi carri.

Si può quindi dire che il Royal, con la sua maestosa ed elegante architettura, sia stato una presenza fissa nella mia infanzia e ricorre nella scenografia di molti dei miei ricordi più belli.

L’edificio è tra i più iconici e caratteristici di Viareggio, ed è raffigurato anche nel mosaico dell’abside di San Paolino.

Fu ultimato nel 1903 come residenza privata della ricca famiglia Nelli, e inizialmente aveva solo due piani. Questa famiglia, la cui importanza si evince dalla grande tomba di famiglia presente al cimitero comunale, tra la fine dell’Ottocento e gli anni ’20 dette a Viareggio due sindaci, un presidente della Croce Verde e uno della Fondazione Carnevale.

Nel 1910 venne trasformato in albergo, con il nome di Hotel Palagio, riscuotendo un buon successo e attirando celebrità. Come pubblicizzato all’epoca, l’albergo era dotato di ogni confort: bagni, telefono intercomunale, luce elettrica, calorifero e garage. Inoltre, offriva il servizio Omnibus, cioè una carrozza che lo collegava alla stazione ferroviaria, consentendo agli ospiti di arrivare direttamente e comodamente al proprio alloggio.

Nel 1911, ad esempio, vi soggiornò Augusto Aubry, ammiraglio della Regia Marina e, come riportato dalla Gazzetta Ufficiale del Regno D’Italia, il 9 gennaio 1915 anche Sua Eccellenza Antonio Salandra, presidente del Consiglio.

Erano quelli gli anni rampanti della Viareggio turistica e balneare, nei quali la città era nota in tutto il mondo.

Tra il 1925 ed il 1926 venne completamente ristrutturato, su progetto di Alfredo Belluomini e assunse il nome di Grand Hotel Royal. L’edificio fu rivisto secondo i canoni estetici del liberty, alzato di ben tre piani e munito delle iconiche torrette. Il celebre ceramista Galileo Chini si occupò delle decorazioni.

Furono realizzati ampi spazi comuni, finemente decorati: un ingresso arioso, un salone da ballo, la sale di lettura, bar e fumoir.

Era munito di una veranda da 600 mq e di un fresco giardino da circa 10.000 mq, con statue, fontane e giochi di luce, per creare un’atmosfera suggestiva. C’era anche una serra per la produzione dei fiori, che venivano usati per le decorazioni dell’albergo.

Proprio davanti all’ingresso c’era una comoda fermata del tram.

In quegli anni era considerato uno degli alberghi più belli e confortevoli al mondo e la sua vita mondana divenne leggendaria. Venivano infatti organizzati veglioni a tema, nel corso dei quali le signore indossavano abiti rossi e dorati, che erano i colori dell’hotel. Tra gli ospiti della struttura si annoveravano Benito Mussolini, intellettuali come Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello, e regnanti di vari paesi europei. Ad esempio, nel 1938, durante una sosta della loro crociera nel Mediterraneo, vi soggiornarono il principe di Galles, Edoardo VII e la sua amante Wallis Simpsons, che si intrattennero anche per un tè con il principe Adalberto di Savoia-Genova.

Il Royal non subì grossi danni dalla guerra e, dagli anni ’50 in poi fu ripetutamente restaurato e rimodernato, mantenendone fortunatamente la struttura, cosa che purtroppo in molti altri casi non avvenne in quegli anni di boom economico e di sacco edilizio.

Nel 1959 il ceramista viareggino Beppe Domenici fu incaricato dal comune di costruire una fontana monumentale sulla Passeggiata, proprio davanti all’ingresso principale del Royal. Realizzò le Quattro Stagioni che, nel 2012, è stata dichiarata monumento nazionale. Purtroppo, nonostante i molti restauri, versa sempre in precarie condizioni, che poco si addicono al suo status monumentale e alla sua posizione, che richiederebbero miglior cura e manutenzione.

In quegli anni proseguì il successo dell’hotel che ospitò per alcuni anni anche il Premio Viareggio. Proprio per questo motivo, nel 1967 Pablo Neruda, omaggiato di un premio speciale, soggiornò qui. È stata recentemente ritrovata una poesia con dedica che lasciò al Commendator Francesco Bertazzoni, proprietario dell’epoca.

Altri ospiti celebri sono stati Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Walter Chiari, Gina Lollobrigida, Silva Koscina, Franco Interlenghi, Lelio Luttazzi e lo sceicco del Qatar che affittava l’intera struttura per lui e il suo seguito.

Fu anche sede, negli anni ’90, dell’estrazione della Lotteria del Carnevale. Oggi dieci camere sono state rinnovate con arredi originali d’epoca.

Quando passo davanti al Grand Hotel, alla sua imponente facciata con le caratteristiche torrette, penso alla sua eleganza senza tempo e a tutti quei gentiluomini e dame che hanno trascorso qui giorni felici e spensierati.

E penso anche ai miei, di giorni spensierati. Ai ricordi preziosi di quando ero piccolo, con il Royal spesso sullo sfondo.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com

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