Stammi bene allora!” Dico al mio amico attraverso il computer.

Dela fia, ci mancherebbe!” Risponde lui dal suo appartamento di Bruxelles.

Domani invece chiamerò la coppia miei amici emigrati in Germania. Ci ricorderemo delle belle serate in Darsena e del carnevale. Lui prima di partire si tatuò sul braccio lo stemma di Viareggio.

Sono molti gli expat che conosco e alcuni sono di Viareggio. Dal Regno Unito all’Australia, è strano pensare che c’è chi sa dire “dela fia”.

La scritta Viareggio in te son nato in te spero morire campeggia al porto
La scritta Viareggio in te son nato in te spero morire campeggia al porto

La scritta “Viareggio in te son nato in te spero morire” campeggia sul porto della nostra città, eppure le statistiche ci dicono che oggi stiamo vivendo una nuova Grande Emigrazione Italiana, forse meno folkloristica di quella dei nostri nonni e bisnonni, ma non per questo meno imponente.

Rispetto al resto della Lucchesia, l’emigrazione storica iniziò più tardi a Viareggio. Quando, a fine Ottocento le aree montane della provincia si spopolavano rapidamente per una generale fuga dalla miseria, il fenomeno rimaneva ancora abbastanza contenuto nella nostra città. Nelle Statistiche sull’Emigrazione del 1894 si legge ad esempio che la città contava appena 51 emigranti su oltre dodicimila abitanti, mentre a titolo di confronto, Villa Basilica aveva oltre 100 partenze su una popolazione di appena tremila persone.

Statistica della emigrazione italiana 1894
Statistica della emigrazione italiana 1894

I viareggini, d’altra parte erano in un certo senso già nomadi, trovando largo impiego nella marineria, che stava vivendo in quel periodo i suoi anni d’oro portandoli in tutto il mondo. Incredibile e romanzesca a questo proposito la storia di Raffaele Nicola Cardinali, naufrago nel 1896 a Rapa Nui. Raffaele si invaghì di una donna locale con la quale fece una figlia, che molti anni dopo diventò governatrice dell’isola (come raccontato nel libro Altri Naufragi di Viviano Domenici).

Oltre all’attività marinara, Viareggio poteva vantare un nascente settore turistico, la pesca e alcune attività industriali e artigianali che la rendevano in quegli anni meta stessa di immigrazione, ad esempio da parte dei “trabaccolari” sanbenedettesi.

Nondimeno, gruppi di concittadini partivano per terre remote, in cerca di fortune migliori. Molto interessante la citazione nell’opera “Revue de géographie” del 1879 edita da Ludovic Drapeyron, M. Ch Vélain di una “colonia di viareggini” presso l’isola di Praia, a Capo Verde.

Le mete di emigrazione dalla Lucchesia più gettonate alla fine del XIX secolo erano tradizionalmente la Corsica e la Francia continentale, ma ben presto le destinazioni d’oltreoceano le superarono.

Particolare attrattiva ebbe il Sud America e il Brasile in particolare, inizialmente nelle sue province settentrionali, ben presto soppiantate da quelle meridionali, specialmente San Paolo.

Si sa ad esempio che in questa città fu fondata nel 1894 una cooperativa di renaioli quasi interamente composta da viareggini che acquisì il monopolio dell’estrazione delle sabbie dal fiume Tiete, a fini edilizi. La cooperativa ebbe vita lunga se si pensa che in un articolo del 1906, pubblicato sul Fanfulla, quotidiano di informazione della colonia italiana di San Paolo, si legge: “Nati sulla curva spiaggia di Viareggio, in mezzo a loro sentite suonare continuamente il “dolce accento della Versiglia”, con le sue cadenze molli e le caratteristiche imprecazioni. Questa rude gente, imperterrita alla fatica, sobria, tenace, non si lagna mai, non desidera che di strappare la vita meno peggio che sia possibile, con la vaga speranza di tornare un giorno a vedere i cinerei ulivi versigliesi: fiero, piccolo popolo di oscuri eroi del lavoro!

Fanfulla, il quotidiano degli italiani in Brasile
Fanfulla, il quotidiano degli italiani in Brasile

Sempre il Fanfulla, il 1 ottobre 1888 sulle colonne di Fanfulla ci dà notizia di un celebre emigrato viareggino, tale Narciso Gemignani, che lavorava come importatore di prodotti italiani: “Lascia domani S. Paolo Narciso Gemignani, il principe dei viaggiatori com’è chiamato da tutti, il migliore degli amici, il più attivo fra coloro che -pionieri del progresso commerciale italiano- fanno conoscere all’estero ed impongono i prodotti del nostro paese. L’amico Gemignani ha diritto alla gratitudine dei nostri introduttori. Più che le relazioni diplomatiche, più che gli articoli dei giornali, l’azione costante degli introduttori e dei loro viaggiatori vale a far progredire lo sviluppo commerciale di un paese. E il Gemignani più che altri ha lavorato perché i rapporti commerciali fra l’Italia e il Brasile e l’Argentina avesser a prender sempre più largo sviluppo.”

Sappiamo che Gemignani trovò effettivamente fortuna, come si capisce dal suo necrologio, pubblicato del 27 febbraio 1903: “A sé stesso interamente doveva la conquistata bella posizione, era il prototipo del self made man. Anni fa fu qui in più che modeste condizioni. Si adattò ad opere manuali; non si scoraggiò dinanzi alle difficoltà peculiari del momento; lottò con energia e a poco a poco seppe assurgere fino a diventare uno dei più abili, accorti e stimati rappresentanti viaggiatori di importantissimi stabilimenti industriali d’Italia. Fu propagandista convinto dei prodotti nostrani, accorto e fine creatore di clientele e il lavoro suo rapido e febbrile”.

Un’altra storia di successo di un nostro concittadino in Brasile fu quella di Antelo Del Debbio, qui giunto con la famiglia nel 1904, che ebbe modo di studiare presso l’”Instituto de Belas Artes” di San Paolo e di diventare uno scultore molto celebre da quelle parti.

Negli Stati delle Anime del 1884 della Parrocchia di Sant’Anotnio si possono leggere i nomi dei viareggini emigrati e talvolta le destinazioni. Tra queste figurano: California, Florida, Brasile, Francia, Inghilterra, Africa. Interessante notare poi che nel 1900 un certo Matteo Larini detto Viareggio possedesse la pensione Hotel Europa a Los Angeles.

Pubblicità dell_Hotel Europa di Los Angeles nel 1900
Pubblicità dell_Hotel Europa di Los Angeles nel 1900

L’emigrazione viareggina assunse dimensioni notevoli a partire dagli anni ’10 del XX secolo. Nel Bollettino dell’Emigrazione del 1915 si parla della nuova professione di “facilitatore di viaggi” e si può leggere: “Per viaggiare convenientemente occorre una esperienza che pochi hanno. Chi deve compiere un determinato viaggio sia per mare che per ferrovia, se non possiede tale esperienza, ha bisogno di qualcuno che lo consigli sul percorso più conveniente per durata, per comodità e per spesa, da seguire. Quanti non sanno dire a ‘mo d’esempio se per andare da Venezia a Viareggio convien meglio passare per Genova, per Parma o per Pisa!

Emigranti italiani in America
Emigranti italiani in America

L’emigrazione viareggina, come quella del resto della Toscana, si diresse dagli anni ’20 del XX secolo principalmente verso Stati Uniti e America Latina, per poi indirizzarsi verso la più lontana Australia, pur con numeri inferiori. Infine si concentrò principalmente sui paesi europei, verso la quale prosegue ancora con rinnovato slancio. I risultati di quel massiccio esodo sono ancora ben presenti nei tanti “cugini d’america” delle famiglie locali, e di tanto in tanto i frutti di quei viaggi si fanno ancora sentire.

In quegli anni le statistiche ci parlano di ben altro impatto del fenomeno migratorio sulla popolazione, dal momento che la media di partenze si attestava sulle trecento annue, su una popolazione di diciassettemila persone.

A poco dopo la Prima Guerra Mondiale risale anche un aneddoto della mia famiglia: il bisnonno materno Michele andò in America (nessuno sa più se del Nord o del Sud) in cerca di fortuna e dopo qualche tempo tornò con un piccolo gruzzolo col quale compare della terra nella zona della Migliarina. Portò con sé anche dei bulbi di fiori, intenzionato ad avviare questa coltivazione. Sfortunatamente, suo padre si oppose volendo continuare a coltivare il grano perché “quello si mangia, mentre i fiori no”. La terra fu acquistata, ma non portò quindi a quella svolta sociale che lui aveva sognato. Negli anni ’60 fu infine espropriata per la realizzazione dell’autostrada.

Il mio bisnonno restò nell’anonimato, ma molti sono invece i viareggini famosi che hanno passato parte della loro vita in altri lidi. In questo elenco lungo che vanta ormai più d’un secolo si annoverano insuccessi come la fallimentare esperienza parigina di Lorenzo Viani, ma anche brillanti carriere come quella del ballerino e coreografo Vittorio Biagi, del direttore d’orchestra Nicola Luisotti, del giornalista Riccardo Staglianò, tanto per citarne alcuni. Fino a poco tempo tempo fa, il più celebre viareggino all’estero, in questo caso in terra cinese, è stato Marcello Lippi.

Nel 2014, su iniziativa dell’allora sindaco Leonardo Betti, è nato il sito Viareggio nel Mondo, che raccoglie alcune delle tantissime storie di chi ancora oggi, lascia la nostra città in cerca di giorni migliori.

Forse conoscerle, può aiutare anche noi ad ampliare un po’ i nostri orizzonti in questo mondo sempre più globale, a stimolare la nostra voglia di conoscenza e a guardare in modo meno ostile quelli che invece scelgono la nostra città ormai multietnica come loro nuova casa. E magari può far sentire meno lontani anche i nostri tanti amici che hanno avuto il coraggio o la necessità di partire.

E che estendono la nostra città fino ai confini del mondo.

Little Italy di New York
Little Italy di New York

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/

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