Nonostante le giornate ad aprile fossero ormai lunghe e profumate di primavera, Martina e suo padre, dovendo affrontare una bella camminata per tornare a casa, lasciarono Lucca dopo aver mangiato qualcosa insieme, piacevolmente coccolati dal sole e dal brusio della gente del mercato. Da casa si erano portati una bella focaccia che la madre aveva preparato, qualche verdura cotta e un po’ di frutta fresca e il padre aveva comprato un boccale di birra e le aveva concesso un sorso stremato dalle sue lagne (“ormai sono grande! Ormai sono grande!”).

Il padre di Martina era un bell’uomo di corporatura robusta, abituato al sole, a camminare e alla fatica quotidiana dei campi e dell’allevamento. Era riuscito a comprare una piccola fattoria con qualche ettaro di terra ed alcuni animali grazie alla sua naturale capacità nell’imparare a leggere, a scrivere e a far di conto. Tale abilità gli era servita a salvare in più occasioni il fattore presso cui lavorava, da ladri e truffatori e l’uomo gli era stato riconoscente, affrancandolo e dandogli piccoli premi in denaro che Marrico (così si chiamava il padre di Martina e il nome tradiva la presunta origine pisana) prudentemente aveva risparmiato fino ad essere indipendente. Marrico precedeva Martina di qualche passo e ripensava con soddisfazione alla giornata passata al mercato: aveva venduto tutti i tessuti e aveva preso ordini per il mese successivo e, se non avessero fatto tardi, avrebbe potuto dare un’occhiata alla giumenta che era vicina al parto e poi avrebbe preso in giro il più piccolo sei suoi figli con qualche indovinello e… ma come mai Martina era così silenziosa? Sentiva i passi della ragazza dietro di sé: ogni tanto un saltello, ogni tanto un calcio ad un sasso… ma era impossibile che Martina tacesse per più di qualche minuto! Aveva sempre un’osservazione da fare, un pensiero da condividere, una filastrocca da raccontare.. perché mai era così taciturna? Pensò, voltandosi a controllare che stesse bene… “non sono tacciurna” sbottò Martina con una smorfia “non credo di esserlo.. ma cosa vuol dire?” chiese al padre. Marrico inciampò rischiando di cadere, ma si riprese senza che Martina, che si arrovellava sul significato di quella parola nuova, se ne accorgesse.
“Taciturna, non ‘tacciurna’. Si dice di una persona che non parla molto e mi chiedevo perché tu fossi così silenziosa, ma non mi sono reso conto di aver pensato a voce alta…” In effetti Marrico non aveva aperto bocca, al contrario di Martina che aveva realizzato in un istante che per qualche strano fenomeno, per qualche sconosciuta magia, aveva ‘sentito’ il pensiero che il padre le aveva rivolto ed era rimasta a bocca aperta sgranando gli occhi!

Al centro della stanza, il tavolo ricoperto di libri e pergamene era illuminato dalla luce che entrava dalla finestra spalancata insieme ai profumi e ai suoni del mercato. Celebrian girava attorno al tavolo afferrando ora un libro, ora una pergamena.. poi d’un tratto sembrò aver trovato in alcuni fogli ingialliti ciò che stava cercando.. li scosse e li guardò sollevandoli quindi si sedette su una vecchia sedia di legno e cominciò a leggere attentamente.
Terminata la lettura, Celebrian si alzò pensierosa e andò a cercare una sacca che aveva appoggiato su una panca vicino alla porta della stanza. Ne estrasse con delicatezza un prisma fatto di un materiale trasparente come vetro che, quando la luce lo colpì, emise bagliori gelidi e azzurrini come gli occhi della donna. La luce proveniente dal prisma scivolò sul viso di Celebrian mentre lei lo ruotava tra le dita come a cercare qualcosa al suo interno.. poi le accarezzò i capelli che si illuminarono di un freddo argento quindi si spense quando Celebrian avvolse il prisma tra le mani. Aveva visto ciò che aveva sperato di vedere: tutto era andato bene, tutto sarebbe andato bene. Aveva scelto la persona giusta.

Molti secoli prima, il grande drago azzurro aveva finalmente trovato un luogo sicuro dove nascondersi fino a quando non avesse ripreso completamente le forze e il controllo del proprio spirito straziato. L’istinto e la sua possenza lo avevano salvato dall’annientamento: ora il suo unico pensiero era continuare a proteggere la sua progenie a qualunque costo e non avrebbe esitato a distruggere chiunque l’avesse minacciata. Non appena fosse stato meglio, avrebbe recuperato le uova e le avrebbe portate in un luogo sicuro e avrebbe atteso la schiusa e i draghi avrebbero ripopolato quel mondo senza pace e.. e.. e.. cadde in un sonno stremato.

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Antonella Marcucci

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