Anticamente il carnevale veniva festeggiato in ogni città e in ogni paese, ma oggi la tradizione è andata sparendo nella maggior parte delle località, forse perché si è progressivamente perso il suo senso originario, o forse perché la società odierna non ne sente più il bisogno, vivendo costantemente negli eccessi. Al contempo questa antica festa, non più universale, ha trovato nuovo vigore nelle città che hanno saputo mantenerla e nutrirla. Viareggio è sicuramente tra queste, e il suo carnevale è considerato oggi il più importante d’Italia.
Forse è proprio perché ho avuto la grande fortuna di nascere e crescere in questa città, se mi è così facile apprezzare questa festa e i suoi significati profondi.

Il Carnevale rappresenta infatti un mondo “al rovescio” in cui l’eccesso diventa normalità, lo scherzo una cosa seria e l’autorità qualcosa sui cui ridere sopra. Un’utopia anarchica che ha in sé il seme dell’uguaglianza e della libertà. È una cosa effimera e temporanea, per sua stessa natura, e questo non ne indebolisce, ma anzi ne rafforza, il potere evento eccezionale. Questi concetti sono espressi magistralmente nelle storiche canzoni del carnevale viareggino.
Subito dopo cede il passo al periodo della Quaresima, che invece suggerisce all’uomo l’esperienza della rinuncia e del “deserto” come metodo di avvicinamento a Dio.

Prima lo sfogo del desiderio di un mondo terreno più equo e leggero, e poi la riflessione sul mondo che verrà dopo, al quale saremo prima o poi tutti destinati. Un’apparente antitesi che non lo è affatto, ma che richiede che ogni cosa abbia i suoi tempi, come le stagioni.
A Viareggio il carnevale non è più solo una festa di popolo, nonostante sia innegabile un’altissima partecipazione e affezione della cittadinanza, ma è anche una vera e propria industria, che muove milioni di euro per realizzare e far sfilare i maestosi carri allegorici in cartapesta, che sono i più grandi d’Italia e tra i più grandi al mondo. Ogni anno, centinaia di migliaia di persone giungono in città per divertirsi e ammirare lo spettacolo di queste costruzioni giganti.

Tutto ebbe inizio il Martedì Grasso del 1873, giorno in cui ci fu una sfilata di carrozze addobbate in Via Regia, per festeggiare il carnevale. La tradizione vuole che l’idea nacque ai tavoli del Caffè del Casinò, da giovani di buona famiglia.
L’iniziativa ebbe successo e fu ripetuta ogni anno. Nel 1883 furono introdotti i carri trionfali, veri e propri monumenti effimeri, realizzati in legno, gesso e juta. Fu solo all’inizio del XX secolo che comparve la cartapesta elaborata, successivamente, con la tecnica della “carta a calco”, inventata proprio dal viareggino Antonio D’Arliano nel 1925.

Con la crescita dell’evento e, soprattutto, delle dimensioni e complessità carri allegorici, si rese sempre più necessario avere dei luoghi adatti dove poter lavorare. Ogni industria ha bisogno delle sue fabbriche e delle sue maestranze e il Carnevale di Viareggio non fa eccezione.
Dov’è quindi il luogo dove nascono i sogni? Dove vengono abilmente costruiti e perfezionati con un paziente lavoro di mesi?

Oggi quel luogo è la Cittadella del Carnevale, splendida struttura moderna la cui visita non può non emozionare, ma che rappresenta il punto di arrivo di una storia molto più lunga.
Fino al Dopoguerra, non esisteva un unico luogo deputato alla costruzione dei carri, che venivano realizzati in varie parti della città: sotto le logge del mercato, nel teatro Politeama, negli spazi tra le case.

Il 25 febbraio 1949 fu acquisito un terreno in via Cairoli, sul quale edificare quattro baracconi di legno. A quel tempo il Comitato Carnevale non aveva personalità giuridica, perciò l’acquisto fu formalizzato dal suo presidente, Alberto Sargentini.
I Baracconi erano alti una decina di metri e occupavano un’area di circa 2.000 metri quadri, tra via Cairoli e via Macchiavelli. Sono gli anni dei costruttori leggendari, che hanno reso Viareggio famosa nel mondo: Antonio D’Arliano, Silvano Avanzini, Sergio Baroni, solo per citarne alcuni fra i più noti.

Accanto a questi baracconi, ce ne erano altri più piccoli, dove venivano realizzate le mascherate, da giovani promesse quali Arnaldo Galli e Giovanni Lazzarini (detto Menghino), e infine altri ancora lungi via Burlamacchi (già Via di Scorrimento).
Era una sistemazione umile, ma funzionale e dignitosa, che rimase fino alla notte del 29 giugno 1960, quando un vasto incendio la distrusse completamente.

Il popolo di Viareggio non si perse d’animo e trasformò la crisi in una nuova opportunità: in meno di un anno furono costruiti otto nuovi capannoni posti all’inizio di via Marco Polo, lato monte.
Inaugurati il 2 gennaio 1961, erano divisi in due gruppi da quattro, ai due lati della strada e ognuno era dedicato a due carri: uno di prima e uno di seconda categoria. Negli anni seguenti furono realizzati anche i magazzini per conservare i materiali necessari all’organizzazione: tribune, cancellate, eccetera.

Nel 1977, per la prima volta, il Comune ipotizzò la costruzione di una “cittadella” del carnevale la quale, oltre agli hangar, comprendesse altre strutture per renderla fruibile tutto l’anno, come ad esempio un museo.
Nel 1987 i carri di prima categoria furono portati a nove, così si dovette dedicare un hangar alla realizzazione di due carri di prima categoria, con un certo disagio. Nello stesso anno fu istituita la Fondazione Carnevale, ente di diritto privato che gestisce la manifestazione.

Nel 1989 vennero acquistati i terreni sulla quale sarebbe sorta la Cittadella del Carnevale, in via santa Maria Goretti.
Nell’estate del 1992 agli hangar di via Marco Polo fu realizzato il “Villaggio del Carnevale”, che proponeva spettacoli a tema per incuriosire turisti e locali.

Dieci anni dopo l’acquisto del terreno, nel 1999, finalmente, iniziò la costruzione dell’opera, che durò fino al 2001. Il 26 settembre i carristi si trasferirono nei nuovi spazi.
Dopo pochi mesi, iniziò la demolizione dei vecchi hangar che, tuttavia, si concluse solo nel 2003. In questa finestra temporale uno degli hangar fu utilizzato dall’associazione dei Burlamatti.

Ricordo bene i capannoni del Marco Polo e il disordine creativo che li circondava. Non erano belli, ma avevano un che di poetico, che profumava di lavoro e creatività.
Il 15 dicembre 2001 la nuovissima Cittadella del Carnevale fu ufficialmente inaugurata e aperta al pubblico

Il progetto, dell’ingegner Francesco Tomassi, prevedeva 16 hangar disposti a formare una piazza ellittica, intitolata a Burlamacco. Ognuno di essi è alto 15 metri, largo 18 m e profondo 28 m, e comprende dei locali di servizio. È inoltre dotato di carro ponte da una tonnellata e impiantistica di tipo industriale. Oltre agli hangar sono presenti altri locali che ospitano il Museo del Carnevale, l’archivio storico, gli uffici della Fondazione Carnevale e un bar-ristorante.
Dal 2017, nell’hangar numero 16, è stato realizzato uno spazio espositivo, chiamato “Espace Gilbert”, in onore al costruttore Gilbert Lebigre, cui sono esposte parti dei carri degli anni precedenti. Ogni anno, pertanto, la mostra cambia.

Nel 2019 fu progettata la copertura dell’intera piazza centrale, in modo da poterla usare per spettacoli anche in caso di condizioni meteo avverse, ma finora è rimasta solo un’idea.
Nel 2020 sono stati realizzati sedici murales sugli altrettanti portoni degli hangar, raffiguranti dettagli di vecchi manifesti del carnevale, a cura dell’architetto Paolo Riani.

Lo stesso che, nel 2025, ha presentato il progetto del grande Parco del Carnevale, che dovrebbe sorgere nei prossimi anni su un vasto terreno intorno alla Cittadella che comprenderà aree verdi, spazi per spettacoli, piste ciclabili, nuovi laboratori e parcheggi. Dovrebbe essere realizzato anche un piccolo parco fluviale sulle sponde della Fossa dell’Abate.
Se vi capita di venire a Viareggio, dedicate un momento a visitare la Cittadella, attraversate la sua enorme piazza per rendervi conto della maestosità di questa struttura, che non ha eguali in Italia, affacciatevi ai capannoni dove lavorano i Maestri della Cartapesta, immergetevi nel museo e infine, gustate qualcosa al bar-ristorante.

Chiudete gli occhi un attimo e assaporate l’atmosfera di questo luogo magico. È qui che nascono i sogni.
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