Ebbene, a Viareggio e dintorni è quasi impossibile non sapere chi siano anche non avendo passione per maschere e coriandoli, cosa alquanto rara in questa terra, tra l’altro.

Perché qua, anche al di fuori del mese del carnevale i due briosi personaggi si leggono spesso in cronaca locale in occasione di eventi o manifestazioni pubbliche alle quali sono chiamati a rappresentare la città assieme alle maggiori cariche dell’amministrazione comunale.

Ebbene, il pagliaccio che a braccia aperte pare avanzare dal mare verso la terraferma, nasce dalla fantasiosa matita di Umberto Bonetti, un pittore futurista locale, nel lontano 1930 ed è vestito con una tuta a rombi biancorossi e un mantello nero, un pon-pon bianco ad altezza stomaco ed una gorgiera candida e ampia a incorniciare la faccia dipinta da clown con sopra il rosso cappello a forma di feluca, simile a quello di Napoleone Bonaparte; lo accompagna Ondina, sua compare di burla e spensieratezza con le sembianze di una giovane bagnante dell’epoca, adornata da un casto costume intero color azzurro e, certo disegnata in rappresentanza dell’espressione turistico-mondana del litorale.

Dai primi schizzi di prova sul banco di lavoro si arriva ben presto alla stesura finale, quindi all’apparizione della goliardica coppia che danza e sorride tenendosi per mano, sul manifesto ufficiale del Carnevale di Viareggio del 1931, con una curiosità che forse non tutti sanno: al momento del debutto, l’allegro pagliaccio è ancora senza nome e così vi resterà per otto anni.

Sarà infatti, nel 1939 che il Comitato dell’Azienda Turismo e Dopolavoro assieme al Bonetti stesso e con l’approvazione della cittadinanza, decideranno di chiamarlo ‘Burlamacco’, un nome fantasioso forse suggerito – o in onore – del pittore fiorentino Buffalmacco, amico dello stesso viareggino, o può darsi pure per l’ispirazione al cognome lucchese Burlamacchi, già dedicato al canale che entra in porto, il canale Burlamacca.

Nel protrarsi dei decenni si susseguono lievi modifiche ai colori degli abiti o varianti sul piano tecnico-stilistico (esempio, nel ’67 si usò il finto collage) ma in particolare, ciò che balza agli occhi fin dal primo corso del dopoguerra dopo una sospensione di 6 anni, è la scomparsa dai manifesti della bella Ondina, durata una trentina d’anni e più precisamente fino al 1980, quando con disinvoltura riappare ‘coperta’ da un poco castigato bikini bianco, pertanto allineata ai tempi e alle mode del momento.

C’è da dire infine, che nella ridente città dell’alta costa tirrenica, Burlamacco e Ondina non sono solamente due macchiette dipinte su manifesti, gadget o calchi, bensì un uomo e una donna in carne e ossa, con determinati requisiti fisici e di età, negli ultimi anni scelti da un’apposita commissione della Fondazione Carnevale di Viareggio tramite bando di concorso pubblico e con una carica pro tempore e il compito di promuovere, animare e presenziare agli eventi ufficiali e ai corsi mascherati del sabato o della domenica.

E allora, dopo il colpo di cannone che da il via alla sfilata dei maestosi carri allegorici sui viali a mare, ridendo e scherzando, tra una manciata di coriandoli, un caffè preso al volo in uno degli straripanti bar e lo svolazzante girigogolo di una stella filante discesa dall’alto di un palazzo d’affaccio, si corre il rischio di ritrovarseli accanto per esser contagiati dall’eccezionale carica di positività che, tra l’altro, si trascina dietro un codazzo di gente danzante in maschera e non, che sorride e gioisce vivendo a pieno il caratteristico spirito tradizional-popolare secondo il quale, l’imperativo è la totale libertà d’espressione assieme al momentaneo sovvertimento degli ordini sociali e d’etichetta.

Ora, davvero, non è che voglia convincervi a venire al carnevale più spettacolare d’Italia ma … almeno lasciatemi concludere con un’invitante e sagace citazione che travalica i secoli, che c’è quella poesia, la “Canzona di Bacco”, di quel tale, un certo Lorenzo il Magnifico (da Firenze, dinastia de’ Medici) il cui ritornello – e da queste parti lo sanno anche i bimbetti… – si adatta in particolar modo alla gioiosa festa viareggina, e dice così, “chi vuol esser lieto sia: di doman non c’è certezza!”

Ebbene, è proprio tra queste parole che si colloca a puntino lo spirito godereccio del carnevale, nonché di quel concetto – non sempre scontato né facile da mettere in pratica, invece troppo, troppo spesso frainteso! – che non di rado rivolgo alle persone a cui tengo, e che adesso mi sento di rigirare a voi che leggete… Carpe Diem! (“quam minimum credula postero” – confidate il meno possibile nel domani)

E che Carnevale sia!

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