Villa Paolina

Avete mai avuto la curiosità di visitare Villa Paolina? Chi abita a Viareggio e non è giovanissimo magari ci sarà entrato mille volte per andare a scuola (per decenni l’edificio ne ha ospitata una), ma molti probabilmente non conoscono bene la storia di questa palazzina, situata alle spalle di Piazza D’Azeglio. Per arrivarci dobbiamo attraversare Piazza Shelley e questo ci permette di inquadrare meglio il periodo storico in cui la villa fu progettata. Il poeta inglese Shelley venne ritrovato sulla spiaggia dopo aver fatto naufragio e più o meno in quel punto sorge anche la nostra villa Paolina. Viareggio nel 1822 era appena nata, con pochi edifici presenti e all’inizio della sua evoluzione come località balneare; era già presente la darsena, ma intorno al canale Burlamacca c’era ben poco di costruito e questo punto era vicino alla spiaggia e alla pineta.

Come mai Paolina decide di costruire qui una delle sue residenze? La sorella minore di Napoleone fin da giovanissima si fa notare per la sua bellezza e la sua vivacità, si sposa due volte (prima con un ufficiale francese, Leclerc, e poi col principe romano Camillo Borghese) e durante la sua vita ha diverse relazioni molto chiacchierate. In realtà i matrimoni sono orchestrati dal fratello e Paolina si dimostra sempre inquieta e insoddisfatta, finendo per passare lunghi periodi a Parigi lontana dal marito, indicendo feste e sfoggiando toelette sofisticate e lussuose. Con la fine dell’impero napoleonico però le cose cambiano: tutta la famiglia risente del crollo di Napoleone, si disperde in varie città e non dispone più di risorse economiche inesauribili. Paolina tenta invano di riavvicinarsi a Camillo Borghese, che a suo dire la tradisce e si comporta male con lei. Durante l’esilio all’isola d’Elba Paolina va a trovare il fratello e quando Napoleone fugge anche lei lascia l’isola col progetto di raggiungere la Francia. Prevede uno scalo a Viareggio, da dove sarebbe dovuta partire un’imbarcazione predisposta per lei. Appena la sua imbarcazione arriva nel Burlamacca Paolina viene però notata e con l’aiuto di alcuni nobili lucchesi viene ospitata forzosamente nella residenza della sorella Elisa a Compignano, vicino al monte Quiesa. Felice Baciocchi, il marito di sua sorella Elisa, aveva acquistato la villa seicentesca nel 1812 dalla famiglia Mansi. Paolina vi abita circa due mesi, tenuta sotto sorveglianza militare da parte di ben 80 militari austriaci per evitarne la fuga. Da qui accusando problemi di salute riesce a raggiungere Bagni di Lucca ed ottiene infine il permesso di trasferirsi a Roma, dove risiedono tre dei suoi fratelli; dopo varie battaglie legali nel 1816 può rientrare a Palazzo Borghese, le viene garantita una rendita ed ha a disposizione un appartamento. L’inquieta Paolina però decide di acquistare una proprietà della famiglia Colonna Sciarra e di ristrutturarla chiamandola Villa Paolina, nome che la principessa adotta da ora in poi per tutte le sue abitazioni. Nella nuova residenza romana Paolina continua a condurre una vita dispendiosa, tra alti e bassi di salute e il dolore per la perdita della sorella Elisa. Qualche anno dopo, nel 1820, incontra un giovane musicista catanese, Giovanni Pacini, che inizia a frequentare nonostante i molti anni di differenza: Pacini ha infatti ventiquattro anni, mentre Paolina ne ha quaranta. Il giovane compositore è di famiglia toscana, ma nasce in Sicilia durante una trasferta dei genitori, entrambi cantanti lirici.

Nel 1821 due avvenimenti segnano Paolina: Napoleone muore e Pacini viene nominato Maestro di Cappella da Maria Luisa di Borbone. Paolina decide quindi di trasferirsi a Lucca per stargli vicino e acquista una proprietà a Monte San Quirico, ribattezzandola Villa Paolina come la casa di Roma. Nello stesso periodo decide però di farsi costruire una nuova residenza anche a Viareggio, che è il porto del Ducato di Lucca e che grazie agli ultimi interventi di bonifica si sta trasformando in una piccola cittadina. La principessa però è spinta soprattutto dalla sua storia d’amore con Pacini a spostarsi a Viareggio: il compositore infatti possiede un’abitazione poco lontano da li (lungo il Burlamacca, dove oggi termina Via Paolina) e vi risiede fino al 1857.

Paolina richiede dunque a Maria Luisa di Borbone un appezzamento di 220 braccia lucchesi a nord del canale Burlamacca ed affida il progetto all’architetto Lazzarini (già noto a corte per i suoi lavori alla villa di Marlia e alle Terme a Bagni di Lucca). Il progetto della ‘villa di delizie’ prevede un palazzo di forma compatta verso l’esterno e totalmente aperto in due ali a due piani verso l’interno. Sulla parte lato mare vengono edificati gli appartamenti della principessa e dei suoi ospiti, su quella opposta gli ambienti per il personale di servizio, le cucine e la sala da pranzo. I colori non erano quelli che vediamo adesso: l’intonaco era di un verde tenue e il colonnato che sorregge il balcone del primo piano lato mare aveva anche lo scopo di ombreggiare le camere da letto degli ospiti e la biblioteca della principessa. Si tratta di colonne doriche, classiche, quasi a suggerire come la padrona di casa fosse una dea: Paolina è una donna bellissima, già immortalata nel 1804 da Canova come Venere vincitrice, e la residenza ha tutte le caratteristiche per esserne il rifugio.

L’edificio viene costruito a breve distanza dal mare e grazie alle molte finestre e porte finestre dal salone centrale la vista spazia nelle quattro direzioni, dal mare ai monti ed essendo sempre in contatto con la spiaggia e la pineta. La sala da pranzo presenta delle decorazioni simili a quelle della sala da pranzo di Palazzo Ducale di Lucca, con scene mitologiche e paesaggi con rovine. Le scene rappresentano l’amore tra Angelica e Medoro (simboleggianti Paolina stessa e Pacini) e vi sono molte allusioni alla committente rappresentata come Venere. Nella camera di Paolina le decorazioni si limitano invece ai vani delle finestre, sormontate da un nastro in forma di fiocco: simbolo del nodo d’amore tra Venere e Cupido. Niente viene lasciato al caso nel nido d’amore di Paolina e Giovanni Pacini: dietro l’edificio è presente un grande spazio coltivato come un giardino, con una coffehaus, roseti, vigneti e persino una piccola montagnola artificiale, che permette di superare con lo sguardo le alte mura di recinzione e guardare verso il mare aperto. Nello spazio a nord del parco è presente un giardino all’inglese e viene allestito anche un piccolo teatro. Oltre la strada, verso sud, la villa dispone di un altro spazio adibito a giardino e orto, con tanto di vigneti e viali alberati. Paolina tuttavia vive soltanto un breve periodo felice in questa residenza, dal momento che Pacini si allontana da lei e dopo qualche tempo si sposa.

Paolina ha gravi problemi di salute e torna a Roma, dove muore nel 1825. La villa di Viareggio viene ereditata dalla sorella Carolina, che non apporta grandi cambiamenti nell’arredamento e mantiene il perfetto equilibrio tra il gusto inglese, quello francese e quello italiano presente in tutte le residenze di Paolina. Vengono tuttavia apportate delle modifiche (ad esempio viene sopraelevata fino al secondo piano l’ala che fino a quel momento era ad un solo piano) e vengono introdotti quadri e busti celebrativi della famiglia Bonaparte. Quando muore Carolina, nel 1847, gli eredi vendono la villa a due possidenti lucchesi, Francesconi e Giberti. Questi la rimettono immediatamente in vendita e nel 1853 la villa senza alcuna modifica viene acquistata dal barone Tommaso Ward, consigliere di Stato e gran finanziere di Carlo Ludovico duca di Lucca. Ward commissiona delle modifiche al piano terra, trasformando due delle camere dotate di alcova in un salotto e in un’anticamera. La decorazione di questi ambienti viene affidata a Francesco Bianchi, già pittore di corte a Lucca, che copre le decorazioni originarie sui toni del verde con una decorazione ‘pompeiana’ ancora visibile.

Nel 1858 la villa passa nelle mani di Vittorio Papanti, pisano, ciamberlano del Granduca di Toscana, che fa apportare altre modifiche; ad esempio fa chiudere la serliana al primo piano e fa ristrutturare la facciata con l’utilizzo dei finti mattoncini e l’impiego di un altro colore, modificando anche le finestre e il balconcino sopra la porta d’ingresso. La sala principale viene ricoperta di seta rossa e il soffitto viene decorato con gli stemmi di famiglia e decorazioni a tema marino che celebrano Apollo e Anfritrite.

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Nel 1870 il palazzo viene acquistato dal Real Collegio di Lucca e a quel punto la struttura viene adeguata alle esigenze di un convitto estivo: viene creata una cappellina al piano terra, tutta l’ala delle cucine viene allargata e rialzata fino al secondo piano, mentre spariscono le piccole scale di collegamento tra il piano terra e il primo piano. Vengono creati un dormitorio e un refettorio e nell’ampliamento il palazzo perde la sua eleganza, divenendo piuttosto tozzo. In quegli anni le proprietà attigue alla villa (il giardino, gli edifici adibiti a scuderia etc) vengono smembrati e venduti; a cavallo tra ottocento e novecento infatti Viareggio si sviluppa notevolmente dal punto di vista turistico e la città finisce con l’inglobare la villa, mentre i terreni circostanti vengono lottizzati ed edificati.

Nel 1920 il Real Collegio vende i terreni del giardino a sud, mentre l’edificio viene dato in affitto al Comune, che lo adibisce a sede scolastica. L’anno successivo il Comune decide di costruire ex novo un nuovo edificio nel giardino a nord, che viene così completamente distrutto. Nello spazio tra i due edifici viene addirittura creata una strada, che solo pochi anni fa è stata chiusa creando una specie di piccolo giardino. La situazione resta invariata fino ala fine degli anni sessanta, quando si decide di restaurare il palazzo; inizialmente vengono recuperati gli spazi al piano terra, che vengono utilizzati come spazi museali , poi dagli anni novanta fino al 2005 vengono recuperati anche gli appartamenti di Paolina con un restauro completo.

In circa duecento anni Villa Paolina vede quindi nascere e crescere Viareggio: nel 1822 la località era ancora lambita dalle pinete e pochissimo abitata, quando passa di proprietà alla fine dell’ottocento la cittadina inizia ad essere rinomata come luogo di villeggiatura, mentre durante il periodo in cui viene utilizzata dal Real Collegio l’urbanizzazione sta trasformando a grandi passi il paesaggio viareggino. Negli anni ‘20 del novecento Viareggio assiste ad uno sviluppo turistico notevole, che porta alla costruzione degli edifici in stile liberty che la contraddistinguono e che troviamo anche di fronte all’ingresso di Villa Paolina, ormai inglobata nel tessuto urbano e priva dei suoi originari spazi verdi.

Da qualche anno a questa parte la proprietà è stata recuperata e le sue sale sono adibite a spazi museali, mentre gli appartamenti della principessa sono stati perfettamente restaurati. Oggi chi si affaccia dal balcone non vede più il mare, ma soltanto la strada e in lontananza un piccolo tratto di pineta, tuttavia gli spazi sono ancora di grande suggestione e fanno parte della storia di Viareggio.

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Gilda Maestri

Toscana innamorata della sua terra, dei paesaggi e delle bellezze artistiche: accompagnatrice e guida turistica.

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