Ci sono luoghi che più di altri rappresentano l’anima di una città, posti che sono in grado di svelarti a prima vista l’essenza di un luogo, dove sembra di sentire l’eco di vite passate, di respirare atmosfere antiche.
A Venezia c’è il Caffè Florian, a Milano hanno la Scala, e noi abbiamo il CRO: Circolo Ricreativo Operaio Darsene.
Quello che ad uno sguardo superficiale potrebbe sembrare un semplice bar portuale affacciato su via Coppino, è in realtà un concentrato di storia cittadina. Nato nel 1919 come Club dei Calafati, fu originariamente il circolo della Lega dei Maestri d’Ascia e Calafati.

Alla fine del XIX secolo, quando ancora mancava ogni struttura di stato sociale e mentre l’ideologia socialista si diffondeva in Europa, gli operai cominciarono a costituire in tutta Italia le società di mutuo soccorso. Nel 1895 nacque a Viareggio la Società di Mutuo Soccorso fra Maestri d’Ascia e Calafati, che nel 1899 divenne Lega fra Maestri d’Ascia e Calafati.
Erano quelli gli anni d’oro della marineria e della cantieristica viareggina e la lega contava centinaia di iscritti.
Nel 1914 fu deliberato di costruire una sede, comprendente un circolo per gli iscritti, che fu finita solo nel 1919, a causa degli eventi bellici.

Fu uno dei principali poli cittadini del movimento operaio e antifascista, ma dopo la tentata rivoluzione del Biennio Rosso, vennero i tempi bui del Biennio Nero e la sede della lega e il suo circolo furono attaccati e saccheggiati dagli squadristi il 2 maggio del 1921. Gli squadristi rubarono anche il vessillo dei calafati, innescando i tragici eventi che portarono pochi giorni dopo all’omicidio di Nieri e Paolini.
Con il fascismo e la guerra le attività del circolo si fermarono, ma il 15 settembre 1944 la città di Viareggio venne finalmente liberata.
Il Comitato Liberazione chiese la riapertura delle sedi dei partiti, che erano state chiuse dal regime, ma gli Alleati, per prudenza, negarono il permesso. Così, per supplire a questo impedimento, si riaprirono intanto i circoli, che ebbero anche una funzione politica.

Nel 1945 venne riaperto il vecchio Club dei Calafati con il nome di C.R.O., Circolo Ricreativo Operaio, impiegando mobilia di recupero, suppellettili donate dalla popolazione e bevande prese a debito.
L’attività del nuovo circolo fu subito febbrile, spinta da una voglia di rinascita dopo le tragedie della guerra. Già il 14 giugno 1945, poco più di un mese dopo la capitolazione della Germania nazista, il C.R.O. organizzò una “gita campestre”. I primi segnali di nuova vita, dopo tanta morte e distruzione.
Non solo la voglia di tornare ad aggregarsi, ma anche quella di tornare a scambiarsi liberamente idee, dopo la censura del regime, era tanta. E il C.R.O. fu attivissimo nell’organizzare aventi culturali di ogni tipo, da convegni a concorsi di disegno e scrittura e proiezione di film, spesso in collaborazione con il “Gruppo Rinascita”. Questo grande attivismo culturale proseguirà negli anni, anche con eventi di primo piano, come l’organizzazione di uno spettacolo di canti popolari nel 1972. In quegli anni collaborarono con il C.R.O. personaggi del livello di Mario Tobino, Leone Sbrana, Luisa Petruni Cellai e Don Sirio Politi.

Nel 1948 venne organizzato il “Veglione Rosso” in Darsena, la prima festa rionale del carnevale di Viareggio. Più tardi, e fino agli anni ’70 in collaborazione con i pescatori locali verrà organizzata la “Sagra del Pesce Fritto”, con l’iconica padella gigante purtroppo persa nei meandri del tempo, da cui nacque nel 1971 il Carnevaldarsena.
Il legame con il quartiere rimase sempre molto forte, tanto che il giornalino del circolo per le giornate sportive-ricreative del 1965 fu intitolato “Il Darsenotto”.
Nei primi decenni del Dopoguerra, il “C.R.O. Darsenese”, che nel frattempo si era affiliato all’ENAL (Ente nazionale assistenza lavoratori), ospitò anche i delegati di sindacati e di cantieri navali per la firma di importanti accordi.

La sede era diversa da quella attuale, ed era composta dalla sala bar, da un ufficio, una “Sala conferenze, dibattiti e proiezioni” e dalla “Sala Rossa”, ovvero il locale adibito a convegni e riunioni.
Per decenni, il C.R.O. fu molto attivo anche nello sport, con l’organizzazione di eventi importanti quali la gara di nuoto Coppa del Tirreno, l’annuale partita calcio scapoli-ammogliati il palio dei gozzi, poi diventato Trofeo Coppa dell’Artiglio per patini e svariati tornei di biliardo.
Negli anni ’80 e ’90 divenne famoso tra i giovani locali come luogo di ritrovo della scena alternativa.

I tempi passarono e il circolo perse, gradualmente il suo fascino e la sua funzione sociale fino ad arrivare nel 2014 alla chiusura. Ma una volta toccato il fondo non si può che risalire e così, con una nuova gestione, fu rilanciato e oggi vive una nuova primavera.
Tra le più recenti e partecipate iniziative si annoverano le molte azioni a favore del martoriato popolo palestinese, come la grande manifestazione organizzata durante il passaggio del Giro d’Italia 2025 e il sostegno attivo alla lotta dei lavoratori della GKN.
Quasi settimanalmente vengono organizzati convegni, dibattiti, concerti, mostre e attività di ogni tipo, e quasi ogni sera la porta del bar è aperta verso la darsena ad accogliere passanti curiosi e affezionati avventori. Oggi al banco del C.R.O. va più il negroni del ponce, più il gin tonic del vino rosso, non si sentono più i canti socialisti, ma allegra musica pop. Eppure, tra cimeli nostalgici di un’epoca andata, popolata da marinai e comunisti, tra antichi quadri di velieri e sbiaditi ritratti di Lenin, tra disegni della Zorria e vecchi libri impolverati, si respira ancora un’atmosfera unica, che sa di storia. Passare una serata in questo antico locale del porto, è un’esperienza da fare se si vuole comprendere davvero l’anima di Viareggio.

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