Innalzando lo sguardo dal baluardo di San salvatore, si nota l’immagine possente dello stadio Porta elisa, che nasconde nella sua semplice natura di cemento ed erba una storia di antico splendore, di un tempo dove lo sport era più che un semplice gioco, era una dimostrazione di valore e forza della propria città di riferimento, dove la gente si sentiva vicina agli atleti sul campo.
Ci immergiamo negli anni ‘30, in un Italia governata dalle direttive dell’allora governo fascista, in un paese che puntava ad una crescita non solo economica, ma sociale ed anche sportiva, in un intento finale atto a riportare il paese agli antichi fasti.

Nella piccola entità lucchese viveva un uomo di grandi ambizioni, che aveva sfruttato il suo carisma per entrare nelle grazie degli uomini vicini al partito nazionale:egli era Giuseppe Della Santina, ricco imprenditore pugliese dedito all’edilizia, nonché proprietario della squadra locale, la Lucchese;la sua creatura sportiva nata nel 1905 da tre appassionati lucchesi, ritrovatisi in Brasile per motivi lavorativi, per poi portare quel gioco nella loro terra, e fondare una società calcistica.

Della Santina possedeva il club come puro scopo di diletto ed amore per lo sport, ma comprese come il successo di esso lo potesse portare in alto nella reputazione locale e nazionale.
Grazie al sostegno dei vari uomini del partito lucchesi e non solo, si volse ad investire su un club che a quel tempo versava nella terza divisione da vari anni, ricercando per prima istanza un allenatore introverso, capace con le sue idee di catapultare il calcio a Lucca in egual maniera a quello che si trovava nelle grandi città come Milano, Bologna, Torino e Roma.

Erno Egri Erbstein

La scelta giunse dopo un viaggio del presidente nella sua terra natia della Puglia, approfittando della visione della squadra del Bari, che stava ammaliando il giovane e spensierato mondo del calcio nostrano, grazie al lavoro e al successo di un allenatore ungherese di nicchia, dal nome stravagante: L’ungherese Erno Egri Erbstein.

Ex calciatore, divenuto professionista in molte leghe tra Italia, Germania e Stati Uniti, .aveva compiuto varie esperienza da allenatore in piccole realtà nazionali come Cagliari e Bari.riceve dalle mani di Della Santina la totale libertà di poter costruire l’idea calcistica che aveva sempre sognato.

Tutto questo si avvera nel lontano 1933, all’interno di una Lucca silenziosa e taciturna nel panorama nazionale, specialmente in quello sportivo.

Sarà il sodalizio tra i due a generare successo, in primis la costruzione dell’odierno stadio Porta Elisa, completato nel 1935, ma il successo più importante fu quello di trasportare in sole tre stagioni la Lucchese dai lidi regionali della terza serie fino alla Serie A.

La città nei primi anni era timorosa nell’avvicinare quel misterioso allenatore arrivato per portare Lucca tra le grandi del calcio nazionale, un atteggiamento che era comune vedere al bar Savoia, il luogo di ritrovo del tifoso Lucchese;ma con i rapidi successi ottenuti tutto si trasformò in una gioia estrema, tanto che alcune volte sembrava che per il tifoso scambiare anche due convenevoli con Erbstein avesse lo stesso valore di un contatto con una creatura di un altro mondo.

Il lungo cammino raggiunse l’apice quando la Lucchese sul finire del campionato di Serie B del 1935/1936 raggiunse l’olimpo, ovvero la Serie A.Una scalata sportiva durata tre stagioni in cui Erbstein costruì un meccanismo perfetto, fatto di una ottima coesione di intenti personali con l’ambizione sfrenata di Della Santina, la serietà professionale mostrata sul campo, ma con una amorevole e paterna relazione con i suoi calciatori e con i tifosi, creando un forte legame che rendevano unica quella avventura.

Ma i segreti di quella lucchese erano purtroppo celati ai più attenti osservatori, proprio per quella loro caratteristica di trovarsi in un ambiente locale, sottostimato dalle alte dirigenze sportive, che all’epoca erano unite da quelle politiche:vari giocatori reclutati da Erbstein non possedevano il perfetto identikit dell’atleta fascista, gente come i due Bruno, Scher e Neri, dichiarati antifascisti mantenuti nelle categorie basse del calcio dagli organi sportivi del partito nonostante il gran talento, l’anarchico Libero Marchini, e uno dei pilastri della nazionale dell’epoca, il portiere Aldo Olivieri, il gatto magico, che recuperata la sua fama dopo gravi infortuni, era arrivato grazie alla lucchese nella nazionale del grande Vittorio Pozzo, quella capace di vincere tutto tra il 1934 e il 1938.

Fu lui in seguito a raccontare come negli ambienti della nazionale si era fascisti solo per salvaguardarsi, si pensava solo allo sport e alla propria carriera, tenendo sempre più lontani i propri pensieri per non ritrovarsi in spiacevoli situazioni, come quelle che erano capitate in passato ai neri, agli Scher e ai Marchini della situazione.

Tornando a quella mitica stagione 36/37, La lucchese di Erbstein riuscì a competere con i grandi club milanesi, romani e torinesi, battendo la rivale fiorentina in tutti e due gli scontri, mantenendo altissime posizioni in classifica per tutto il girone di andata, grazie ad un calcio propositivo ma mai scellerato, che a fine campionato rese grandi traguardi, come quello della imbattibilità casalinga nel nuovo stadio di Porta Elisa, unica squadra a compiere quel traguardo nella stagione.
Il campionato si concluse in una inaspettata settima posizione, all’esordio tra le grandi del calcio italico, a pari punti con la ben più famosa Ambrosiana-Inter, torneo poi vinto dal bologna, allenato da un altro famoso allenatore ungherese, Weitz, che subì peggiori scenari in futuro per colpa del regime fascista.

La scure del regime non risparmio neppure l’eroe di Lucca, il difensore delle mura calcistiche, poiché Erbstein proveniva da una famiglia di chiare origine ebraiche, che mise agli occhi dei gerarchi fascisti una particolare attenzione verso le sue mosse non solo sportive, ma di vita, e a questo si univa la particolare squadra che della Santina aveva permesso di far costruire al suo allenatore, dove il pensiero politico veniva lasciato perdere, per concentrarsi solo sul calcio.

La stagione successiva, oltre alle inevitabili cessioni delle stelle, si aggravò la situazione di Erbstein, si era alle porte della emanazione delle leggi razziali, la Federcalcio fascista aveva ormai pianificato di limitare quella lucchese troppo spregiudicata e piena di antifascisti e neutrali al pensiero del paese e del duce, e la minaccia si unì ad una grave malattia che colpì per tutto il proseguire di quell’anno Erbstein, che si ritrovò da “esiliato in cura medica”, costretto a dividersi dai suoi ragazzi, potendoli incontrare solo in fugaci incontri segreti, fino alle dimissioni caldamente spinte dagli amici gerarchi di Della Santina, stufi di quella situazione.

Quella Lucchese alla fine rimase in A nella stagione 37/38 con una sudata salvezza, ma ormai il paese intero aveva cambiato la sua direzione nel percorso della sua storia, e quelle possenti mura non potevano salvare le condizioni di vita che si prospettavano per Erbstein e famiglia, che lo portò ad accettare immediatamente la chiamata nel Torino, squadra che gli promise metodi di lavoro e protezione da quel clima aspro e accesso che con la promulgazione delle leggi razziali giunse al suo culmine.

Ancora oggi si dibatte sul perchè debbano essere ricordate queste storie sportive di un epoca segnata dalla sua estrema politicizzazione di tutti gli aspetti della vita, anche nello sport, ma abbiamo voluto concedere con queste poche e incomplete parole un omaggio ad un uomo e ad una squadra che spinsero Lucca in un ambito nazionale, che rendeva orgoglio alla arroccata fortezza toscana, libera di esprimere le sue unicità a tutto il mondo, non solo grazie ad un pallone, ma sopratutto perchè quel pallone, che rotola ancora oggi allo stadio di Porta Elisa, rappresentava il vero vivere del tempo, senza costrizioni e senza pregiudizi.

Stadio Porta Elisa
Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Commenta l'articolo

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Puoi utilizzare i tag HTML e gli attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>