Santissima Trinità Lucca

Per una volta lasciamoci alle spalle il centro della città, camminando lungo l’antico asse viario romano che va da ovest a est: oltrepassiamo Piazza San Michele, seguiamo Via Santa Croce e arriviamo sulla Piazza Santa Maria Foris Portam. Ci troviamo così facendo già oltre il limite delle mura romane, ovvero al di là di quella che era l’estensione della colonia Luca in epoca romana. Ancora pochi passi e avremo davanti a noi una delle due porte medievali ancora esistenti, caratterizzate da torrioni cilindrici: la porta San Gervasio (inizialmente dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, anche chiamata porta dell’Annunziata), terminata a metà del XIII secolo. Le due torri in origine erano dotate di una merlatura e collegate tra loro da un camminamento; a protezione del varco esisteva un fossato con ponte levatoio. Oggi le due torri sono civili abitazioni, la porta è stata restaurata e l’acqua continua ad accompagnarci lungo via del Fosso.

Uscendo oltre il varco possiamo ammirare dietro di noi i due torrioni di arenaria e calcare, testimonianza di quelli che erano i confini della città medievale; passiamo ora oltre il ponte, dando un’occhiata alla sequenza dei caseggiati. Palazzi rinascimentali, costruzioni eleganti, ma anche edifici più semplici, dotati però spesso di terrazze o verande ai piani alti: è la Lucca dei setaioli, che aveva bisogno prima dell’acqua e poi dell’aria per asciugare le pezze di seta appena tinte. In alcune centinaia di metri possiamo quindi leggere, tra le strade e le piazze, l’evoluzione storica e l’ingrandirsi del tessuto urbano nel corso dei secoli.

Santissima Trinità Lucca

Ma le cose da scoprire non finiscono qui: poco più avanti, sulla destra, una piccola chiesa ci invita ad entrare. La chiesa dedicata alla SS. Trinità ha una facciata semplice, che ricorda lo stile architettonico di Ammannati: uno stile presente in molti palazzi dell’epoca, ovvero degli elementi in bugnato a marcare le linee, i contrafforti, le finestre, ma per il resto superfici sobrie, volumi poco movimentati; in questo caso non abbiamo di fronte a noi un edificio in stile romanico, con mille colonnine e ricche decorazioni in pietra, ma una piccola chiesa ultimata verso la fine del cinquecento, che custodisce all’interno diverse opere pregevoli. Una su tutte, tuttavia, raccoglie da sempre la venerazione dei lucchesi: la cosiddetta Madonna del latte, un altorilievo collocato sulla navata destra. Le dimensioni di quest’opera di Matteo Civitali (l’artista più importante del Quattrocento lucchese) non sono imponenti, ma grandissime sono la maestria e la forza espressiva dello scultore, che riesce a modellare una figura di estrema dolcezza e plasticità usando un blocco di marmo dalla profondità ridotta. La Madonna del latte viene raffigurata come una giovane donna, una popolana, nell’atto di allattare il suo bambino, ma per i lucchesi questa è la Madonna della Tosse: da sempre viene invocata in aiuto dei sofferenti con affezioni polmonari, e chissà quante preghiere sono state rivolte alla Madonna davanti a questa opera, ritenuta miracolosa fin da quando era collocata nella chiesa di San Ponziano (l’attuale libreria della IMT). Volgiamo lo sguardo verso l’altar maggiore, dove campeggia una grande tela di Pietro Paolini, pittore del periodo barocco nato a Lucca ai primi del Seicento e formatosi a Roma: si tratta di una Trinità con Madonna e Santi, nello stile tipico del Paolini, certamente però non la sua opera migliore. Il nostro sguardo è subito attirato verso l’alto: la chiesa è piuttosto piccola, con una volta a botte, ma alle spalle dell’altare e nella parte superiore dell’edificio si apre una sala magnificamente decorata, sorretta da colonne. Si tratta del cosiddetto ‘coro delle monache’, dove troviamo alle pareti sei tele a tema biblico, opera di Domenico Brugieri, pittore lucchese attivo tra la fine del Seicento e i primi del Settecento; sulla volta, invece, un affresco raffigurante di nuovo la Trinità, attribuito a Pietro Sorri, (pittore di area senese, a Lucca nel Seicento). Il ricco impianto figurativo del coro, d’impronta barocca, viene infine incorniciato con maestria da un terzo pittore, il lucchese Pietro Scorzini, che porta a Lucca la ‘moda’ del quadraturismo (genere pittorico dove vengono realizzate architetture dipinte, con una prospettiva spesso illusionistica).

Santissima Trinità Lucca

La navata sinistra della chiesa ci mostra invece un’opera di Pietro Nocchi, pittore romano di famiglia lucchese, che si trasferisce a Lucca nel 1806, passata l’anno prima sotto il principato di Elisa Bonaparte Baciocchi; Nocchi ha buone relazioni coi nobili locali e dipinge diversi ritratti dei patrizi lucchesi, come ad es. quello della marchesa Buonvisi. A Lucca il pittore insegna disegno e pittura presso i locali istituti, ha incarichi da parte di Elisa Baciocchi, e più tardi, su incarico di Maria Luisa di Borbone, è membro onorario della commissione incaricata della conservazione delle Belle Arti. Il suo è uno stile neoclassico, celebrativo, molto amato a nelle corti e nei palazzi lucchesi, e in questo caso ci fa fare un salto in avanti nel tempo, fino ai primi dell’Ottocento.

Prima di uscire diamo un’ altra occhiata all’altare, senza dimenticare che questa piccola chiesa è anche conosciuta come ‘chiesa delle Barbantine’: nella teca troviamo infatti il sarcofago con le reliquie della Beata Maria Domenica Brun Barbantini, fondatrice dell’ordine religioso. L’urna è opera di Bruno Lucchesi, uno scultore contemporaneo nato vicino a Lucca, ma molto conosciuto negli Stati Uniti, dove vive da tempo. L’urna è stata realizzata nel 1996 a Pietrasanta, dove per la sua opera in bronzo Lucchesi si è avvalso delle Fonderie del Chiaro.

Santissima Trinità Lucca

In una piccola chiesa troviamo quindi oltre cinque secoli di storia lucchese: la venerata Madonna della Tosse, i dipinti e gli affreschi del coro, le tele di Paolini e di Nocchi, infine l’opera di Lucchesi che traghetta le spoglie della Beata nel ventunesimo secolo.

Torniamo alla luce del sole, appena usciti e proprio di fronte vediamo un portale in pietra, che segna l’ingresso di un giardino.. chissà cosa troveremo all’interno? Se vorrete proseguire la passeggiata virtuale lo scopriremo presto insieme.

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Gilda Maestri

Toscana innamorata della sua terra, dei paesaggi e delle bellezze artistiche: accompagnatrice e guida turistica.

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