Metà febbraio, mattina, ore 10.

Avanti a me, Marco Pomella e il suo primo libro.

Facciamo due chiacchiere (che stavolta non sono su Lucca città…).

Ebbene, mezz’ora in questo delizioso ambiente (un book-club a Lido di Camaiore) a respirare il profumo di aromi speziati, odori di pagine di libro e di gustosi caffè, e già le vibrazioni positive decollano e rinvigoriscono. Se poi ci mettiamo che il Pomella, con dovizia e professionalità, riesce in pochi minuti a coinvolgerci riassumendo la vivida passione impiegata nello scrivere “La storia di Viareggio. Dalla preistoria ai giorni nostri”, opera di dieci capitoli sulla ridente località balneare tirrenica, il passo è fatto e piovono energie preziose e vitali!

Marco Pomella è un giornalista che vive in Versilia da una quindicina d’anni senza aver affatto perso il simpatico e caldo dialetto della città d’origine: è un ‘romano de Roma’ e si sente benissimo! Ergo, la prima cosa che ho pensato mentre lui diceva di sé, di come è piovuto qua, delle testate per cui ha lavorato e del suo ‘Versilia Today’ quotidiano online nato nel 2011, è che ha scritto un libro su Viareggio pur non essendo nativo viareggino, cosa non da poco, oltretutto considerato il successo che sta ottenendo.

E il Pomella che fa? Quasi mi avesse letto nel pensiero o forse perché già in molti gli hanno rivolto il quesito, mi anticipa sull’origine di quest’avventura capitata per caso, di certo non perché nei suoi sogni albergasse l’idea di un libro, e lo dimostra il fatto che l’unica sua prova narrativa, quel racconto scritto vent’anni fa, finì in un’antologia e lì rimase senza alcun desiderio di dargli un seguito.

Dunque, lo spunto e la voglia di provarci a Marco saltano fuori quando riceve l’invito telefonico da parte di un noto giornalista scrittore italiano (e si dice il peccato ma non il peccatore per evidenti questioni di privacy nonché di affollamenti di massa …) che si ricorda di lui da un vecchio stage presso la redazione di un quotidiano e lo convince a raccogliere una serie di informazioni su Viareggio tramite libri di storia, musei e quant’altro, così da creare il volume che andrà ad inserirsi in un apposito ‘format’ editoriale già ben avviato.

Marco decide di provarci e si mette all’opera: ne uscirà un libro non di mera storia, non un saggio insomma, piuttosto un racconto fatto di elementi collegati, con date, fatti e guerre che rientrano in un insieme di taglio giornalistico e pure carico di toccante pathos, che poi, tradotto, è giusto quel pizzico di verve in più rispetto ad altri volumi della stessa collana, quell’umanità che appetisce tanto da farlo scalare la classifica di narrativa ove figurano e imperano i colossi editoriali italiani, in pratica tra un titolo ‘Longanesi’, un Sellerio e via discorrendo.

Ma veniamo al libro nello specifico.

Ci sono capitoli con personaggi del calibro di Maria Luisa di Borbone o Giacomo Puccini la cui notorietà non ha certo bisogno di aggiunte, ed altri in cui si menzionano soggetti assai meno conosciuti, esempio, quell’Ario Papi che persino le nuove generazioni di viareggini stentano a collocare perché, di fatto, la città non gli ha mai reso omaggio, non una targa né una via dedicata, insomma alcun riferimento alla sua memoria.

E nell’accennare la vicenda dello studente coraggioso e del balipedio in Darsena, gli occhi di colui che siede davanti a me brillano di una nuova luce lasciando nettamente intuire una spiccata simpatia verso il ragazzo che, nel gennaio del ’44, quando ancora frequentava il liceo Carducci di Viareggio, salvò la cittadinanza da una probabile strage nazista. Dunque, l’entusiasmo di Marco mentre parla del Papi inevitabilmente ‘brucia’ in un secondo una delle domande in scaletta, nella fattispecie quella sul personaggio da lui più amato tra tutti i menzionati… Ma sono ostinata e ci provo lo stesso, non importa. Capisco quasi subito che lui, molto diplomaticamente, non abbia piacere ad esporsi e infatti mi spiazza rispondendo al contrario, ovvero esprimendo il rammarico per coloro di cui non ha potuto riportarne degna nota, e sono diversi, ad esempio certi partigiani della Resistenza viareggina. Ma si sa, questione di spazi da rispettare, questione di ‘format’…

E siamo ai giorni nostri – conclude Marco – e al doveroso capitolo finale sulla strage ferroviaria del 29 giugno 2009, dove sicuramente non occorre aggiungere altro data l’attualità delle notizie sui mass-media.

Ordunque, ricapitoliamo, in questo libro su Viareggio c’è proprio tanto ma tanto da imparare, pure in una duplice chiave di lettura: perché queste, non sono pagine ad esclusiva utilità di chi visita la briosa terra da turista, ma anche e soprattutto nozioni dedicate a chi in questa città c’è nato e potrebbe pertanto ritrovarci l’essenza della propria identità.

E’ tempo di stelle filanti e di carnevale, Burlamacco e Ondina imperversano ovunque in una salmastrosa Viareggio che in questo periodo dell’anno scoppia ancor più di gioia e lievità, e così, ridendo e scherzando, tra un coriandolo e l’altro, il pensiero corre a questo libro dedicato interamente alla striscia di terra sabbiosa che tra l’altro a inizi Novecento accolse e cullò eminenti personaggi della letteratura, arte e cultura in generale, e i cui abitanti amano – da sempre – scherzare sfottendo Lucca (suo capoluogo di provincia) e la proverbiale tirchieria dei lucchesi. Dunque noi onoreremo il bel volume di Marco Pomella in cui ovviamente si parla anche della manifestazione del Carnevale di Viareggio, rinomata per le gigantesche costruzioni di cartapesta, riprendendo una rima che ben si presta alla definizione di questa ridente città balneare e che travalica i secoli perché opera di Lorenzo il Magnifico (N.d.R. Lorenzo de’ Medici – Firenze), “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza!”

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