La superbia di Martino fu da lui riconosciuta
solo in punto di morte.

Per dare prestigio
alla sua famiglia,
e per mostrare al mondo
del suo palazzo
la grande meraviglia,
non esito’ a far abbattere
la sacra icona
della Vergine Maria.

La sua vita si scompiglia
dopo la sacrilega apertura della finestra
che si affaccia
sulla piazza.

La gente passando di li
credeva di esser pazza.

Cotanta bellezza
venne deturpata
da quella pietra storta.

La sua bruttezza
era il castigo divino
per così grande sacrilegio.

Il diavolo si era impossessato
del palazzo.

Inutile sostituire
quella pietra maledetta.

Si starebbe storta di nuovo, per punire
con tanto dispregio
aveva compiuto
quel sacrilegio.

A monito eterno
per chi ha spalancato
le porte dell’inferno,
quel monolite,
che con Dio
ha scatenato la lite,
è ancora al suo posto.

Non è bastato
un tardivo pentimento
per procedere
al suo smantellamento.

Non bisogna
mai cancellare
immagini sacre,
bestemmiando Dio,
se non si vuol
incorrere nella sua ira.

Quel satanasso
che ha storto il sasso,
ha eretto anche un ponte
in quel di Borgo a Mozzano.

In cambio pretese l’anima
del primo che passasse di lì.

Il primato spettò
ad un gatto,
che svelto svelto
superò l’anfratto.

L’anima dei cristiani
fu salvata.

La superbia di Belzebù
fu per l’ennesima volta gabbata.

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Giovanni Parensi

Giovanni Parensi

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