Passeggiando per Lucca si possono ammirare vicoli, palazzi, chiese, fontane e piazze.

I più attenti e curiosi forse si saranno domandati la storia degli affascinanti affreschi, bassorilievi e blasoni che decorano le facciate dei nostri palazzi.

Uno dei bassorilievi più conosciuti dai lucchesi è quello in marmo sopra al pozzo in via Fontana, nel palazzo Fatinelli, dove Santa Zita lavorava come serva, cuoca, sguattera.

Questo luogo chiamato “in Fontana” o “alla fontana” si è guadagnato tale appellativo perché vi terminava uno snodo dell’acquedotto principale di Lucca, attivo nel 1900. Fu Lorenzo Nottolini che progettò e realizzò un nuovo acquedotto negli anni ’20-30 dell’ottocento, e la sua realizzazione è tutt’ora funzionante; ben lontano dagli efficienti ma oramai perduti acquedotti romani che approvvigionavano la città durante la Repubblica Romana, il nuovo progetto comprendeva 459 pilastri con archi, convogliando più di 32 piccoli ruscelli dai monti di Vorno e facendo arrivare acqua fresca dentro le mura.

L’approvvigionamento di acqua nel medioevo avveniva o attraverso pozzi poco sicuri e di facile contaminazione, o direttamente dai fossati collegati al fiume Serchio; solo i più ricchi potevano avere un pozzo di proprietà: i Fatinelli erano tra questi pochi. Santa Zita utilizzava l’acqua del pozzo per i lavori domestici di tutti i giorni. L’umile serva era stata educata con i precetti cristiani di carità, infatti spesso si privava del cibo per poterlo donare ai mendicanti fuori dalla Basilica di San Frediano.

Un giorno Zita incontrò un pellegrino affamato ed assetato che le chiese la carità. La serva, avendo finito tutto il cibo da poter donare, disse che aveva solo dell’acqua a disposizione, quella del pozzo. Allora, dopo aver fatto un gesto, trasformò l’acqua in un gustosissimo vino. Il pellegrino rinfrancato diffuse poi la notizia del prodigio compiuto dall’umile serva.

Paolo Guidotti, pittore, scultore, progettista, musicista, poeta, matematico, astrologo e molto altro ancora, nato nel 1650 a Lucca, dipinse il miracolo nel 1611-12.

La sua tela è appesa nella cappella della famiglia Fatinelli, nella Basilica di San Frediano, proprio sopra la teca trasparente dove è conservato il corpo di santa Zita dal 1278 . La pennellata è essenziale, l’immagine poco delineata, i colori e le luci ispirati dalla scuola caravaggesca che lo aveva influenzato. Viene ritratto proprio il momento in cui il pellegrino sta per ricevere il miracoloso vino. Lo vediamo appoggiarsi affaticato al suo bastone da viaggio, coperto di poveri stracci. Santa Zita, nelle vesti di serva gli porge una piccola ciotola: ha appena fatto il gesto di benedizione sull’acqua. L’evento ha tratti in comune con il miracolo delle nozze di Canaan.

Tutta la cappella dei Fatinelli è arricchita dai dipinti che ricordano altri miracoli di Santa Zita: la magica trasformazione di pane in fiori e fronde, il riempimento di fagioli e fave della cassa vuota del padrone, la restituzione del cappotto preso in prestito da casa, che la santa aveva donato ad un povero infreddolito, incontrato sul sagrato di San Frediano. Santa Zita è celebrata con un magnifico tappeto di fiori il 27 aprile di ogni anno ed è certamente una delle sante più amate di Lucca.

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Elena Benvenuti

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