Sorseggio uno spritz alla giuggiola, godendomi il ricco vassoio di antipasti, seduto a un tavolo proprio sotto il grande quadro di Garibaldi.
Davanti a me c’è il bel banco di legno, dal gusto un po’ liberty, dove generazioni di viareggini hanno preso il caffè o una bevuta. Il bel pavimento stile Tessieri è tirato a lucido e, in fondo alla sala, prima della saletta dove vengono organizzate le mostre, un antico specchio mi ricorda che sono nel più antico locale di Viareggio.
Il Caffè Così Com’è è aperto senza interruzioni dal 1903, ed è ancora in mano alla stessa famiglia da quattro generazioni. Già questo fatto sarebbe sufficiente a renderlo un luogo eccezionale ma, come ricorda una targa posta all’ingresso proprio accanto al riconoscimento di “Locale storico” rilasciato dalla Camera di Commercio, questo bel caffè fu il ritrovo clandestino degli antifascisti viareggini, durante il regime.

Raffaello Berti, detto Lello, decise di abbandonare la vita di comandante di lungo corso che l’aveva portato fino a Capo Horn con i celebri barcobestia viareggini, e di aprire un’osteria. Aprì la sua creatura all’incrocio con la via Cesare Battisti, e scelse per lei il nome di una barca che aveva incontrato in acque sarde. Dopo poco si unì a lui il fratello Guido, anch’egli uomo di mare, e poi Amelia, moglie di Guido e figlia di Giovanni Rossani, un garibaldino reduce dello sbarco dei Mille. La vecchia sede, troppo piccola, fu presto sostituita da quella attuale, dotata di sala d’ingresso, sala sul retro e orto viareggino.
Il locale divenne un ritrovo abituale di artisti quali Giovanni Murri, Oreste Paltrinieri, Alfredo Catarsini e molti altri. Manca all’appello Lorenzo Viani perché, dopo una giovinezza anarchica, divenne nazionalista e interventista, aderendo poi al fascismo. Invece la clientela del Caffè Così Com’è era composta da anarchici, socialisti e repubblicani. Fin dalla sua fondazione, alla parete fanno bella mostra di sé i ritratti di Mazzini e Garibaldi, che ancora oggi squadrano gli avventori. Qui si giocava a briscola e si beveva d vino rosso, mangiando anche qualcosa. Ma uno dei punti di forza era un particolare ponce inventato dallo stesso Raffaello e composto da cognac, rum, tanto anice, caffè, e una crema ambrata. Ancora oggi, dopo oltre 120 anni, si può ancora gustare il “ponce zio Lello”.
Durante il regime di Mussolini, il Così Com’è divenne ritrovo abituale di quanti si opponevano al fascismo, tra i quali ad esempio Elpidio Jenco.

Recita la targa posta da ANPI all’ingresso del locale:
“Questo caffè / frequentato da antifascisti / fu popolare luogo di / aggregazione. / Le sue sicure mura / conservarono la spontanea / socialità viareggina / e preziosi spazi / di quella libertà di pensiero / che un opprimente regime / avrebbe voluto spenta”
Nel 1932 la gestione passò a Vittoriano Berti, figlio di Guido, che la tenne fino al 1962, quando fu sostituito dalla moglie Lidia Benedetti. In seguito, passò all’attuale titolare, Guido, amante di arte e pittore per passione che, negli ultimi anni ha fatto entrare anche i figli Martina e Andrea. Un bel quadro di Domenico Ghiselli rappresenta il gatto rosso Fulvo, intento a mangiare pesce, ai tempi in cui qui veniva servito.

Da questo caffè è passata la storia della città. Lelio Maffei scrisse “Su la Coppa di Champagna”, inno del Carnevale, proprio tra queste mura.
Tra gli avventori celebri si annoverano anche il Ferdinand Guillaume e i campioni della Juventus Gaetano Scirea, Cesare Prandelli e Massimo Bonini.
Oggi il caffè è sede di continue mostre artistiche, anche di notevole interesse, ed eventi letterari e culturali. È inoltre punto di ritrovo per i Burlamatti e per Hop Frog Produzioni.
Quando vengo a Viareggio mi fermo sempre volentieri in questo antico caffè, dove posso sognare le tante storie del nostro passato.

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