Rendiamo omaggio alla dedica del Lucca Comics and Games 2021, legata all’anniversario dei Settecento anni dalla morte di Dante Alighieri raccontando il suo rapporto con la rivale Lucca, il cambio della sua opinione nato dal periodo passato tra le mura lucchesi.

Diventa una strana combinazione di parole quella del grande poeta e della città di Lucca, storicamente avversa nemica dell’amata Firenze; ma nel suo lungo straziante viaggio “in fuga”, Dante vide nei lucchesi un approdo da dover affrontare in quel momento.
Storicamente provato la sua presenza nei dintorni della città e non solo tra il 1306 e il 1308, il suo rapporto con Lucca nei tempi precedenti al suo arrivo non era che di dileggio e sfida, come si nota in vari passi Dell’Inferno, dove personaggi come Alessio Interminelli sono sbeffeggiati e attaccati pesantemente:

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo, 
che non parea s’era laico o cherco.    
                          

Quei mi sgridò: «Perché se’ tu sì gordo 
di riguardar più me che li altri brutti?». 
E io a lui: «Perché, se ben ricordo,                 

già t’ho veduto coi capelli asciutti, 
e se’ Alessio Interminei da Lucca: 
però t’adocchio più che li altri tutti».  

                           
Ed elli allor, battendosi la zucca: 
«Qua giù m’hanno sommerso le lusinghe 
ond’io non ebbi mai la lingua stucca».

D’altronde l’avversione e la rivalità tra Firenze e Lucca era già intrinseca nel cuore di Alighieri. Ma la convivenza forzata da esule e il rapporto con vari personaggi lucchesi farà cambiare idea anche al più fervente sostenitore di Firenze, vedere per credere già nelle righe del Purgatorio, scritto anni successivi all’Inferno, ove si presenta a lui il poeta Bonagiunta Orbicciani; distinto poeta lucchese di scuola siciliana e provenzale, stile poetico in voga anni precedenti al tempo della scrittura della commedia, viene ricordato di più per la sua presenza nella divina Commedia (dove Dante giocosamente gli fa dire il nome del “dolce stil nuovo”,il movimento in voga ai tempi di Dante di cui ne faceva parte), lo incontra per preannunciargli che una giovane donna in Lucca,una certa Monna Gentucca, gli donerà piacere e farà ricredere il poeta dei suoi pensieri sulla città e sulla gente:

Ma come fa chi guarda e poi s’apprezza 
più d’un che d’altro, fei a quel da Lucca, 
che più parea di me aver contezza.

El mormorava; e non so che «Gentucca» 
sentiv’io là, ov’el sentia la piaga 
de la giustizia che sì li pilucca.

«O anima», diss’io, «che par sì vaga 
di parlar meco, fa sì ch’io t’intenda, 
e te e me col tuo parlare appaga».

«Femmina è nata, e non porta ancor benda», 
cominciò el, «che ti farà piacere 
la mia città, come ch’om la riprenda.

Non vi è certezza documentata in quali dimore o luoghi sia rimasto Dante, ma tramite Monna Gentucca, il personaggio citato nel purgatorio che dal testo comprendiamo sia stata una delle persone che ha ospitato Dante in quel di Lucca, possiamo risalire alle famiglie principali del suo soggiorno, i Morla e i Fondora, quest’ultimi la famiglia del marito di Gentucca, che erano mercanti molto ricchi e potenti che abitavano sulla via Fillungo, si presume tra la Loggia dei Mercanti e la Torre delle Ore le loro proprietà in città.

Dei Morla sappiamo che il loro palazzo-torre si trova in via Santa Croce, dove vi troviamo la targa che presenta la parentela stretta con gli Allucignoli, altra grande famiglia lucchese del tempo.

Per i Fondora è giusto citare come possibile soggiorno di Dante anche la villa di campagna presso Pieve Santo Stefano, laddove uno dei vecchi proprietari della villa, Mr.Falworth, raccontava frequentemente di aver trovato una lapide in cui si trovava inciso un ricordo della presenza di Dante, con anche indicati gli anni. Purtroppo la lapide rimane un mistero svanito nel nulla, essendo stata probabilmente rubata negli anni della Seconda Guerra Mondiale e mai trovata.

Insomma ,Dante ha fatto parte di quella schiera di personaggi famosi e non che, visitata e respirata l’aria di Lucca, la sua opinione si è totalmente trasformata, confermando il potere e il fascino che la città genera in tutti i suoi vistiatori,passati o futuri, e questo speriamo possa continuare ancora.

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Gianluca Rossi

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