Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone, è stata una figura molto importante per la città lucchese. Lei fu in grado di portare una grande ventata di rinnovamento nella sonnacchiosa Lucca ottocentesca e un’aria di “francesità” che sconvolse e avvinse i lucchesi più austeri e riservati.

In Elisa le cure di amministrazione del governo andavano di pari passo con i piaceri mondani, le feste, il teatro ed il culto del bello. Traendo insegnamento dal fratello, Elisa sapeva bene che un sovrano doveva essere in grado di parlare agli occhi, al cuore e anche alla testa del suo popolo.

Un regime è anche quello che si vede, ciò che parla dei suoi gusti, del suo splendore e della sua magnificenza. E i Bonaparte per questo avevano un’idea della grandezza inversamente proporzionale alle condizioni modeste della loro origine. Nulla è mai abbastanza: dai quadri alle ville, alle dimore di campagna e ai gioielli.

All’interno della famiglia si faceva a gara a chi brillava di più sotto gli occhi della madre che sapeva valutare le labili fortune umane, che oggi ci sono e domani scompaiono. Elisa cercava il consenso dei suoi sudditi attraverso una sorta di welfare, occupandosi dell’istruzione, di famiglie numerose, di sanità, di sacerdoti anziani a cui erano state espropriate le terre. Provava una grande soddisfazione nell’opera di governo: la vecchia e conservatrice Lucca aveva accolto la sua rivoluzione senza opporre troppi ostacoli e senza costringerla all’uso della severità.

Elisa appare come un personaggio eclettico con una buona cultura umanistica, messa insieme nei vari collegi e conventi, con la passione per il teatro come tutta la sua famiglia, mettendo in scena piccole opere a Bagni di Lucca e distribuendo le parti dei personaggi ai membri sua corte per un maggiore divertimento.

Elisa amava le feste e per il 3 gennaio, giorno del suo compleanno, si organizzavano balli mascherati a palazzo con fondali dipinti, false colonne, vino per tutti e una miriade di luci. La festa era uno degli strumenti di comunicazione impiegato maggiormente come elemento di unificazione in Europa. L’evento era affiancato da diversi appuntamenti nel corso della giornata, tendenti a coinvolgere tutti gli strati della popolazione. La città veniva svegliata da colpi di artiglieria e suoni di campane e durante la mattina si svolgeva la solenne celebrazione della Massa con il Te Deum di ringraziamento, alla quale partecipavano i sovrani che andavano nella Cattedrale, in corteo, distribuendo elemosine ai poveri e ai fanciulli. Il pomeriggio era dedicato alle cerimonie ufficiali e la sera, verso il tramonto, iniziavano i giochi a premi come per esempio: le corse con i cavalli e dei cocchi o la gara dell’albero della cuccagna. Al calar della sera la città veniva completamente illuminata, ma in particolar modo nei luoghi simbolo come: piazza Napoleone, Palazzo Ducale, la Cattedrale e il Teatro. La città veniva inondata di musica in diversi punti e la festa aveva così inizio. Nel prato di Porta S.Donato si organizzava il ballo popolare con vino per tutti gratuitamente, mentre il palazzo ospitava la nobiltà lucchese con un intrattenimento teatrale o musicale, una cena sontuosa, dei rinfreschi e delle danze. Ma su tutto dominava la luce, distribuita in migliaia di torce, lampioni, lumini che ridisegnavano le forme della città in modo fantastico. La luce veniva concepita come simbolo di potere, ma anche come segno della vittoria sulle tenebre del passato. Per queste feste Elisa indossava lussuosi abiti che i sarti le mandavano in visione in miniatura, indossati da bambole e confezionati con tessuti preziosi. Per stare alla pari della corte gli aristocratici e i borghesi gareggiavano nelle spese e c’era sempre qualcosa da festeggiare, all’insegna di: ”E che festa sia!.”

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Carla Ciervo

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