Gran Caffè Margherita Viareggio

Il Carnevale di Viareggio è appena terminato. Ci ha regalato come sempre spensieratezza, risate, voglia di divertirsi, di ballare e di farsi trascinare dall’energia che i Viareggini impiegano nel realizzare i carri e le sfilate che dal 1873 li hanno resi famosi nel mondo.

La fine di questo evento non deve far credere che non ci siano altre occasioni, culturali e mondane, per frequentare Viareggio in altri momenti dell’anno. Al contrario, Viareggio, con i suoi musei, le sue esposizioni ed i suoi edifici in stile Liberty e Déco, offre sempre ottime ragioni per essere visitata.

Tra i suoi edifici in stile Art Nouveau, forse il più celebre e imponente è Il Gran Caffè Margherita, che non può non l’attenzione di tutti coloro che percorrono la celebre “passeggiata a mare” di Viareggio.

Costruito in legno nel 1902, era in origine uno stabilimento balneare, corredato di spogliatoi e servizi. Faceva parte di un complesso di numerosi altri padiglioni, caffè, ristoranti e stabilimenti balneari presenti sul lungomare, frequentati da personaggi della vita mondana e della cultura di inizio secolo, un periodo di benessere e di belle speranze per il futuro che prende il nome di “Belle époque”, che nel giro di un decennio circa si affievolì e si incupì a causa delle tensioni nazionalistiche e della grande guerra.

Nel 1917, in pieno conflitto mondiale, un tremendo incendio distrusse quasi completamente gli edifici della bella passeggiata viareggina, compreso il “Regina Margherita”, che pur conservò una parte. Negli anno Venti, anche la parte rimasta in piedi fu demolita, lasciando spazio al nuovo edificio, progettato da Galileo Chini, eccezionale artista eclettico fiorentino, che da alcuni anni dimorava a Lido di Camaiore, e dall’ingegnere Alfredo Belluomini.

Nel 1928 fu così ricostruito il nuovo Gran Caffè, che ancora oggi possiamo ammirare e vivere, frequentando i suoi locali aperti tutti i giorni il bar, il ristorante, o la libreria al pian terreno.

L’edificio è costituito da un corpo centrale, che in origine era una galleria che conduceva al mare, oggi chiusa a vetri. Ai lati del corpo centrale, due torrette coperte da cupole, rivestite di squame di ceramica gialle e verdi. Le cupole sono sorrette da colonnine, anch’esse rivestite di ceramiche.

L’interno presenta decorazioni geometriche alle pareti divisorie; Il soffitto, diviso da riquadri che seguono la partitura delle travi, è decorato da vetrate dipinte.

Per realizzare queste decorazioni, Galileo Chini si era ispirato al mondo orientale, che aveva conosciuto direttamente attraverso i suoi viaggi, e che gli era rimasto nel cuore una volta tornato in Toscana. Non sarebbe però azzardato notare che le scaglie colorate delle cupole sono tipiche anche dell’architettura mediterranea, in particolare del Italia meridionale.

È come se, entrando nel “Regina Margherita”, per un attimo ci ritrovassimo nelle atmosfere dell’oriente, e contemporaneamente ad Amalfi, e ancora, con un po’ di immaginazione, ci troviamo sia nel presente della Viareggio viva e attuale, sia nel passato, in un’ atmosfera di inizio secolo, quando il locale era frequentato da D’Annunzio, Eleonora Duse, Toscanini, Mascagni, Puccini e tanti altri personaggi illustri che onoravano la Versilia.

The following two tabs change content below.
Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>