La Garfagnana gotica di Pietro da Talada

Conosciuta per le numerose chiese romaniche, la Garfagnana custodisce anche un passato gotico. Il territorio, al nord ovest di Lucca, segue il corso del Serchio fino al confine con l’Emilia-Romagna; il paese dei Lombardi come dicevano i Garfagnini. Ma oggi visitiamo i borghi dove sono rimaste delle opere gotiche di un pittore chiamato fino ad alcuni anni fa: il «Maestro del Trittico di Borsigliana». Nell’aspettativa di seguire il percorso dal vivo con me, vi propongo un viaggio virtuale sulle orme di Pietro da Talada.

Abbiamo seguito la creazione del Trittico di Borsigliana (1468) opera del pittore Pietro da Talada in una puntata precedente. Oggi vedremo come durante il dominio Estense (dal 1429 in poi), l’Appennino Tosco-Emiliano era un passaggio obbligato fra i due versanti. I viandanti, i pellegrini della via Francigena, i commercianti, le mandrie di pecore, capre e mucche percorrevano i territori della montagna. Terra di confine, la Garfagnana diventò in questo momento un territorio di passaggio. Andiamo in Garfagnana sulle orme del Maestro a vedere le opere rimaste, ma prima vi spiego quale erano le influenze artistiche nel ‘400.

Poco tempo fa è tornato nella chiesa di San Pietro Apostolo, il suo luogo di origine, il trittico Ringli del maestro di Sant’Ivo. La chiesa si trova ad Avenza, frazione di Carrara e l’opera risale al 1438. Di fronte ad essa, c’è anche un’opera del Maestro di Barga, la «Madonna col bambino» lo stesso pittore del Crocefisso ligneo del Duomo di Barga. Nella Chiesa di Santa Maria Assunta di Stazzema si trova l’opera più importante del ‘400 in Versilia: uno pseudo trittico di Pietro da Talada. Sono tutte opere gotiche apprezzate nei territori Apuani e dell’Appennino. Questo gusto arcaico nel‘400 Rinascimentale è legato alla cultura e ai modi di vita di questo vasto territorio montano.

Cronologicamente Pietro da Talada è da inquadrare fra due grandi momenti della storia dell’arte: il gotico, al quale appartiene la sua pittura e il rinascimento in quanto è il periodo della sua più importante opera, il Trittico di Borsigliana. Intorno alla bottega del Lorenzo Ghiberti (1378-1455) a Firenze si sviluppa il primo Rinascimento con la partecipazione di Masaccio, Donatello, Luca Della Robbia, e la presenza del Brunelleschi amico di questi grandi artisti. Questo nuovo stile definito da Giorgio Vasari «Rinascita», sarà chiamato «Rinascimento” solo alla metà dell’800. Diventa maturo in un secondo momento con la bottega di Andrea Verrocchio (1435-1488), quando l’invenzione della grazia e dell’umanesimo sono guidate in arte dal Verrocchio con Leonardo, Ghirlandaio (primo maestro di Michelangelo), Perugino (maestro di Raffaello) e Botticelli (maestro di Filippino Lippi). Non può Pietro da Talada non conoscere questi artisti. Il nuovo stile sta conquistando tutto l’Italia come nuova arte di corte, quella delle grandi Signorie, e spinta anche dal papa. D’altronde, cresciuto sul lato Reggio-Emiliano dell’Appennino il pittore è a conoscenza dell’arte della corte Estense di Ferrara, con degli artisti come Ercole de Roberti, Cosmè Tura, Francesco del Cossa. I maestri Ferraresi hanno un’influenza importante, presenti anche a Borsigliana con l’altro trittico della chiesa (1503) del ferrarese Lorenzo Costa. Nella stessa chiesa troviamo dunque uno di fronte all’altro due opere dal gusto gotico. Questo territorio non lascia affatto il gusto gotico forse perché la gente è attaccata e fedele alle tradizioni montane e non si riconosce nell’umanesimo, visione nuova dell’uomo per le nuove corti. Invece il gotico internazionale di un Simone Martini o di un Gentile di Fabriano sono ancora i modelli dominanti per chi guarda i fasti del passato.
Questo accade anche a Firenze, Cosimo il Vecchio (1389-1464) committente amatissimo di Donatello, per la rappresentanza pubblica appoggia lo stile «rinascimentale» più moderno liberato dagli sfarzi tardo gotici; ma per gli ambienti privati del Palazzo di famiglia (Medici Riccardi) chiama Benozzo Gozzoli (1420-1497) allievo del Beato Angelico e collaboratore del Ghiberti, per affrescare la Cappella dei Magi. L’artista utilizzò materiali rari e costosi, quali i lapislazzuli destinati ai fondali azzurri, le lacche lucenti e le foglie di oro puro che brillavano al buio.

Insensibile allo stile nuovo, anticlassico e radicato sul gotico, Pietro da Talada usa una tecnica che piace a questa gente povera, semplice, credente e operosa dell’Appennino. C’è una comunità di pensiero su entrambi i lati delle montagne fino al lungomare della Versilia. L’uso dei lapislazzuli, del fondo d’oro, delle figure arcaizzanti facili da riconoscere, fanno del nostro pittore la star del momento. Tutti lo vogliono e scelgono le sue opere malgrado la necessità di pagamenti ingenti per molti anni. Il pittore privilegia il soggetto sagomato utilizzando verosimilmente dei patroni per riprodurre le sue Vergini, Bambini e Santi come si usa nell’affresco. Per ciò da un’opera all’altra ci sono delle somiglianze. I soggetti alludono alla simbolica dei personaggi, messi in rilievo da una ricchissima decorazione con fondo d’oro, lapislazzuli e punzonatura. La luce deve rendere splendente la rappresentazione nello scopo di aiutare le preghiere. Non inventa o crea cose nuove ma riesce a trovare modelli e tecniche per portare avanti i suoi quadri. Per esempio riprende da un calco derivato da un niello di Maso di Finiguerra (1426-1464) la «Madonna col Bambino in trono» per il Santuario di Corfino. Quest’artista fiorentino era orafo, niellatore e disegnatore. Aiutò il Ghiberti nella seconda porta del Battistero di Firenze. Nel 1452 ebbe l’incarico di eseguire, su disegno del Pollaiolo, una “Pace” niellata per il Battistero di Firenze. Questo fa capire che Pietro da Talada è perfettamente aggiornato e fa le sue scelte artistiche per i committenti montani della Garfagnana e dell’Appennino.

Percorso virtuale delle opere di Pietro da Talada

Ecco i luoghi di Pietro da Talada in Garfagnana, a Lucca e in Versilia:

Barga

Chiesa di San Francesco «Madonna col Bambino», è stata attribuita a lungo al maestro di Borsigliana per mancanza di fonti. Oggi lo stile è attribuito a un altro pittore, di cultura figurativa fiorentina, forse Baldassare di Biagio, attivo a Lucca in questo periodo.

Capraia di Pieve Fosciana

Chiesa di Santa Maria, pala della «Madonna col bambino che impara a leggere con un sillabario», San Cristoforo e Giuseppe (i santi sono più tardivi, 600/700). In un’ancona barocca. Opera di rara composizione perché raffigura il Bambino nell’atto di imparare a leggere con il sillabario.

Pietro da Talada - Capraia

Corfino

Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso, polittico «Madonna col Bambino in trono, San Lorenzo e San Giovanni Battista».

Pietro da Talada - Corfino

Borsigliana

(capolavoro, il più interessante), Chiesa di Santa Maria Assunta, il «trittico della Madonna col figlio e i santi Nicola e Prospero». L’opera meglio conservata del pittore.

Pietro da Talada - Borsigliana

Rocca Soraggio di Sillano

Chiesa di San Rocco, opera lignea del Volto Santo (XIII). Qui si trovava un trittico con «la Madonna in trono, una rosa in mano e con il Bambino», e un San Giovanni Battista entrambi oggi al museo Guinigi di Lucca.

Vitoio di Camporgiano

Chiesa di Santa Maria Assunta, al centro statua marmorea del 500, ai lati i dipinti Sant’Antonio di Padova, San Pietro, San Giovanni Evangelista, San Domenico.

Stazzema

“Madonna Assunta”, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Stazzema (Lucca), uno pseudo trittico che si può ammirare sulla parete sinistra dell’altare maggiore, l’opera pittorica più importante della Versilia per il ‘400.

Lucca

Museo Nazionale di Villa Guinigi:

  • «Madonna con Bambino in trono» grazie a una foto dell’opera prima della decurtazione conosciamo il nome del pittore, del committente e la data.
  • «San Giovanni Battista»
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Capitato a Barga dopo una vita piena passata fra Marsiglia e Parigi, ho masticato libri, monumenti e opere d’arte con passione e piacere. Punto di arrivo e di partenza, per me il lavoro di guida turistica mi permette di mettere insieme le cose che mi fanno stare bene. Mi relaziono con gente da qualsiasi parte della pianeta, a patto che parlino francese o italiano. Collego la storia, l’archeologia o l’arte col territorio, senza dimenticare l’enogastronomia e la cultura italiana.
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