I santi di Viareggio

Viareggio è famosa per la sua indole anarchica e ribelle, specialmente nel passato, e questo suo tratto è stato ampiamente e abilmente raccontato da numerosi autori.

Invece, un aspetto altrettanto vero e importante, ma che forse è meno noto ai più, sebbene documentato da autori del calibro di Lorenzo Viani, è la profonda spiritualità e religiosità di questa città.

A ben pensarci, le due cose non sono affatto in contraddizione perché il Vangelo, se vissuto con autentico animo cristiano, è sicuramente un fatto rivoluzionario.

Il bene ha sempre fatto meno notizia del male ma, chi vuol vedere, può scorgere i numerosi frutti che questi rivoluzionari dell’amore portano ogni giorno, nelle associazioni, nelle parrocchie o semplicemente nella vita quotidiana. Sicuramente ognuno di noi, nel proprio piccolo, ne conosce o ne ha conosciuto qualcuno.

Alcuni vivono esistenze così straordinariamente al di sopra del comune grigiore del mondo, da restare impressi nella memoria collettiva.

Viareggio non ha la lunga storia di cui possono gloriarsi altre città vicine, né dimensioni da capoluogo ma, nonostante ciò, anch’essa si può fregiare di aver ospitato esempi illustri di fede, la cui fama è andata ben oltre i confini comunali e che hanno lasciato eredità profonde alla nostra comunità.

Sant’Antonio Maria Pucci

San Antonio Maria Pucci, al secolo Eustachio Pucci, detto Curatino, è stato il primo santo “di Viareggio”, oltre al primo parroco religioso, ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa cattolica.

Il 12 giugno 1952 Pio XII lo proclamò beato, definendolo “un modello per tutti i parroci “. Quasi dieci anni dopo, il 9 dicembre 1962, fu canonizzato da Giovanni XXIII.

In realtà non era originario di Viareggio, essendo nato da una famiglia contadina a Poggiole di Vernio in provincia di Firenze, il 16 aprile 1819.

A 18 anni, nel 1837, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria, presso il convento della SS. Annunziata a Firenze. Per cinque anni studiò nel monastero di Monte Senario e nel 1843, fu ordinato sacerdote e fece professione solenne adottando il nome di Antonio Maria. Nel 1844, fu inviato a Viareggio, nella parrocchia di Sant’Andrea, da poco creata e affidata appunto ai Serviti.

Ci rimase per ben 48 anni, fino alla morte, ricoprendo vari ruoli: nel 1847, a soli 28 anni fu nominato esaminatore prosinodale e responsabile della parrocchia, nel 1859 divenne Priore della comunità, nel 1883 Priore Provinciale per la Toscana, infine Definitore generale, Priore del convento di Viareggio e Superiore della Provincia Toscana dei Servi di Maria. Nonostante questa “carriera” rimase sempre un umile servitore della sua comunità, sia spiritualmente, con lunghe ore dedicate alle confessioni e all’assistenza spirituale, specialmente in Quaresima, sia materialmente.

Per questo, fu molto amato e seguito dai suoi parrocchiani, e non solo, ai quali si dedicò con spirito di assistenza. “Non date il pane senza la fede e non date la fede senza il pane”, era uno dei suoi motti.

Si trovò ad affrontare situazioni difficili, segnate da povertà, disagio e criminalità. Lo storico Claudio Lonigro riporta che “la consultazione del fondo della Regia Delegazione di Pubblica Sicurezza di Viareggio (che va dal 1865 al 1891) ci mostra una situazione di sicuro non idilliaca, rispetto a quanto riportava la stampa locale dell’epoca. Numerosi erano i furti, le rapine e non mancavano gli omicidi. Spesso si trovano casi di violenze su donne e minori, ma anche su anziani che divenivano un peso per la famiglia”. Una notte lui stesso fu aggredito e preso a bastonate.

Creò diverse associazioni finalizzate ai diversi bisogni della comunità, tra le quali la Compagnia di San Luigi e la Congregazione della Dottrina Cristiana, per la gioventù, la Congregazione delle Madri Cristiane, per le donne, e riorganizzò l’Alma Compagnia di Maria Santissima Addolorata, per gli adulti. Questi gruppi, precursori di quello che sarà poi l’Azione Cattolica, dettero impulso alla vita dei laici all’interno della chiesa.

Fondò inoltre l’istituzione per l’educazione delle fanciulle delle Suore Mantellate Serve di Maria, alle quali, nel 1853 venne affidata la cura di un piccolo ospedale per i bambini poveri malati e, nel 1869, la direzione dell’Ospizio Marino.

Nel 1852 fece edificare a breve distanza da Sant’Andrea, l’Oratorio di San Giuseppe, su progetto di Giuseppe Gemignani, a servizio della confraternita religiosa “Pia Unione dei Figli di San Giuseppe” da lui stesso fondata.

Fu però durante l’epidemia di colera del 1854, nella quale si distinse per l’eroica assistenza alla popolazione, che il Curatino entrò nella tradizione viareggina.

All’inizio di settembre, invitò la popolazione a radunarsi davanti all’edicola della Madonna Bambina, presso il Ponte di Pisa, per pregare per la fine dell’epidemia. E l’epidemia, effettivamente, si fermò.

Infatti, alla vigilia della festa della Natività di Maria, come forma di ringraziamento, la popolazione organizzò un grande falò davanti alla stessa edicola. Da quell’evento nacque la tradizione delle Baldorie, che prosegue ancora oggi.

Morì come aveva vissuto: servendo gli altri. Il 12 gennaio 1892 una polmonite fulminante, contratta dopo aver soccorso un ammalato durante una tempesta, lo strappò alla vita terrena.

Nel corso dell’agonia, pur soffrendo per una febbre molto alta, ricevette gli ultimi sacramenti e, finché riuscì a parlare, raccomandò ai molti visitatori accorsi la devozione alla Vergine addolorata e l’assistenza ai bisognosi. Terminata la preghiera degli agonizzanti, recitata da coloro che l’assistevano, alle ore 14.00 morì.

La sua ricorrenza è fissata proprio in questa data.

Il Comune di Viareggio lo nominò “cittadino benemerito” e i rappresentati comunali parteciparono ai suoi funerali “col gonfalone e la musica cittadina”. La cosa è eccezionale se si contestualizza l’epoca storica, segnata da un profondo anticlericalismo. Nel documento del consiglio comunale, di orientamento progressista, si legge: “Prescindendo dal carattere di sacerdote cattolico, il padre Pucci, come uomo, fu benemerito del Paese in quantoché la di lui vita fu un apostolato continuo ed infaticabile di umanità e di beneficenza. Ancora giovane, nel 1854-1855, si prestava alla cura dei colpiti del morbo collerico; egli fu sempre presente là dove era un dolore da lenire, una vertenza e un giudizio da comporre. Mai occupandosi di politica, ne lasciò il compito a chi doveva, riscuotendo la generale stima e benevolenza. Il Comune, quindi, interpretando i sentimenti della popolazione, deve dare a questo benemerito uomo, distinzione speciale di sepoltura.” Il testo fu approvato con sedici voti favorevoli e solo due contrari.

Anche il Corriere Toscano descrisse la cerimonia come eccezionale.

Tuttavia, quando nel 1900 fu proposto di intitolargli una strada cittadina, la proposta fu bocciata per l’opposizione dei socialisti. Si dovette aspettare il 1962 quando, in concomitanza con la canonizzazione, gli fu dedicata anche una strada del centro, in zona Mercato.

Il 18 aprile 1920 i suoi resti furono traslati dal cimitero comunale alla sua chiesa di Sant’Andrea. La processione era aperta dalle guardie di città in alta uniforme e chiusa dalla società dei balneari. Vi prese parte una grande folla, tra la quale era presente anche il maestro Giacome Puccini e sua moglie Elvira.

Nel 2019, in occasione del bicentenario della nascita del santo, in prossimità della chiesa di Sant’Andrea è stata realizzata un’edicoletta con un’icona realizzata dall’artista Dimitri Kuzmin raffigurante il Curatino.

Tuttora, nel convento attiguo alla chiesa di Sant’Andrea, è conservata la sua cella: una stanza quasi del tutto spoglia, con solo un letto di foglie di granturco, un piccolo scrittoio, un inginocchiatoio e pochi vestiti consumati e rammendati. Un luogo di distacco dai beni terreni, dove il santo ha dedicato molto tempo alla preghiera. Oggi purtroppo questo luogo mistico non è oggi facilmente visitabile, e meriterebbe di essere più valorizzato.

Luigi Maria Ricci

Per quanto riguarda Luigi Maria Ricci, anche conosciuto come fra Stanislao Ricci, è attualmente in corso la causa di beatificazione ed è stato oggi proclamato Servo di Dio.

La causa è stata avviata il 19 marzo 2015 dall’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti.

Nacque a Cascia di Reggello, nel Casentino, il 23 settembre 1918 in una famiglia di estrazione popolare.

All’età di circa quindici anni sentì la vocazione alla vita religiosa e, il 4 ottobre 1934, entrò come postulante nel seminario “Beata Vergine Addolorata” dei Servi di Maria di Figline Valdarno. Qui completò il ginnasio, rimanendovi fino al 21 luglio 1937.

Il 5 agosto 1937 iniziò il noviziato a Monte Senario e il 6 agosto 1938 emise la prima professione, assumendo il nome di Stanislao.

Viene assegnato alla comunità dei Sette Santi Fondatori di Firenze dove, dal 1938 al 1940 frequentò il liceo.

In seguito, dal 1940 al 1944 studiò teologia a Roma presso il Collegio internazionale “Sant’Alessio Falconieri” dei Servi di Maria dove, il 16 ottobre 1941 emise la professione solenne.

Il 7 novembre 1943 fu ordinato sacerdote nella chiesa di San Marcello al Corso a Roma.

Dal 1944 al 1952 fu assegnato, con vari ruoli, all’insegnamento ai seminaristi, dopo di che venne nominato viceparroco dei i Sette Santi Fondatori di Firenze, dove rimase fino al 1955 operando anche come assistente dei giovani dell’Azione Cattolica.

Terminate queste esperienze, fu assegnato al Centro missionario di San Giovanni in Persiceto, alle porte di Bologna, di cui l’anno seguente venne nominato priore e dove rimase sei anni.

Dal 1962 al 1970 si dedicò nuovamente all’insegnamento ai seminaristi, ricoprendo anche la funzione di priore a Figline e, per un periodo, Consigliere provinciale del capitolo dei Servi di Maria.

Nel 1970 espresse il desiderio di “lavorare come parroco in una povera parrocchia degli Abruzzi, dove si sente di più la mancanza di sacerdoti”, ma fu invece assegnato come viceparroco a Viareggio. Fino agli anni ’80 fu rettore della chiesetta dei Sette Santi Fondatori in Darsena, prestando anche servizio nell’adiacente casa di riposo e nel vicino asilo, e trasferendosi poi a Sant’Andrea.

A metà degli anni ’80 fu nominato esorcista diocesano.

Negli ultimi anni, a causa dell’età avanzata e di problemi di salute, si era ridotto a vita ritirata, nella sua cella.

Restò a Viareggio per 45 anni, fino alla sua morte, avvenuta in fama di santità il 31 gennaio 2015, assistito dai confratelli. “Vi voglio bene” furono le ultime parole che rivolse a loro e a quanti lo conobbero.

Fra Gottfried Maria Wolff, priore generale dell’Ordine dei Servi di Maria scrisse di lui: “Potremmo dire che la frase che caratterizzava il suo apostolato era: «Non insegnate l’amore di Dio senza amare, non amate senza insegnare l’amore di Dio»”.

Nei lunghi anni trascorsi a Viareggio divenne un punto di riferimento come confessore, guida spirituale ed esorcista, molto amato dai suoi parrocchiani, e non solo: infatti a lui si rivolgevano molte persone, anche dalle diocesi vicine.

I funerali si svolsero a Sant’Andrea il 2 febbraio e il 9 aprile 2015 il corpo fu inumato nella stessa chiesa.

Nell’editto ufficiale di indizione della causa di beatificazione, redatto a circa 10 anni dalla sua morte si legge: “La memoria di padre Maria Luigi Ricci è ancora viva nella mente e nel cuore di molti fedeli, che ne hanno apprezzato intelligenza, carismi e spiritualità. La vita di padre Ricci è stata caratterizzata dall’impegno nel campo della formazione dei giovani candidati all’Ordine e da una profonda esperienza di missioni popolari; ha esercitato con mitezza la cura pastorale a Viareggio e si è dedicato con molto zelo al servizio di molte persone piagate nello spirito; è stato ricercato confessore e consigliere”.

Giuliana Lenci

Attualmente Suor Giuliana Lenci, al secolo Caterina, non ha riconoscimenti canonici, ma è stata comunque una figura rilevante nella storia religiosa di Viareggio.

Nacque a Viareggio il 14 maggio 1830. Fondò le Serve di Maria Addolorata, prendendo i voti l’8 gennaio 1853 con il nome di Giuliana.

A loro Sant’Antonio Maria Pucci affidò una scuola parrocchiale femminile in una casa di via Degli Uffizi, (oggi via Cesare Battisti) all’angolo con via Cairoli, che diventerà in seguito la prima sede dell’Istituto dei Poveri Vecchi. Morì il 9 gennaio 1895 e pochi anni dopo, nel 1910, il suo ordine chiese di fondersi con le Suore Mantellate di Pistoia.

Dalle Mantellate hanno studiato generazioni di viareggini, e tuttora continuano a farlo.

Il comune di Viareggio le ha intitolato una strada nel quartiere ex Campo d’Aviazione.

Antonio Bargagli

Nato a Selva di Santa Fiora nel 1906, Antonio Bargagli, fu frate francescano del convento di Sant’Antonio. Il 17 aprile 1944 scelse di non obbedire all’ordine di evacuazione della città per non abbandonare un anziano infermo di cui si prendeva cura, nelle campagne di Bicchio, periferia cittadina. Il 10 agosto 1944, proprio mentre percorreva la via sterrata parallela al fosso Guidario per questo servizio, fu malmenato e poi ucciso da un gruppo di soldati tedeschi. Aveva solo 38 anni. Oggi in Via dei Comparini, appena dopo il sottopasso autostradale, nei pressi di dove fu trucidato, una piccola croce e una lapide ricordano il religioso “ucciso dai tedeschi mentre portava ai sofferenti il conforto della cristiana pietà”.

Dopo la guerra, il comune ha intitolato una strada a questo nostro martire.

Maria Valtorta

Maria Valtorta è stata una scrittrice religiosa controversa, ma comunque importante nel panorama mistico cittadino. Non ha alcun riconoscimento ufficiale da parte della chiesa cattolica; la sua opera principale, Il Poema dell’Uomo-Dio o L’Evangelo come mi è stato rivelato, fu anzi inserita dal Sant’Uffizio nell’Indice dei libri proibiti dal 1959 al 1966, anno della sua abolizione. Nel 1985 Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e futuro papa Benedetto XVI, ribadì che la lettura dell’opera di Valtorta avrebbe potuto causare danni ai “fedeli più sprovveduti”.

Nonostante ciò, i suoi scritti hanno suscitato e suscitano ancora, un certo interesse.

Nacque a Caserta il 14 marzo 1897. Durante la Prima Guerra Mondiale, si offrì volontaria come infermiera samaritana presso un ospedale militare di Firenze. Nel marzo del 1920 subì un’aggressione che le provocò dei danni alla schiena, le cui complicazioni anni dopo la costringeranno a letto per 28 anni: dall’aprile del 1934 fino alla fine della sua vita .

Nel 1924 si trasferì a Viareggio. Qui, nel 1942, su consiglio del suo padre spirituale, scrisse la propria autobiografia. In essa raccontava di aver avuto, sia a Firenze che a Viareggio, profonde esperienze religiose, e che nel 1925, influenzata dall’autobiografia di Teresa di Lisieux, fece voto di offrirsi a Dio come anima vittima e di rinnovare giornalmente quell’offerta.

Dal 1943 al 1947 produsse una grande quantità di scritti, sostenendo che si trattassero di messaggi di Gesù. Una parte di questi testi andarono a comporre un’opera intitolata Il Poema, che descrive in dettaglio la vita di Gesù come una sorta di narrazione estesa dei Vangeli. Su sollecitazione del suo sacerdote, nel 1947 pubblicò il volume, ma senza nome dell’autore.

Nel 1948 il suo assistente spirituale, insieme ad altri due religiosi, ebbe un’udienza privata con papa Pio XII, in merito al libro. Nonostante il pontefice avesse un parere positivo dell’opera, il Sant’Uffizio ordinò che non venisse pubblicata.

L’opera fu comunque data alle stampe nel 1956.

Maria Valtorta morì il 12 ottobre 1961 e fu sepolta nel cimitero comunale di Viareggio. Nel 1973 le sue spoglie furono traslate nella cappella del chiostro grande della Basilica della Santissima Annunziata a Firenze.

I suoi scritti, così come la casa dove ha vissuto, sono oggi di una fondazione che si occupa di diffonderne il messaggio. Dai suoi scritti sono state prodotte diverse pubblicazioni postume.

Indipendentemente dal fatto che i suoi scritti siano o meno di origine soprannaturale, non si può negare che Maria Valtorta, che fu anche terziaria francescana e terziaria dei Servi di Maria, fu una persona di una straordinaria religiosità.

Sulla sua casa, visitabile, il comune di Viareggio ha fatto mettere una lapide commemorativa nel 2009. Il 13 ottobre 2012 le è stato intitolato un parcheggio nei pressi di via Digione.

Questi personaggi hanno a lungo vissuto a Viareggio, legandosi in modo indissolubile alla nostra città. Molti altri sono quelli che vi hanno soggiornato brevemente, da San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), nel 1744, alla Beata Clelia Merloni (1861-1930), che venne a Viareggio per insegnare il Catechismo alla popolazione nel 1894, dopo aver visto in sogno la città, a Santa Gemma Galgani (1878-1903), che nel 1902 trascorse qualche tempo insieme alla famiglia Giannini, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, al Venerabile Enrico Bartoletti (1916-1976) che, in quanto vescovo di Lucca, fu spesso a Viareggio.

Una moltitudine sono poi le persone che, senza alcun riconoscimento ufficiale né alcuna fama, vivono una vita che non si ferma alla superficie ma va alla profondità delle cose. Una vita santa.

Pensare che nella nostra città, tra i gelati e i pedalò, possano fiorire così bei fiori spirituali e che, nonostante tutto il male che le cronache ci versano addosso quotidianamente, il bene sia così presente e radicato, è davvero una bella fonte di speranza.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com

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