Il Volto Santo nella Cattedrale di San Martino a Lucca

Nel Museo della Cattedrale di Lucca è possibile ammirare, oltre a numerosi arredi sacri, sculture, arazzi e tanti altri manufatti che documentano la storia e le trasformazioni del Duomo di San Martino, anche tutti gli oggetti che compongono il celebre “Tesoro del Volto Santo”. Il crocefisso tunicato è considerato da sempre IL RE DEI LUCCHESI, e proprio come un sovrano viene agghindato, in modo da poter rifulgere e brillare, nel tempietto della Cattedrale, nei giorni di festa.

Amato e venerato dai cittadini nel corso dei secoli, ad esso vengono attribuiti numerosi miracoli, ed ancora oggi, in occasione delle celebrazioni solenni del 3 maggio -data dell’invenzione, cioè il ritrovamento della Santa Croce di Cristo- e del 14 settembre -data che la Chiesa celebra come Esaltazione della Santa Croce- viene rivestito con molta cura ed altrettanta devozione, dei suoi paramenti e gioielli preziosi: un rito, un momento solenne, chiamato appunto VESTITIO REGIS: il sacro Crocifisso, che nei restanti giorni dell’anno appare umilmente coperto soltanto da una tunica, rappresentata da semplici solchi verticali della scultura lignea, viene ricoperto da un corredo sfavillante in oro, smalti e pietre preziose.

Il Tesoro si compone di una veste del XIV secolo di velluto ricamato in oro e ornata all’orlo da una fascia in argento lavorata ad edicole gotiche con busti di Santi; due polsini in argento dorato, anch’essi a forma di edicola, applicati su velluto ricamato; le chiavi in argento dorato, rappresentanti le porte della città; lo scettro ottocentesco in argento dorato, smalti e pietre; la grande corona e il collare, entrambi d’oro, opere seicentesche dell’orafo Ambrogio Giannoni da Massa.

Al collare vengono applicati due pendagli a forma di stella ad otto punte, in oro e diamanti. Ed infine, al centro del collare, viene applicato un fastoso gioiello di manifattura francese in oro impreziosito da smalti bianchi e neri e diamanti. Si tratta di un gioiello donato nel XVII secolo dalla contessa Laura Nieri Santini, vedova del ricco mercante di sete Cesare Santini, ricordata in un testo come “insigne benefattrice” della chiesa.

Il gioiello del Volto Santo di Lucca

Il gioiello, interamente definito da lamine d’oro decorate da diamanti e smaltate con la tecnica “en ronde bosse”, che fornisce effetti tridimensionali agli smalti è caratterizzato da una rosetta centrale dalla quale si dipartono volute entro un fitto intreccio di foglie e fiori. In cima una corona, sormontata da un motivo di piume smaltate, di gusto esotico. Nella parte inferiore sono appesi, mediante fiocchi percorsi da diamanti, tre pendenti a forma di rosette, a loro volta decorati da diamanti.

Vero capolavoro di oreficeria, specie nella parte tergale -un fitto verziere di smalti – il gioiello mostra uno straordinario aggiornamento al più moderno gusto francese, trovando i più suggestivi confronti con l’opera di Gilles Légarés, orafo alla corte del Re Sole, e secondo alcuni studiosi sarebbe stato proprio lui ad eseguire il gioiello.

L’intenzione di donare un oggetto di manifattura francese alla Cattedrale di Lucca per ornare il Volto Santo mostra sia la grande devozione della famiglia Santini, sia la volontà della famiglia, già potente ed affermata, di essere stimata e ricordata tra i benefattori ed i promotori delle iniziative di maggiore importanza afferenti al culto del Volto Santo.

Nei giorni della vestizione, gli oggetti preziosi, pur appartenendo a diverse epoche (dal 1400 al 1800) e a diversi stili, dal gotico al tardo-barocco, riescono a dare al prezioso crocifisso lucchese un effetto armonico ed una luce straordinaria. E tutti i fedeli, dopo aver partecipato ad una lunga processione, nel momento in cui possono finalmente entrare nel tempietto del Volto santo per rendergli omaggio, intonando il tradizionale canto “Evviva la Croce”, possono ammirare, anche solo per pochi istanti, il Crocifisso vestito a festa, luminoso grazie ai gioielli che i lucchesi nei secoli hanno voluto donargli.

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Grazia Mazzella

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