Colazione a Don Bosco – Un insolito panorama viareggino

Mi godo l’aria fresca e carica dei profumi della natura che si risveglia, che giungono dalla vicina Pineta, come un messaggio di speranza. Le delizie della primavera si mescolano a quelle del caffè e del budino di riso, uno dei migliori di Viareggio, che ho la fortuna di gustare in questa bella giornata.

I colori sono nitidi, il cielo pulito; davanti a me una visione da cartolina: incorniciata dalle piante rampicanti che crescono sui bordi della veranda bianca e rossa, si staglia la sagoma elegante della chiesa di San Giovanni Bosco, Don Bosco per noi viareggini.

Un filo di nostalgia, leggero come questo vento, mi scompiglia i pensieri. Proprio qui, al Caffè Lippi, venivo con mio nonno Arduino dopo la messa a Don Bosco. L’atmosfera accogliente, in stile provenzale e shabby chic, di questo storico bar, punto di riferimento del quartiere dal 1971, crea uno strano contrasto con le linee asciutte e moderne della chiesa antistante.

E col pensiero mi ritrovo nella penombra e nel silenzio del luogo di culto, dove tante volte ho cercato nella preghiera le risposte di cui avevo bisogno.

La chiesa fu costruita per volere del popolo nella metà del XX secolo. A quel tempo, la città viveva un’impetuosa espansione, e il quartiere Marco Polo, ancora semi-rurale e coperto da vaste pinete, era in pieno sviluppo. La cura delle anime dei suoi abitanti era affidata alla parrocchia di San Paolino ma, a causa della distanza e dell’aumento della popolazione, era sempre più insufficiente.

Nel 1949, per interessamento della signora Petri Morandi, venne allestita una piccola cappella in un garage di via Pola dove, il 20 febbraio venne per la prima volta celebrata la Messa. Nell’ottobre dello stesso anno, Don Roberto Picchi cominciò a curare la nuova comunità e si prodigò per l’istituzione della nuova parrocchia, intitolata a San Giovanni Bosco. Nel 2021, il piazzale antistante alla chiesa venne intitolato proprio a questo sacerdote.

Nel 1953 giunse l’erezione ufficiale a parrocchia, il 23 novembre. L’8 dicembre 1954 fu posta la prima pietra della nuova chiesa, progettata da Mario Gucci, e i lavori durarono fino a tutto il 1956. Finalmente, il 25 maggio 1957, il tempio venne consacrato e aperto al culto. L’area dove venne edificata la chiesa era allora l’estremità settentrionale del quartiere Marco Polo, ed era nota come Località Ai Pini Solitari, un nome che ben ne descriveva l’atmosfera.

Fu realizzato un edificio imponente, costituito da un’intelaiatura di cemento armato, e costituito da una navata principale e due navatelle. La facciata, con i suoi mattoni rossi a vista e la sua struttura a semipilastrini, vuol riprendere in chiave post-moderna l’architettura romanica pisana, diffusa nei nostri territori.

L’interno è arricchito da grandi mosaici dietro l’altare maggiore, e decorazioni in marmo statuario e granito rosso imperiale. Nella navata laterale destra è conservato, sotto una teca, un antico crocifisso ligneo dipinto, appartenuto alla famiglia pisana dei Conti Gualandi e donato nel 1963/’64 da Sergio Gualandi.

Come spesso accadeva a quei tempi, non fu realizzata la torre campanaria, ma solo un piccolo campanile a vela, dotato di bronzi della fonderia Lera di Borgo Giannotti.

L’ambiente della chiesa, con il soffitto altissimo, i volumi sgombri e gli imponenti mosaici, dà un’idea di maestosità, come nelle antiche cattedrali. Al tempo stesso, le linee asciutte, l’aspetto ordinato e l’ossatura in cemento a vista, riportano la mente su piani più terreni. La modernità propria di un quartiere appena nato e la rivendicazione del suo popolo di avere un luogo di culto come quelli dei propri padri.

La chiesa è diventata, sia dal punto di vista geografico che emotivo, il cuore del quartiere, assumendo un ruolo simbolico che trascende la sua funzione religiosa. Infatti, è proprio nel suo ampio piazzale si svolge il clou del Rione Marco Polo.

Don Bosco non è mai stata la mia parrocchia, eppure preziosi ricordi mi legano a questa chiesa, e quando ci entro sento un senso di solennità e di pace.

Una colazione nella veranda del Caffè Lippi, con vista sulla facciata del luogo sacro, è un’esperienza che ogni volta mi dà gioia. A pochi passi da qui, un altro angolo particolare e sconosciuto è pronto a sorprendere i passanti attenti: la porta alchemica di Viareggio.

Per chi ha uno sguardo attento e curioso, Viareggio è ricca di insoliti tesori, poco noti ai turisti e forse anche a tanti locali, che rendono questa città così speciale.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com