Giovanni Boldini. La seduzione della pittura

Egli vi affascina, vi corbella, vi mette il capo sottosopra…

In questa breve ma efficace frase, detta da Diego Martelli, è racchiusa tutta l’anima della mostra Giovanni Boldini. La seduzione della pittura, aperta dal 2 dicembre 2025 e visitabile fino 2 giugno 2026, negli spazi della Cavallerizza a Lucca.

La mostra, curata da Tiziano Panconi, permette di seguire l’evoluzione della pittura del grande ferrarese, dal periodo macchiaiolo, fino ai grandi ritratti di inizio Novecento.

Giovanni Boldini, breve biografia

Giovanni Boldini nasce a Ferrara il 31 dicembre 1842, figlio di un modesto pittore, Antonio Boldini, dal quale apprende i primi insegnamenti nel campo della pittura.

Il piccolo Giovanni manifesta subito una grande propensione per la pittura, tanto che già a quattordici anni esegue un suo piccolo autoritratto.

Educato al bello già dall’infanzia, quando frequenta il Salotto letterario della nonna Beatrice Federzoni, Giovanni si porterà dietro una propensione verso la moda, l’arte, che lo farà diventare uno dei più richiesti ritrattisti della Parigi della Belle Époque.

Spirito inquieto, Ferrara inizia a stargli stretta e, grazie ad un’eredità ricevuta dalla morte di uno zio si trasferisce, verso il 1862, a Firenze dove entra in contatto con lo stimolante ambiente dei Macchiaioli Toscani, stringendo amicizia con Michele Gordigiani e Cristiano Banti che diventerà presto suo grande amico e mecenate.

Stimolato dall’ambiente dei macchiaioli, Boldini inizia a rinnovare il genere del ritratto che ora, sotto il suo pennello, gareggerà sempre più con la fotografia: ritrae gli effigiati nel loro ambiente, nello studio, nell’elegante salotto di casa, in pose semplici e informali, opere in cui adotta la tecnica della Macchia, forme sintetiche create con piccole taches di colore accostate le une vicine alle altre.

Presto anche Firenze inizia a stargli stretta.

Inizia a viaggiare.

A partire dal 1867 si muove fra Londra e Parigi, rimanendo subito affascinato dalla Capitale francese, tanto da decidere di stabilirvisi definitivamente a partire dal 1871.

A Parigi trova subito un nuovo mercante Goupil e una giovane parigina, Berthe, che gli farà da modella e amante per una decina di anni.

In quegli anni il mondo dell’arte è dominato da Goupil, il principale mercante di Parigi, che conosceva bene il mercato e pertanto chiedeva a chi lavorava per lui, dei quadretti piccoli, ambientati su un Settecento galante, su scene in costume, sullo stile di Mariano Fortuny ed Ernest Meissonier, piccoli e zuccherosi pasticcini che si vendevano molto bene.

Da questo momento inizia l’ascesa di Boldini.

A Parigi diventa il pittore della vita moderna, come predicato da Beaudelaire, ed inizia a registrare nelle sue opere scene di vita quotidiana di una città che, dopo la disfatta nel conflitto Franco-Prussiano, inizia a risollevarsi.

Si fa conoscere.

Il giro si allarga e, a poco a poco, diventa il ritrattista prediletto di attrici, cantanti, facoltose parigine e americane, che fanno di tutto pur di avere un suo ritratto.

Quei ritratti inconfondibili, a grandezza naturale, in cui le Divine, sono rappresentate in tutta la loro eleganza, opere mirabili eseguite con un segno altrettanto mirabile e specifico.

Boldini spoglia le donne con uno sguardo.

La sua pittura si fa sensuale, elegante, ci rende il fluttuare leggero di un tulle, il luccichio di un bracciale, di un anello che spicca sulla dita lunghe e sottili di queste donne avvolte dalla nevrosi di questa vita frenetica a cui la Belle Époque ti costringe.

Tutte riconoscibili, grazie ad un volto perfettamente descritto, il volto ovale messo in evidenza da un’acconciatura rialzata, tutte con una pelle candida, su cui spiccano mani lunghe con dita sottili, create con un segno rapido e nervoso.

Boldini, che studia le sue modelle, esegue disegni, particolari, le fa parlare incessantemente per renderle il più naturali possibili (quindi non immaginatevi lunghe e noiose sedute di posa) e che, non contento, si reca ai Boulevards per osservarle di nascosto, lontano dall’atelier per capire com’erano effettivamente lontano dalla sacralità del luogo in cui creava i suoi capolavori.

La sua pittura, a poco a poco, diventa un fuoco d’artificio di colore: il segno grafico si fa dinamico, convulso.

Tutto finisce nel vortice della modernità.

La mostra Giovanni Boldini. La seduzione della pittura

La mostra ci racconta tutto questo.

E’ Boldini ad accoglierci con il suo Autoritratto a sessantanove anni, eseguito nel 1911.

Il pittore, elegantemente vestito con un completo marrone su cui spicca il bianco dei polsini della camicia, ci scruta da dietro i piccoli occhialini e, nello stesso tempo, ripensa al suo passato, ai suoi inizi come pittore macchiaiolo.

Eccoci, quindi, proiettati nella prima sezione della mostra, che presenta piccoli ritrattini riferibili al periodo fiorentino, fra cui spicca il ritratto del Generale Spagnolo eseguito in soli tredici giorni nel 1867:ci catturano, nel volto solcato da rughe, gli occhi liquidi, profondi, del Generale in pensione, un ritratto che denota una forte ricerca di resa psicologica da parte dell’artista.

Le pennellate sono liquide, leggere, nella resa dello sfondo, più materiche nel definire la giacca su cui spiccano i gradi militari.

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Accanto alle opere del Nostro, sono accostati dipinti di artisti macchiaioli come Signorini e Borrani con cui ha condiviso la volontà di rinnovamento dell’arte negli anni fiorentini.

Si procede con il periodo parigino, dai suoi inizi con il periodo Goupil, fino all’ascesa dei grandi ritratti, con incursioni in alcuni luoghi visitati dall’artista come per esempio Venezia, della quale ne definisce la visione pittorica con pennellate ondeggianti a definire l’instabilità della città costruita nell’acqua.

Il periodo di Goupil, è caratterizzato da una pittura minuscola, intrisa di luce a rendere la sericità del raso degli abiti indossati dai protagonisti, come possiamo vedere nelle scarpine di raso nel dipinto Il matador, oppure nella Signora che legge, in cui ritrae la bella compagna Berthe che presto sarà sostituita dalla procace Gabrielle de Rasty, presente in mostra con opere a lei dedicate come La contessa De Rasty seduta in abito nero del 1878-1879.

In quegli anni a Parigi, Capitale della Belle Époque, arrivano altri italiani come De Nittis, Zandomeneghi e Corcos, tutti presenti nelle sale della Cavallerizza con ritratti che si prestano ad un confronto con l’opera di Boldini.

La temperatura stilistica sale via via che si procede nel percorso.

Nella fase centrale, spiccano i grandi ritratti come Ritratto di signora del 1889, La contessa Berthier de Leusse seduta dello stesso anno, fino ad arrivare alla Contessa Speranza del 1899 che ci affascina con la linea sinuosa del corpo, il profilo perfetto che spicca contro una psiche, la specchiera che intravediamo nello sfondo.

La camicetta di voile del 1906 presenta un segno nuovo: quella pittura a fuoco d’artificio che tanto connota i ritratti del Novecento del ferrarese.

Un tratto stilistico che diventa quasi un inno alla velocità di un secolo che corre verso il progresso: sciabolate di colore, o tratti di pastello, circondano il personaggio creando un’esplosione di luce, colore e movimento: il vortice della modernità risucchia tutto, e le donne di Boldini, con la loro dinamica bellezza, ne sono un esempio perfetto.

Silvia Gullì, Storica dell’Arte e Guida Turistica Abilitata

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Storica dell'Arte e Guida Turistica Abilitata in italiano e francese. Le mie grandi passioni sono l' arte e la Storia della Moda e del Costume.

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