La piccola Atene della Versilia è conosciuta a livello internazionale soprattutto grazie ai molti artisti che vi operano nell’ambito della scultura. Oggi però vorremmo dedicare la nostra attenzione a qualcosa di diverso, invitandovi a visitare una località situata appena fuori dal centro di Pietrasanta, in direzione Camaiore; ci lasciamo alle spalle i vicoli di Porta a Lucca e seguiamo la Sarzanese, trovando poco dopo l’indicazione per Valdicastello Carducci, la nostra meta per questo breve ‘giretto fuori porta’.

La visita offre spunti di tipo storico, religioso, artistico, escursionistico e persino letterario, il tutto a brevissima distanza da Pietrasanta. In che modo? Facciamo una breve panoramica sulla storia della zona e sulla geografia della zona: Pietrasanta sorge ai piedi di una serie di colline, che in direzione Lucca si aprono su una piccola vallata dove scorre un torrente, il cosiddetto Baccatoio, che poi sfocia a mare in località Motrone (antico porto lucchese). Ebbene, questa zona e quella soprastante erano abitate fin da tempi antichissimi, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni: tracce della preistoria, più avanti dei liguri apuani, degli etruschi e dei romani, a farci capire come il territorio sia sempre stato favorevole agli insediamenti umani. La vallata ancora nel medioevo veniva chiamata anche ‘Vallebuona’, per via della ricchezza del suo sottosuolo: giacimenti di ferro, ma anche minerali argentiferi, magnetite, pirite etc. In alcuni documenti datati 855 e 1018 troviamo invece la denominazione ‘Valle Castelli’, ovvero la valle del castello. A questo punto occorre ricordare che le colline della Versilia si aprono su quattro vallate, Strettoia, Seravezza, Valdicastello e Camaiore; le alture erano – e in parte sono ancora – dotate di castelli, fortificazioni, torri, a difesa del territorio e quale segno della dominazione delle varie famiglie nobili, come ad esempio i visconti di Corvaia e Vallecchia. Poco lontano da Valdicastello troviamo ancora le fortificazioni di Monteggiori e di Rotaio (risalenti al XIII secolo, entrambe in gran parte proprietà privata e quindi non visitabili); quest’ultimo si erge su un colle sopra la strada tra Capezzano e Pietrasanta e venne fatto costruire da Lucca a partire dal 1223. Il nome ‘Rotaio’ potrebbe derivare da Rotari, re longobardo conquistatore della pianura e di Lucca stessa, o forse indicare la rotondità del piccolo colle; in ogni caso viene citato già nell’884 ed ha sempre avuto lo scopo di controllare la via Francigena e la piana della Versilia.

Pietrasanta stessa è infatti una tappa della francigena, ovvero della strada percorsa dai pellegrini che provenendo dalle zone francesi attraversano prima il nord dell’attuale territorio italiano, transitando per la Toscana nel loro cammino verso Roma. Dopo aver raggiunto Massa e le alture del castello Aghinolfi i pellegrini odierni transitano da Pietrasanta, per poi raggiungere Camaiore e Lucca; i pellegrini medievali a Pietrasanta potevano disporre di un ‘hospitale’, ovvero di un luogo di sosta dove potersi rifocillare. Con tutta probabilità esso si trovava lungo la strada che risale il monte di Capriglia, dove fino a pochi anni fa era l’ospedale cittadino; qui infatti verso la metà dell’VIII secolo d.C. un Santo di origine longobarda, Walfredo da Pisa, avrebbe fondato l’’hospitale de Sala’, poi monastero di San Salvatore. Prima di rimettersi in cammino i pellegrini potevano però fare una sosta presso una delle pievi, collocate spesso nei pressi della Francigena, ed è quello che faremo noi oggi a Valdicatello.

Prima di ammirare questa piccola chiesa tra gli ulivi una breve spiegazione è necessaria: da tempi lontanissimi il territorio intorno a Lucca, Pisa e verso l’attuale Sarzana era diviso in regioni, i cosiddetti ager lunensis, pisanus e lucensis. Le tre regioni erano suddivise in diocesi e queste a loro volta in plebanie, ovvero pievi, piccole chiese dotate di fonte battesimale e cimitero, che fungevano da centro religioso ed amministrativo dei villaggi e delle località limitrofe. In Versilia troviamo almeno 6 pievi di una certa importanza, tutte a breve distanza dalla Francigena; due di queste sono vicinissime a Pietrasanta, quindi vediamole un po’ meglio: una è la Pieve di Santo Stefano, situata al limite dell’ager lunensis, ovvero a Vallecchia (nord di Pietrasanta, in direzione Seravezza), l’altra è la Pieve dei Santi Giovanni e Felicita, sulla strada che da Pietrasanta conduce a Valdicastello.

Dettaglio della Pieve

Dopo aver svoltato a sinistra troviamo di fronte a noi quello che probabilmente è il monumento più antico dalla Versilia, come prova un contratto datato 855: il pievano Ramnolfo stipula in quella data un contratto in cui dà in affitto dei terreni di pertinenza della pieve, che dunque era già esistente. Secondo alcuni studiosi tutte le pievi versiliesi sorgono già entro la prima metà del VI secolo, spesso con successive ristrutturazioni anche radicali. In questo caso inizialmente la chiesa viene edificata circa un km più a sud, ai piedi del monte Rotaio, in una zona dove probabilmente era già presente un luogo di culto ligure/apuano e romano, vicino alla sponda destra del torrente. Lucca e la zona di Pietrasanta sono marca longobarda per quasi due secoli, periodo in cui vengono edificate quasi tutte le chiese della civitas lucensis e dintorni ed erette molte fortificazioni; anche per questa pieve possiamo quindi ipotizzare una prima fondazione longobarda, poi una ristrutturazione – con uno spostamento di ubicazione – intorno al 1080. L’edificio attuale viene eretto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, ad opera di maestri lapicidi lombardo-comaschi, che con tutta probabilità sono attivi anche nella chiesa di S.Maria Assunta a Stazzema.

La pieve è di grande importanza fino al 1387, quando la chiesa di Pietrasanta, San Martino, viene eletta a prepositura; nel frattempo Pietrasanta è stata rifondata come terra nuova, è stata dotata della fortificazione verso mare con la rocchetta arrighina ed è stata dotata della sua chiesa, che si staglia imponente sulla piazza principale. A Pietrasanta nel Trecento e Quattrocento sono attivi lapicidi di gran pregio, la famiglia dei Riccomanni e quella dei Pardini, e ad uno di loro si deve un intervento di ristrutturazione della pieve di dei santi Giovanni e Felicita a partire dal 1410. Ma avviciniamoci e diamo uno sguardo a questa pieve, tanto amata da chi abita nei dintorni e non solo: una pieve dedicata a Santa Felicita, a cui è stata aggiunta la titolazione a San Giovanni a partire dal X secolo, quando vengono riorganizzate tutte le pievi. Secondo la tradizione sarebbe stata fondata da San Frediano nell’opera di riordinamento della diocesi lucchese, per certo è sorta con la diffusione del cristianesimo nelle campagne ed ha avuto un grande ruolo nell’evangelizzazione degli abitanti.

L’edificio posa su una base di bozze di tufo calcareo, alla quale si appoggiano e a volte si alternano bozze di marmo lungo tutto il perimetro; Bonuccio Pardini con il suo intervento mette una specie di mensola all’altezza delle bozze di tufo, slancia l’edificio verso l’alto e apre il rosone, che imiterebbe in piccolo quello del Duomo di Pietrasanta. Il portale d’ingresso ha delle decorazioni particolari, ai due lati della troviamo infatti delle frange ogivali e delle testine umane, che probabilmente risalgono all’XI secolo vista la loro primitiva semplicità. La lunetta sopra il portale ha come decorazione un semplice ‘occhio’, poi integrato dal rosone di Bonuccio Pardini. Ma che succede verso la fine del Cinquecento? Si decide di costruire un campanile, che a detta dello storico Vincenzo Santini deturpa ulteriormente la pieve: l’opera di Bazzichi utilizza altri materiali, si innesta su una navata e fa risultare asimmetrica tutta la parte anteriore dell’edificio, dove anche il portale e il rosone non risultano in asse e fanno apparire sconnessa la facciata. Eppure c’è una perfetta, semplice armonia in tutto l’edificio: girando intorno vediamo che non ci sono altri ingressi, solo nella parte absidale si aprono delle monofore, dotate di archetti pensili e bassorilievi risalenti ai primi del Trecento, che Bonuccio però stacca e riporta più in alto, dopo aver ampliato e rialzato l’intera pieve. Le 14 mensole sono di forma quadrangolare e sono scolpite con una figura zoomorfa o antropomorfa, ovvero animali o umani; due di esse hanno solo una decorazione, in quanto andate perdute e sostituite da Bonuccio. Le figure sono un repertorio dei bestiari medioevali, spesso impiegati nelle chiese romaniche; sono ovviamente presenti i simboli degli evangelisti (bue, aquila, leone, angelo), ma anche animali domestici come la pecora o il cavallo. Per i pellegrini è di grande interesse la terza mensola da sinistra: raffigura un pellegrino che si sorregge ad un bastone.. divertitevi a scoprire anche le altre figure, magari in compagnia dei vostri bambini!

L’interno è molto essenziale, con affreschi trecenteschi; sulla navata sinistra sono ancora visibili le tracce di una porta laterale, poi richiusa come quella aperta un tempo sull’altra navata. Poco lontano un sarcofago di marmo, che probabilmente era nell’attiguo cimitero, che si estendeva sul davanti e sul fianco a sud della pieve. Appena entrati notiamo sul pavimento uno stemma di Pietrasanta datato 1691, e sulla sinistra una statua in bronzo dedicata a S. Giovanni Battista, opera dello scultore Marcello Tommasi (1971); lo stesso scultore si occupa anche delle formelle del portone d’ingresso (1983), che riportano episodi della vita del Battista. La pieve, suggestiva nella sua semplicità senza fronzoli, da sempre è stata scelta per la celebrazione di matrimoni e sicuramente ci fa scoprire un angolo di bellezza e di pace; purtroppo però è difficile trovarla aperta e per poterla visitare si deve contattare il parroco o approfittare delle poche funzioni religiose che vi vengono tenute regolarmente.

Se il paesaggio tra gli ulivi e la pieve romanica non vi bastano.. proseguite lungo la strada e troverete, a Valdicastello, la casa natale del poeta Giosuè Carducci, premio nobel nel 1906. Carducci nasce nel 1835 a Valdicastello, dove il padre Michele era medico, per trasferirsi poi a Castagneto e a Bologna; resta tuttavia sempre molto legato a Pietrasanta e in occasione di una sua visita scrive nel 1877: Quel che mi piace è Pietrasanta: bellissima cittadina, con piazza unica, una cattedrale da grande città, e, sfondo, le Alpi Apuane E che paese all’intorno! [..] L’abitazione della famiglia oggi è una casa museo dedicata alla memoria del poeta, con arredi, ricordi e pannelli illustrativi relativi alla sua vita. La casa è stata dichiarata monumento nazionale e dal 1950 il paese ha adottato il nuovo nome Valdicastello Carducci in suo onore.

Casa Carducci
La casa natale di Giosuè Carducci

Il museo è stato riaperto di recente dopo un lungo restauro ed è aperto il sabato e la domenica dalle 15 alle 18, il martedì dalle 9 alle 12, sempre con ingresso libero; nel prossimo mese di giugno vi verrà allestita una mostra intitolata ‘Il verso dell’arte’ , con esposizione di opere di Michele Bertellotti, artista contemporaneo nativo di Pietrasanta. Il primo giugno, se amate la musica, all’inaugurazione potrete ascoltare anche la Corale di Valdicastello che canta versi di Carducci.. ancora non Vi basta? Per i buongustai in paese c’è sempre un’ottima trattoria dove gustare le specialità versiliesi, tordelli di carne primi della lista.

L’invito è dunque a fare solo due passi fuori dal centro storico di Pietrasanta, vi aspettano storia e arte oltre alla buona cucina e alla possibilità di fare una bella passeggiata!

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Gilda Maestri

Toscana innamorata della sua terra, dei paesaggi e delle bellezze artistiche: accompagnatrice e guida turistica.

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