Il Lucca Summer Festival non smette mai di stupirci. Il 20 luglio 2019 la nostra città accoglierà l’alternative rock dei The Good, the Bad and the Queen, un gruppo che ha conquistato la notorietà, prima ancora che per le sue canzoni, per i grandi artisti da cui è formato. E da una simile collaborazione non potevano che nascere successi intramontabili.

The Good, the Bad and the Queen sono saliti alla ribalta nell’ultimo decennio e sono tutt’ora in attività. Non si tratta di una band molto prolifica dal punto di vista puramente quantitativo, visto che ha all’attivo appena due album dal 2006 (quando il gruppo è nato) a oggi, tuttavia entrambi gli album hanno lasciato il segno, entrando di diritto nella storia della musica alternativa britannica. Scopriamo di più su questa band, in attesa di lasciarci coinvolgere dalle loro musiche energiche il 20 luglio, a Lucca.

Damon Albarn: voce, tastierista e sintetizzatore dei The Good the Bad and the Queen

The Good the Bad and the Queen vengono spesso definiti una super-band, poiché sono un gruppo formato da artisti già affermati, con alle spalle una lunghissima gavetta musicale sia da musicisti che da produttori, e leader di gruppi già famosi come i Verve, i The Clash o i Blur.

Hanno il loro leader nella figura carismatica di Damon Albarn, già leader dei Blur e dei Gorillaz. Si tratta di gruppi icona degli anni Novanta e dei primi Duemila, che rivoluzionarono il modo di intendere il pop e il rock, plasmando intere generazioni di musicisti a venire.

Originario di Whitechapel, Londra, Damon Albarn è voce, tastierista e sintetizzatore dei The Good the Bad and the Queen. L’anima del gruppo, insomma, con la sua voce inconfondibile e con quell’aspetto da ragazzo terribile che negli anni gli è valso l’ammirazione incondizionata di schiere di fan, soprattutto giovanissimi. Eletto Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi alla musica il 31 dicembre 2015, Damon Albarn è molto attivo nel movimento contro la guerra. Di conseguenza, anche The Good the Bad and the Queen si caratterizzano per la loro forte impronta anti-militarista.

Negli anni, Damon Albarn e i suoi colleghi si sono scagliati molto duramente contro l’invasione statunitense dell’Afghanistan e contro la guerra in Iraq. Albarn ha addirittura dichiarato di voler incidere a Bagdad il nuovo album dei Blur, perché gli piace molto lo stile musicale iracheno.

The Good the Bad and the Queen: basso, chitarra e batteria

Al basso nei The Good the Bad and the Queen c’è invece Paul Simonon, ex The Clash. Nato nel 1955 a Londra, Simonon ha frequentato scuole con prevalenza di studenti neri, in particolare la Effra Primary School. Fu proprio questo a fargli conoscere prima della maggior parte degli altri europei i suoni jamaicani, il Reggae e lo ska. Tutti suoni che sono poi confluiti nella sua produzione artistica, rendendolo un bassista dalla personalità unica.

La foto – finita sulla copertina del London Calling – che ritrae Simonon mentre distrugge il suo basso durante la seconda data di un’esibizione dal vivo al Palladium di New York è stata giudicata da molti come la più grande fotografia rock di tutti i tempi.

Alla chitarra invece c’è Simon Tong, ex The Verve, chitarrista e tastierista britannico di indubbio talento conosciuto in Italia anche perché nel 2012 ha partecipato alle sessioni di registrazione dell’album Apriti sesamo di Franco Battiato, accompagnando poi il cantautore siciliano nel tour europeo che ebbe luogo l’anno successivo.

Alla batteria c’è infine Tony Allen, ex membro storico della band di Fela Kuti. A quasi ottant’anni, Allen è un batterista di grande fama per via della lunga e poliedrica carriera (tra gli altri, ha collaborato anche con gli Air e con Charlotte Gainsbourg). Nato e cresciuto in Nigeria, nella popolosa e turbolenta Lagos, Allen ha sempre spaziato egregiamente tra vari generi musicali: non solo afro-beat, ma anche funk e jazz.

The Good the Bad and the Queen: gli album, il sound e le influenze

The Good the Bad and the Queen hanno all’attivo, attualmente, due album: The Good, the Bad and the Queen, del 2007 (prodotto da Parlophone, Honest Jon’s, EMI) e Merrie Land, del 2018 (prodotto da Studio 13).

In molti pensavano che il primo album non avrebbe mai avuto un seguito. Sono infatti passati più di dieci anni prima che vedesse la luce Marrie Land, ma la critica musicale è unanimemente concorde sul fatto che sia valsa la pena aspettare così a lungo.

Prima della pubblicazione dell’album d’esordio, The Good, the Bad and the Queen iniziarono a prendere parte a concerti di prova per testare dal vivo il loro affiatamento e cercare di capire se il progetto poteva funzionare. Nessuno dei membri era un novellino nel panorama della musica internazionale, ma proprio per questo motivo c’era il timore che le personalità forti della band potessero entrare in conflitto tra loro e non trovarsi durante le esibizioni live.

Le cose andarono meglio del previsto. The Good the Bad and the Queen svelarono progressivamente il loro album completo durante una serie di serate che culminarono nell’attesissimo concerto tenutosi nel 2007 alla Camden’s Roundhouse di Londra. Poco dopo sarebbe uscito ufficialmente il singolo di debutto della band, Herculean.

Per quanto riguarda le sonorità, gli album dei The Good the Bad and the Queen hanno un sound che assomiglia un po’ a quello dei The Clash. Risulta, tuttavia, più maturo e fortemente contaminato dai ritmi ascoltati dal quartetto nel loro viaggio in Etiopia. Dell’album omonimo del 2007, The Good the Bad and the Queen hanno fatto uscire anche i singoli di successo Kingdom of Doom e Green Fields.

Il secondo album è uscito nel 2018 ed ha rappresentato una sorpresa per i fan, ormai rassegnati all’oblio della band, anche se di fatto questa non si era mai sciolta formalmente. Si intitola Merrie Land e si apre con una breve intro parlata che rappresenta un omaggio a Geoffrey Chaucer, scrittore e poeta londinese da molti considerato il padre della letteratura inglese. Albarn, che è autore di tutti i brani contenuti nel disco, analizza in maniera cinica ma ironica l’attuale società inglese con le sue mille contraddizioni, le paure e le tante difficoltà.

Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Commenta l'articolo

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Puoi utilizzare i tag HTML e gli attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>