Non è proprio così.

Esiste il marmo verde (detto il ‘serpentino’ di Prato perché estratto dalle parti di Figline Valdarno), il caldo e sensuale rosa del Portogallo e, oltre al bianco candido e pregiato che ha fatto la storia dell’arte, il venato e l’arabescato. Ecco, quest’ultimo si distingue dal precedente per le venature marcate e intense che danno maggiore risalto al fondo bianco cristallino ed è l’indiscusso protagonista del libro che ho appena letto, intitolato “Lavorare liberi”, volume con nozioni storico-geografiche, purtroppo note a pochi, che affascina anche per il reportage documentativo composto da numerose vecchie fotografie (circa cinquecento!) e stralci di giornali d’epoca.

La copertina del libro “Lavorare liberi”

“Lavorare liberi” è uscito in prima edizione nel 2006 per il cinquantenario della fondazione della Cooperativa Condomini e nell’aprile 2013 in seconda edizione, aggiornata e ampliata, a cura di Oriente Angeli e Stefano Roni , a testimonianza del corposo ruolo economico del distretto lapideo apuo-versiliese, che porta con sé un alto potere seduttivo soprattutto nei confronti degli amanti della montagna e nella fattispecie, il Monte Corchia e le Alpi Apuane. Queste ultime, sono un’aspra catena montuosa che passa per le province di Lucca e Massa-Carrara, ricchissima di grotte e sotterranei nonché universalmente conosciuta per il pregiato marmo che vi si estrae fin dall’antichità.

Nelle variopinte pagine dove si respira una sensazione di libertà e d’aria pura e frizzante proprio come ci trovassimo in vetta, c’è tutta la storia del piccolo borgo di Levigliani, a partire dai dettagli dell’inusuale donazione di un bene comune (quale è la montagna) e di quando nella seconda metà del Settecento il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo I, statista illuminato dai più nobili scopi, ne cedette la proprietà ai leviglianesi, sino ad arrivare poi alla metà del ventesimo secolo e alla proibitiva avventura di alcuni giovanotti del paesello che esattamente nel 1956 si associarono in una Cooperativa, la Condomini, per iniziare ad estrarre il pregiato minerale dalla cava Tavolini sul Monte Corchia.

Un particolare della Cava Tavolini

In quell’aria pesante da Dopoguerra fatta di precarietà e continui sacrifici, un gruppo di giovani cavatori forniti di caparbietà e indubbia forza fisica, usciva di casa per salire al lavoro in cava prima del canto del gallo e, quando andava bene tornava di buio, altrimenti rimaneva sulla cima in condizioni disagevoli per l’intera settimana, tra fatica, privazioni e lontananza dagli affetti. Già solo questo basterebbe ad affascinare il lettore contemporaneo. Volendo poi spulciare qua e là tra i numerosi documenti e ritagli di giornale, saltano fuori curiosità che rasentano l’inverosimile. Un esempio? Le ruspe necessarie per i primi sbancamenti furono acquistate con sacrifici enormi dagli stessi paesani, smontate pezzo per pezzo, trasferite a mano da quota 600 a quota 1550 e poi rimontate per l’uso. Non c’è che dire, dopo aver appreso una simile realtà di immane fatica, viene giusto da pensare che in questo libro si narri una storia di straordinaria ostinazione.

In uno dei capitoli si parla del metodo della lizzatura‘La tecnica del trasporto dei blocchi via lizza, una volta preparato il piano inclinato di scorrimento, consisteva nel disporre il blocco su due robusti tronchi di faggio opportunamente squadrati (lizze) e sagomati anteriormente verso l’alto per evitare possibili attriti. Sotto le lizze si disponevano tondelli in legno (parati) obbligando il blocco a scorrere per gravità agli ordini del capo-lizza.’ – e del travagliato periodo negli anni 80/90 con le pressioni degli ambientalisti che facendosi sempre più importanti portarono al sequestro della cava, nel ’94, durato tre mesi e poi dissequestrato dopo i lavori di adeguamento, ‘Improvviso, il rumore sinistro di un elicottero precedeva l’irruzione dei carabinieri che senza complimenti ponevano i sigilli di sequestro alle cave.’

Nel capitolo intitolato ‘Il valore del marmo’ vengono indicati anche alcuni numeri, costi e piani di sviluppo dei lavori in cava e, punta d’orgoglio, un parziale elenco di opere nel mondo che hanno beneficiato dei magnifici arabescati leviglianesi. Interessante quindi sapere che, due esclusive residenze all’interno dello ‘Shard’ di Londra, il più alto edificio della metropoli inaugurato nel 2012, sfoggiano vasche di Arabescato Corchia, e pure che a Sydney (Australia), nella iconica skyline denominata Chifley Tower, brillano e imperano altri blocchi provenienti dall’italianissima Cava Tavolini (in provincia di Lucca).

Le ultime pagine concludono con la voce del giornalista Roni che ci aggiorna riguardo alla recente cronaca, dal 2006 ai giorni nostri, ovvero anni caratterizzati da grandi soddisfazioni – il traguardo del mezzo secolo di attività della Condomini, la nomina dei cavatori leviglianesi a Cavalieri al Merito della Repubblica Italiana, la nascita del Museo d’Impresa, l’incontro a Roma con il Presidente Napolitano – ma anche sui delicatissimi passaggi per la ricerca di un punto di equilibrio fra attività di cava e tutela ambientale, dell’impegno costante della Cooperativa Condomini per la valorizzazione del marmo del Corchia e pure del sostegno alla crescita economica e turistica dell’intera comunità leviglianese.

“Questa nuova edizione di LAVORARE LIBERI, spiega il presidente della Cooperativa Condomini Daniele Poli “tiene traccia degli avvenimenti degli ultimi anni e testimonia il ruolo che la nostra azienda ha oggi nel distretto lapideo apuo-versiliese e nell’economia complessiva della Versilia, un ruolo di prima linea nella difesa dell’occupazione – cresciuta negli ultimi anni nonostante la crisi globale – e nella valorizzazione dei materiali, che per noi vuol dire più qualità, più sicurezza e magari meno quantità escavate grazie anche all’uso di tecnologie all’avanguardia. Senza dimenticare la nostra crescente attenzione per le tematiche ambientali e le opportunità di sviluppo turistico del territorio. Con la speranza e l’auspicio che altri dopo di noi aggiungano nuovi capitoli a questo lungo racconto di uomini, di comunità e di lavoro.”

Per chi volesse acquistarlo, il libro è disponibile presso il Corchia-Park a Levigliani.

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