– C’era una volta…
– Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
– No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un uomo bello e impossibile.

Mh, oddio… forse non era proprio così che faceva e forse non era neanche poi tanto impossibile, a pensarci bene direi che era piuttosto possibile, anzi possibilissimo.

Giacomo Puccini era cresciuto in mezzo alle donne, potremmo dire che era stato allevato da una squadra di calcio femminile: in attacco Otilia, Nitteti, Iginia e Macrina; Ramelde e Tomaide sulle fasce; in difesa le governanti e in porta la super mamma Albina, che mandava avanti la famiglia con grandi sacrifici.

E se uno riesce a sopravvivere a cotanto universo femmineo o impazzisce o diventa un serial killer o diventa un tombeur des femmes. Per la gioia e la fortuna degli amanti dell’opera, Giacomo Puccini si limitò ad essere un latin lover.

Quanti cuori infranti e quante gambe aperte lo sa solo Dio e, in parte, anche la maîtresse di uno dei bordelli di Via della Dogana. Ma attenzione: Giacomo non era un assiduo frequentatore, è che lavorava proprio lì. Per arrotondare la paghetta sapientemente elargita dalla madre e guadagnare qualche soldo in più, suonava il piano nella sala d’attesta di quella casa di tolleranza. Serafina, Ernestina Giusta e Rosetta erano solo alcune delle ragazze che si potevano trovare lì ed erano le stesse che una volta finito il turno serale, a mezzanotte, chiedevano canzoni a quel ragazzo magro dalle guance un po’ scavate con la sigaretta sempre in bocca, usandolo come un vero e proprio juke box. E chi era Giacomo per poter negare un po’ di gioia a queste ragazze che tanto avevano lavorato? Ma soprattutto chi era Giacomo per rifiutare un ringraziamento finale? Perchè con gli altri le ragazze lavoravano, con Giacomo invece si divertivano.

Mezzanotte dunque passava, la notte si faceva sempre più silenziosa e la città sempre più buia. Le lancette ticchettavano e dopo il ringraziamento di una delle professioniste per cui il musicista aveva suonato, Giacomo scattava di colpo in piedi e si ritrovava a rivestirsi in fretta e furia per la paura di trovare lo zio Fortunato Magi fuori dal portoncino di Via della Dogana, con lo sguardo di disapprovazione, pronto a bussare per prenderlo per un orecchio e riportarlo a casa. A Fortunato di andare a recuperare il nipote in preda agli ormoni sinceramente non interessava nulla, tanto che tra i due non scorreva neanche buon sangue. Era la sorella Albina, madre di Giacomo, a chiedergli di andare a cercare questo figlio che ogni sera faceva sempre più tardi perchè “poverino, l’ometto di casa suona nei ristorantini o nelle osterie per guadagnarsi qualcosa”… Sì, era questo quello che le donne di casa raccontavano in giro, ma soprattutto si raccontavano.

La notte lavorativa era dunque finita, in tasca Giacomo aveva due soldi in più (che presto avrebbe speso) e un ego ben rimpolpato grazie all’amore delle ragazze, era tardi e aveva sonno: ecco che rientrava al numero 30 di Via del Poggio, pronto per andare a letto nell’attesa che arrivasse la serata successiva, ma soprattutto nell’attesa che arrivasse il grande successo.

Potrete scoprire di più sul bordello di Via della Dogana attraverso il tour “Lucca a luci rosse”.

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Giada Paolini

Guida turistica pisana in terra straniera. Laureata in lingue, letterature e studi interculturali. Appassionata di gossip storico non convenzionale.

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