Le Scuole Lambruschini: le prime scuole di Viareggio

Nel cuore della Vecchia Viareggio, sfigurata prima dai bombardamenti e poi dall’incuria dei miei concittadini, sorge un edificio che è sopravvissuto agli insulti del tempo: le scuole Lambruschini.

La sua elegante architettura di inizio XX secolo stride con le forme brutaliste delle adiacenti Poste Centrali, che cancellarono per sempre l’antico Battistero di Sant’Antonio.

Fu il primo edificio scolastico della città, usato da numerose generazioni di bambini, fino ai giorni nostri.

Molti illustri concittadini sono passati da qui.

Tra questi, anche mio padre, Giovanni Levantini, recentemente scomparso. Viareggino doc che ha contribuito tanto alla nostra città, con i suoi libri, i dipinti, l’attività di professore e di educatore, e che si può a buon diritto annoverare tra i grandi della nostra città. Non solo lui, ma gran parte della famiglia Levantini frequentò le aule delle Lambruschini, così come mia nonna materna, Franca D’Agostino, che più tardi diventerà una storica maestra di un’altra scuola cara ai viareggini: le Pascoli.

Fino al momento dell’edificazione delle Lambruschini, le esigenze scolastiche dei bambini viareggini furono assolte in locali di fortuna, spesso collegati alle chiese, ma anche in vecchi palazzi o, addirittura, in fienili e granai. Con la crescita della popolazione, questo tipo di soluzione divenne via via sempre più insostenibile.

Così, nel 1908 si decise di realizzare il primo edificio scolastico cittadino, composto da 16 aule. Il luogo scelto fu via Cavallotti, dove si trovava l’”Orto dei Frati“, cioè il terreno del convento di Sant’Antonio. Si trattava del posto in cui sorgeva l’antico cimitero cittadino, sorto intorno all’istituzione religiosa nei difficili anni in cui la città nasceva, il secondo dopo quello primordiale sorto intorno alla chiesa della Santissima Annunziata, già di san Pietro. Come nuova terra consacrata alla memoria dei defunti, fu scelto un campo di poco lontano, in via Cairoli, che all’epoca fu chiamata appunto via del Cimitero. Oggi al suo posto sorge l’Istituto del Sacro Cuore, noto ai viareggini come “Poveri Vecchi” e nella cappella dell’istituto si trova un memoriale del vecchio camposanto.

Per quanto riguarda l’intitolazione della scuola, fu scelto il pedagogista toscano Raffaello Lambruschini.

Il progetto fu affidato all’ingegner Goffredo Fantini (1857–1923) che fu, insieme ad Alfredo Belluomini, tra i maggiori autori dello sviluppo della Viareggio di inizio secolo, secondo lo stile liberty ed eclettico che contraddistinguevano l’epoca. Le sue opere, tra le quali spicca il Grand Hotel Principe di Piemonte, sono sparse per la città, dalle cappelle del Cimitero Monumentale al campanile della chiesa di San Paolino, purtroppo distrutto durante la guerra e ricostruito negli anni ’50, passando dalle molte graziose ville liberty che portano la sua firma.

Le scuole cittadine erano un’opera lungamente attesa e desiderata dalla popolazione, ma purtroppo, la loro inaugurazione non fu la festa che avrebbe dovuto essere.

A quell’epoca Viareggio era amministrata dal Commissario prefettizio Roberto Cassano, che rimase brevemente in carica: dall’8 luglio al 14 novembre 1910. Pochi mesi, ma sufficienti a rimanere -in negativo- nella memoria cittadina.

Il 13 ottobre, considerato che il 24 sarebbe iniziato l’anno scolastico, decise che l’inaugurazione della nuova scuola sarebbe stata la mattina di domenica 23. Decise inoltre che non sarebbe stata aperta alla cittadinanza, ma a solo a pochi invitati: il deputato locale, onorevole Giovanni Montauti, il Prefetto Vigliani, il Provveditore Cavanna, l’ispettore scolastico Valgimigli, il direttore didattico Giuseppe Riccioni e pochi altri personaggi in vista. Cittadini comuni, organizzazioni ed associazioni politiche, sindacali e culturali avrebbero potuto visitare il nuovo edificio nel pomeriggio.

Nella nota che il Commissario inviò si legge: “Gli inviti sono stati mandati in numero ristretto, perché la festa, causa del cattivo tempo, si farà in un’aula del palazzo, nella quale non possono entrarvi molte persone. Nel pomeriggio, però, è data facoltà al popolo di recarsi a visitare il bellissimo locale, costruito su disegno dell’egregio ingegner Fantini”.

Naturalmente nessuno credette alle pretestuose previsioni meteo, dichiarate ben dieci giorni prima dell’evento, per di più nel variabile autunno viareggino.

Il popolo disobbedì e la mattina del 23 ottobre si presentò in massa all’inaugurazione dalla quale era stato escluso. Intorno alle ore 10, all’interno si svolgeva la cerimonia e all’esterno un imponente schieramento di carabinieri e guardie di finanza teneva a bada la folla che circondava l’edificio.

Il repubblicano Eugenio Barsanti, eludendo la sorveglianza, riuscì ad entrare nella scuola e, nel momento in cui il Commissario Cassano cedette la parola al maestro Claudio Michetti, in rappresentanza del corpo insegnanti della nuova scuola, interruppe la cerimonia denunciando l’inqualificabile comportamento del Commissario stesso. Fu allontanato dalla forza pubblica e la cerimonia riprese, concludendosi poi al Grand Hotel Regina, dove si tenne un banchetto offerto dall’amministrazione comunale ai partecipanti.

Dopo che gli invitati si furono allontanati in carrozza, il Barsanti tentò di parlare alla folla, ma fu subito interrotto dal delegato di polizia.

Nelle prime ore del pomeriggio comparve in città un manifestino che invitava la popolazione alla “vera inaugurazione” della scuola. Così, intorno alle ore 16,30la folla si radunò nuovamente davanti alle Lambruschini, trovando porte e cancelli chiusi e presidiati dalla polizia, nonostante la promessa iniziale del Commissario.

Eugenio Barsanti e il socialista Narciso Fontanini si affacciarono dalla finestra di una casa davanti alla scuola per parlare alla folla ma il delegato di polizia si oppose ancora in quanto il discorso era “privo di autorizzazione” e, addirittura, fece schierare un plotone di cavalleria.

Nonostante tutto, la folla riuscì ad ascoltare ed applaudire un ordine del giorno letto dall’anarchico Ovidio Canova: “Il popolo viareggino indignato, protesta contro l’inqualificabile atto di violenza dispotica commesso dal Commissario Prefettizio, il quale ha oggi inaugurato, alla sola presenza di poche autorità, l’edificio scolastico, aspirazione legittima del popolo, a cui è stata preclusa l’entrata nell’edificio”.

Infine, la folla si disperse pacificamente. Nei giorni seguenti, sulla stampa locale e non solo, si registrarono prese di posizione delle associazioni politiche e sindacali contro il comportamento delle autorità.

Pochi anni dopo, anche Viareggio fu devastata dalla sciagura della Grande Guerra e la scuola fu trasformata in “Ospedale Militare di Riserva“, con capo medico Giuseppe Tabarracci.

Oggi le Lambruschini sono uno degli edifici artisticamente più sottovalutati della città e la loro storia è sconosciuta ai più, ma occupano un posto importante nel cuore e nei ricordi di tanti viareggini.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com