San Bartolomeo e le chiese a lui dedicate

Nel Vangelo di Giovanni al Santo viene dato il nome di Natanaele ed è uno degli apostoli di Gesù. Il nome Bartolomeo significa “figlio di Talmai” mentre, Natanaele, vuol dire “dono di Dio”. Giovanni racconta il suo invito a seguire Cristo: inizialmente sospettoso, Natanaele incontra Gesù con l’aiuto di Filippo che lo porta a conoscerlo. Quando il Signore afferma di averlo notato sotto un fico prima che Filippo lo chiamasse, Natanaele rimane colpito e riconosce in lui il figlio di Dio. Gesù, quindi, lo invita a credere ancora di più, promettendogli cose più grandi. Bartolomeo è scelto fra i dodici apostoli ed è ricordato, negli “Atti degli Apostoli”, come uomo di preghiera insieme agli altri discepoli. Dopo questo, i testi del Nuovo Testamento non parlano più di lui. Le leggende raccontano che fu missionario in India e Armenia, dove convertì molte persone ricevendo, alla fine, un martirio crudele: fu scuoiato vivo e decapitato. È raffigurato anche nella Cappella Sistina, dove Michelangelo lo dipinge mentre tiene la propria pelle e vi inserisce il suo autoritratto.

Secondo la tradizione fu attivissimo perché compì lunghi viaggi missionari. Usciti dal cenacolo, gli apostoli iniziarono ad evangelizzare le terre in cui Gesù aveva effettuato i suoi prodigi. Davanti a questo scarno gruppo di arditi missionari si presentava il mondo intero. Bartolomeo viaggiò verso la Licaonia, poi in India superiore ed in varie regioni del Medio Oriente. Arrivò in Armenia dove fu coronato dal martirio di Albanopoli. Qui liberò molti ossessi, guarì malati, diede la vista ai ciechi, ma volle la distruzione degli idoli e l’accettazione delle verità di fede da lui predicate. Intorno alla sua morte diversi scrittori esprimono le loro opinioni. La più importante è quella di Sant’Agostino e Sant’Isidoro di Siviglia, i quali affermano che fu scorticato vivo. La tragedia dell’ultima fase della predicazione si concluse con il martirio che ci viene raccontato da Abdia Babilonico. In un tempio di Albanopoli dedicato a Astarot, un principe dell’Inferno, erano presenti molti malati che desideravano la guarigione e molti ingannati che attendevano gli oracoli del demonio. Un giorno, San Bartolomeo, volle entrare in quel tempio ed affrontare Satana. Quando entrò, Astarot ammutolì e interruppe le sue opere di guarigione per alcuni giorni. I sacerdoti si rivolsero, allora, ad un altro demonio, Berith, il quale gli comunicò che San Bartolomeo aveva incatenato il diavolo con fasce di fuoco. Nel frattempo la notorietà del Santo era aumentata e molte persone portavano davanti a lui infermi, malati e posseduti dal demonio per far loro riacquistare la salute. Gli si rivolse anche l’amministratore della provincia dell’Armenia per far guarire la figlia, in precedenza portata ad Astarot. Dopo di essa i sacerdoti chiamarono il re Astiage, il quale ordinò che San Bartolomeo fosse flagellato e successivamente appeso in croce a testa in giù con del fuoco che lo soffocasse. Il santo resistette, tanto è vero che il re lo fece scorticare vivo dalla testa ai piedi. Gli occhi e la lingua, che rimasero illesi, servirono per l’ultimo periodo della sua missione apostolica.

La sua più importante ricognizione delle reliquie è stata quella del 24 agosto 1990 a Benevento: infatti viene ancora festeggiato dalla Chiesa Cattolica, tutti gli anni, in quel giorno. È considerato patrono dei dermatologi e pregato contro le malattie della pelle, le eruzioni cutanee, le infiammazioni e la psoriasi. Nell’iconografia è rappresentato mentre viene scuoiato o con un coltello in mano.

Nel Comune di Lucca gli è stata dedicata una chiesa a Formentale.

La zona è legata alla storia medievale del territorio lucchese e la chiesa rappresenta una testimonianza importante.

L’antico luogo di culto è localizzato vicino a Lucca, citato fin dal IX secolo (892 d.C.) in documenti relativi a discussioni giurisdizionali. L’edificio, sebbene rimaneggiato nel tempo, conserva un’abside originale del XII secolo e all’interno custodisce una scultura lignea di San Bartolomeo, attribuita a Matteo Civitali

Il complesso sorgeva originariamente nei pressi di un castello e la chiesa ha subito diverse ristrutturazioni, tra cui importanti ordini, nel Novecento, che ne hanno modificato l’aspetto, specialmente con un bugnato forte. L’abside in conci squadrati di arenaria è la parte più integra e risale al XII secolo. All’interno è presente una preziosa scultura lignea del tardo Quattrocento che rappresenta il Santo con il coltello, simbolo del suo martirio, caratterizzata da una notevole intensità psicologica nel volto. 

Nel Comune di Capannori, invece, non è da sottovalutare la chiesa di Ruota, anche essa dedicata a San Bartolomeo.

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Anna Romani

Mi chiamo Anna Romani, ho 29 anni e vivo a Lucca. Sono laureata in Scienze del Turismo e, da due anni e mezzo, ho il Patentino di Guida Turistica.

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