Molti conoscono Forte dei Marmi grazie alle curatissime spiagge che da sempre la rendono una meta ambita per molti turisti e vacanzieri vip; tuttavia pochi sono a conoscenza della sua storia e per questo motivo oggi abbiamo deciso di dedicare la nostra attenzione proprio alle sue origini.

Il nome della località balneare ci porta subito a pensare alle montagne situate alle sue spalle, le Alpi Apuane, ricche di marmi. Un primo tracciato viario con lo scopo di collegare l’entroterra con la costa viene approntato già nel ‘500; è la cosiddetta Via di Padule, più tardi chiamata Via di Marina. La strada è necessaria per il trasporto dei marmi, poichè durante il dominio mediceo si registra un incremento dello sfruttamento dei bacini marmiferi di Seravezza. Per volere di Papa Leone X Michelangelo arriva in Versilia, e con l’aiuto di Benti il Buonarroti inizia i lavori per la costruzione della strada per trasportare i marmi delle cave di Ceragiola, di Tranbiserra e della Cappella. Il progetto – mai portato a termine – prevede di utilizzare i marmi versiliesi per la facciata della Chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Cos’è Forte dei Marmi negli anni immediatamente successivi al soggiorno di Michelangelo? Un lembo di terra paludosa, che serve da deposito per i marmi e da scalo per le navi che lo trasportano. Ancora nel 1564, infatti, è presente sulla spiaggia soltanto una capanna di legno, costruita come magazzino del materiale e ricovero dei guardiani in caso di pioggia. A questo punto è necessario fare un piccolo passo indietro: il porto di Motrone, da secoli utilizzato per i commerci lucchesi, in quel periodo perde d’importanza passando sotto il dominio fiorentino, che favorisce piuttosto lo sviluppo di Livorno. Proprio a causa della decadenza di Motrone torna quindi utile lo scalo di Forte dei Marmi, che ancora non esiste ed è genericamente chiamato ‘Marina’, vale a dire il litorale di Pietrasanta. Accanto all’estrazione del marmo è presente l’attività della lavorazione del ferro, che arriva principalmente via mare; il primo edificio in muratura viene realizzato all’inizio del ‘600 proprio come ‘Magazzino della Magona’, ed è ancora visibile nell’odierna Via Duca d’Aosta. Gli abitanti della zona intorno al magazzino iniziano ad essere chiamati ‘magazzinesi’ o ‘magazzeni’, mentre l’edificio serve anche da bastione armato ed è dotato di guardie.

Nel 1637 Ferdinando II ordina di sistemare nuovamente la strada al fine di trasportare a Firenze i marmi destinati alla facciata di Santa Maria del Fiore; verso la fine del secolo s’inizia la bonifica, le acque dei fiumi vengono incanalate nel Fiumetto e nel lago di Porta e nel giro di un secolo tutta la zona che va dalla foce del Cinquale fino a quella del Tonfano viene spartita in ventidue poderi. L’inizio del processo di antropizzazione della fascia costiera viene favorito dall’appoderamento della Macchia di Marina, che prevede, appunto, la divisione del territorio in porzioni; ogni assegnatario è tenuto a destinare una parte del terreno alla semina lasciando il resto come bosco.

Dal 1765 al 1790 è al potere il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena. La sua politica è attenta e lungimirante, volta all’ottimizzazione delle risorse: riduce la spesa militare e smantella gran parte delle flotte militari marittime; dopo aver siglato trattati di pace con gli Arabi si registra, infatti, un calo delle incursioni piratesche. Tuttavia è opportuno mantenere e rafforzare il sistema difensivo delle torri costiere lungo la riviera toscana: i presidi non perdono il proprio ruolo di difesa, ma diventano anche frontiera di controllo doganale e centro sanitario con il compito di controllare merci, uomini e animali introdotti nello Stato. Nel 1785 si procede quindi al “riattamento” del Motrone, all’edificazione di una nuova torre al Cinquale e alla costruzione di un nuovo Forte allo Scalo dei Marmi. Il progetto di costruzione prevede al piano terra il magazzino della dogana, la stanza per le persone in contumacia, la scuderia e la stanza per riporre i foraggi; al primo piano l’alloggio del castellano e della guardia della dogana e, al piano superiore, la caserma, la cucina, la stanza per il cannoniere, la S. Barbara, due batterie e una piattaforma. Il Fortino, costruito in linea con le esigenze dell’epoca, presenta al momento della costruzione una compatta struttura multifunzionale con un ampio edificio retrostante al bastione e ha angoli smussati verso il mare.

Nel corso del XIX secolo, lo scalo di Forte dei Marmi diventa nevralgico in tutta la Versilia, con un incremento del traffico commerciale sia d’importazione di cereali e di altri generi alimentari, sia di esportazione delle risorse del ricco territorio, quali marmi, olio, ferro, zolfo e salnitro. Per questo motivo un numero crescente di persone inizia a prendere fissa dimora nel territorio adiacente: si stima, infatti, che trecento abitanti (soprattutto marinai) si stabiliscano a Forte dei Marmi tra il 1821 e il 1822. Gente di mare dunque, contrapposta ai ‘terrazzani’ che vivevano nell’entroterra; addetti alla marineria che trasportano però pezzi di montagne, i blocchi di marmo, accatastati davanti al fortino.

Dagli anni Venti dell’Ottocento vengono concessi terreni con la facoltà di costruire nelle vicinanze del Forte magazzini e case, destinate anche ad accogliere i bagnanti estivi, nobili toscani che si recavano sulla costa per le “bagnature”; allo stesso tempo per volere del Granduca Ferdinando III si rinnova la vecchia via di Marina, chiamata all’epoca via Fernandea. Con l’avvio dell’attività balneare aumentano le esigenze del paese e le autorità pietrasantine decidono di sistemare il piazzale intorno al fortino e di fornire la comunità di un pozzo pubblico. Utilizzando il materiale e le pietre della ‘pompa’ dell’antica Posta di Pietrasanta (costruita nel 1594 e in uso fino al 1816) si fornisce quindi agli abitanti ‘marinelli’ un pozzo ‘pietrasantino’. L’acqua del pozzo è utilizzata per rifornire le navi in partenza e abbeverare gli animali che trainavano carri, carrozze e diligenze per il trasporto di merci e persone. Nel frattempo gli abitanti sono circa 700 e intorno al 1880 si costruisce un pontile caricatore in legno, fattore che fa aumentare vertiginosamente il commercio del marmo e gli abitanti del borgo, che diventano 1400 nel giro dei cinquanta anni successivi. Il paese sta per nascere ufficialmente, è dotato di una chiesa e di un campanile: S. Ermete è elevata al rango di parrocchia ed è autonoma da Querceta.

Agli inizi del XX secolo il Forte è già cambiato, il turismo si sta sviluppando e nel 1900 viene eretta anche una fontana. La fontana si compone di un parallelepipedo e una colonna realizzati in marmo e riporta l’emblema del Comune di Pietrasanta. Ben visibile la seguente iscrizione: “Il Municipio di Pietrasanta, Puliti e Frullani Sindaci, volle, compiendo il progetto Andreotti, arricchire il Forte dei Marmi d’acqua abbondante e salubre”. A quel momento dunque la località è ancora parte del Comune di Pietrasanta, che nel fornire acqua potabile per i residenti e i visitatori pone l’accento sulla sua appartenenza alla municipalità pietrasantina.

Pertanto poco più di cento anni fa Forte dei Marmi fa ancora parte del Comune di Pietrasanta, e da lì provengono il pozzo e la fontana. Al momento della prima sistemazione la stessa era allineata col pozzo, sul lato nord della piazza e non lontano dal bastione; per molto tempo è stata leggermente più indietro, all’ombra dei platani che una volta adornavano tutta la piazza. Due anni fa la fontana novecentesca è stata ripulita e di recente è stata spostata in avanti, collocandola in posizione avanzata rispetto al Fortino e fornendola di un’aiuola. Un visitatore con occhio poco attento ai dettagli potrebbe oggi pensare che il pozzo e la fontana siano i primi ‘segni’ della comunità del Forte, senza riflettere sul fatto che gli stessi sono stati forniti da Pietrasanta e costruiti con marmi di Seravezza. Fino a quel momento Forte dei Marmi è infatti parte del territorio di Pietrasanta e ancora nel 1900 gli amministratori lo scrivono a chiare lettere nel marmo della fontana.

Nel primo decennio del Novecento Forte ha circa 3000 abitanti e si inizia ad ambire all’autonomia. Il 1914 è l’anno della grande svolta: a seguito della proposta presentata in Parlamento dall’Onorevole Giovanni Montauti si sanciscono il distacco della frazione dal Comune di Pietrasanta e l’istituzione dell’autonomo Comune di Forte dei Marmi. Nello stemma viene inserito il Fortino come simbolo della comunità e da quel momento la località è indipendente da Pietrasanta.

La vocazione turistica di Forte dei Marmi, già emersa nell’Ottocento, diviene sempre più forte, tanto da farle guadagnare una posizione nella rosa delle migliori stazioni balneari del Mediterraneo. Oltre ai molti turisti, un nutrito gruppo di esponenti del mondo culturale e artistico, della nobiltà, della politica e dell’economia sceglie fin dagli inizi del XX secolo Forte dei Marmi come meta dei loro soggiorni, donandole la fama e la risonanza internazionale che tuttora detiene. Il resto è storia di oggi, fatta di residenze estive lussuose, hotel, stabilimenti balneari.. un mondo dorato che è lontano anni luce dalle origini del Forte, dai carri coi buoi che trasportavano il marmo alla marina attraversando i terreni paludosi già al tempo di Michelangelo, e che proprio per questo merita di essere ricordato.

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Gilda Maestri

Toscana innamorata della sua terra, dei paesaggi e delle bellezze artistiche: accompagnatrice e guida turistica.

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