Questo mese ho scelto di parlarvi di una giovane scrittrice che adora il maestoso Dostoevskij, e per tale motivo ha intitolato il suo ultimo romanzo, ‘Un intero attimo di beatitudine’, da una citazione tratta da ‘Le notti bianche’.

Lei si chiama Chiara Parenti, è nata (e tuttora abita) nella ‘città delle cento chiese’ o ‘delle antiche Mura’, fate voi, comunque sia la nostra adorata Lucca.

Ah! Per inciso, gli attimi di beatitudine di Chiara sono anche quelli provati mentre gioca con il figlioletto Diego…

La ‘nostra’ scrittrice ha un curriculum ove figura una laurea in Filosofia, un lavoro nell’ambito della comunicazione e tre romanzi e-book e due cartacei prima dell’ultima ‘fatica’ letteraria uscita per Dea Planeta nella scorsa primavera.

Chiara nel 2008, in un momento di stasi lavorativa e di cambiamenti personali, è quasi per caso che prova a misurarsi con l’allettante idea della scrittura come professione, tra l’altro spinta e incoraggiata dal marito entusiasta. Ne uscirà fuori una storia che, come nella più classica delle leggende metropolitane relative a scrittori e artisti, ancora se ne sta chiusa in un remoto cassetto della solita scrivania zeppa di scartoffie ingiallite e svolazzanti foglietti con sopra appunti e nuove idee segnate a lapis. Quindi, da copione, la prima storia di Chiara sta ancora dentro alle mura del suo amato studio né, al momento, è dato sapere se mai verrà avviata alla farraginosa macchina editoriale.

Successivamente Chiara si dedica alla stesura di un altro breve racconto ma stavolta decide di inviarlo ad alcune case editrici, cosa che la porterà all’interessamento da parte di un importante editor. Insomma, la ‘stoffa’ c’è e con ogni probabilità, pure la ruota della fortuna a favore, così viene contattata ed invitata ad approfondire l’operato in modo da trasformarlo in un vero e proprio romanzo. Ecco quindi il suo primo e-book, quello che tempo dopo diverrà pure un cartaceo, ovvero “Tutta colpa del mare”, edizione Bur, 2014.

Da quel momento la nostra ‘scribacchina’ lucchese d.o.c. ha dato alla luce “L’importanza di chiamarsi Cristian Grei” (2015) nonché, “La voce nascosta delle pietre” (2017) e “Per lanciarsi dalle stelle” (2018).

Chiara Parenti con Palazzo Pfanner sullo sfondo

Ma veniamo a quest’ultimo libro, appartenente al genere ‘young adult’.

Siamo a Cortona, provincia di Arezzo, quindi sempre in Toscana anche se non all’interno delle Mura. Le pagine, la trama, scorrono velocemente tra piacevoli descrizioni di panorami da favola e dolci pendii collinari ricoperti di vigne, balle di fieno e colori caldi e dorati.

“Il palazzo in mattoncini rossi si staglia in fondo al viale, imponente sopra i tigli in fiore. Giugno è arrivato portando con sé la promessa di un’estate di avventure e libertà, di giornate lunghe sotto il sole e notti trapuntate di stelle e desideri.”, E’ proprio un incipit odorante di profumi estivi, di gioia e leggerezza, di aria di speranza, e di luce, tanta luce, quella che allieta le lunghe giornate in cui il sole pare non tramontare mai. Purtroppo subito dopo quel, “Ma non per me”, in quattro brevi parole veniamo catapultati in una realtà a contrasto, certo assai meno luminosa.

E’ una narrazione in prima persona quella che ci fa vivere la vicenda della bella studentessa dai capelli rossi e dall’animo contorto e pieno di rabbia e paure. Leggendo, soffriremo tutti assieme ad Arianna Brandi per la pesantezza di quel dolore causatole da un padre scappato di casa tempo prima senza nemmeno una parola o un banale arrivederci, fuggito chissà dove. Arianna reagisce male all’abbandono, peggiora negli studi, si involgarisce, boccia a scuola, ma soprattutto si butta via in un’esistenza fatta di sesso senza soddisfazione, ma anche di veri e propri atti di vandalismo assieme al suo gruppetto di bulli nullafacenti e di false amiche gonfie di superficialità e frivolezze.

“Una volta ho visto il video di un serpente albino che si mordeva la coda e moriva. Era costretto a vivere all’interno di una teca di vetro, in un negozio per animali – mi pare che fosse in Inghilterra – e si sarebbe ucciso iniziando a mangiare la propria coda. Alcuni esperti hanno detto che questo accade quando i serpenti vengono tenuti in spazi molto piccoli dove, non riuscendo a muoversi, scambiano la la loro coda per un altro serpente. Inizia così una dura lotta che li porta alla morte. Più il serpente morde, più crede di essere attaccato dal suo avversario e quindi lo fa ancora e ancora, in un circolo vizioso e letale. Mi viene in mente questo mentre mi aggiro nell’ingresso come una furia aprendo sportelli e cassetti a caso, con la rabbia che mi divora dentro. ‘Elena, avanti, finiamola, dimmi dove sono!’ grido.” E’ così che Arianna chiama sua madre, per nome di battesimo, Elena. In questo modo sembra voler annientare il difficoltoso legame che invece le unisce e le unirà per sempre ma è solo un’adolescente che si ribella furiosamente all’unica figura educativa rimastale, anche perché la ritiene a suo modo colpevole della fuga paterna.

E come nelle favole più belle, a un certo punto arriva Daniel, l’angelico, il giovane educato, serio, riservato e talmente gentile che pare giungere direttamente da un altro pianeta. Daniel ha sempre con sé una vecchia macchina fotografica per immortalare l’universo in uno scatto. Ed è sempre solo, al contrario di Arianna. Non passa molto che i due si innamorano e pure di brutto, iniziando il classico viaggio di avvicinamento e d’incontro tra due cuori irresistibilmente attratti l’uno dall’altro. E mentre lui riuscirà a coinvolgerla in un universo di mistero e psicologia in pillole, lei a poco a poco ricucirà gli strappi dolorosi della sua giovane vita. Non manca la suspense e il rovesciamento della situazione con quel segreto che sul più bello salta fuori: è il giovanotto ad aver nascosto qualcosa alla sua bella, perno su cui ruota in pratica tutta la storia. Infine, la chiusura col botto: un altro ribaltamento azzeccato, direi proprio, un bel po’ di brio che certo non guasta in una storia d’amore giovanile altrimenti persino troppo classica e scontata.

La copertina di “Un intero attimo di beatitudine”

Quindi, giovanetti o trentenni ma anche adulti veraci (termine carino per non dire altro…) in vena di rispolvero di emozionanti prime volte (dicasi anche batticuore dell’inesperienza adolescenziale), “Un intero attimo di beatitudine” della lucchesissima C.H. Parenti è in libreria che vi aspetta! Ed è proprio il libro giusto per tornare a sognare e rivisitare l’amore romantico e le seconde possibilità.

Buona lettura.

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