La Lecciona – L’ultima spiaggia selvaggia della Versilia

Ricordo che da piccolo andavo alla Lecciona in primavera con la mia famiglia. A seconda del clima, a Pasquetta, Primo Maggio, Due Giugno, o semplicemente qualche domenica, partivamo in bicicletta da casa nostra, che era vicino al Tabarracci, e arrivavamo fino al mare. Attraversavamo la Darsena, poi viale dei Tigli, la Pineta e infine la vietta della Lecciona.

Ricordo la bellezza di quel luogo naturale unico, mio padre che mi spiegava gli alberi e le piante. Le lame umide e buie, le periploche intrecciate, i giunchi, le dune sabbiose con i pini ritorti dal vento.

I “laghetti”, placidi stagni retrodunali pieni di rane e di uccellini, circondati da canne e falaschi mossi dolcemente dal vento. Sul bordo di uno di questi, c’erano delle arnie.

E infine, sulla spiaggia, un paradiso di profumi: elicrisi (camucioli, in vernacolo viareggino), finocchi di mare, ginestre, ginepri coccoloni. Ricordo la delicatezza dei gigli di mare.

Non sembrava neanche di essere più a Viareggio: tutto il cemento, il traffico e il caos erano lontanissimi da lì. Era un luogo da sogno: fatato e selvaggio.

È miracoloso che questo angolo di wilderness, l’ultima spiaggia naturale della Versilia, sia arrivato fino a noi, in un territorio massacrato da uno spietato sacco edilizio, oggetto di decenni di speculazioni edilizie e con una densità di popolazione seconda solo a quella di Firenze.

Il merito va, in parte, al fatto che dal 1863 al 1944 qua insistesser un grande balipedio militare, il cui ingresso era interdetto alla popolazione, mentre la Macchia Lucchese, che i viareggini chiamano Pineta di Levante, fu dal 1821 al 1926 parte della Tenuta privata dei Borbone.

Nel 1926 il comune entrò in possesso della Tenuta, e non mancò di esplicitare i suoi appetiti di “incrementi edilizi”, come si legge in un documento dell’epoca.

Tuttavia, non entrò in possesso della Lecciona dove c’era il Regio Balipedio. Questa installazione militare, occupata dai tedeschi durante la guerra, fu distrutta nel 1944 da un attentato della Resistenza. La città riuscì a scampare alla vendetta delle truppe di occupazione solo perché l’azione non fu rivendicata e il chimico incaricato di chiarire la dinamica degli eventi mentì per proteggere la popolazione.

Il Balipedio non fu più ricostruito e nel 1946 l’architetto Galileo Chini presentò un progetto di sviluppo della Marina di Levante.

Era prevista la realizzazione di un viale a mare tra le darsene e Torre del Lago Puccini, alle cui spalle sarebbe sorto un intero quartiere con ville, alberghi, ristoranti e uffici. Al centro dell’area era previsto un grande casinò.

Inoltre, ci sarebbero dovute essere strutture per gli sport equestri: un campo di corse al trotto, un ippodromo per il galoppo, e una clinica veterinaria, e un grande stadio olimpico.

Infine, era prevista la realizzazione di un “villaggio marinaro” e la ricostruzione di un angolo di Giappone dove poter svolgere la “Settimana Pucciniana”.

La proposta di Chini riscosse ampi consensi ma, forse a causa dei costi, il progetto rimase tale.

Per nostra fortuna, perché altrimenti oggi la Lecciona non esisterebbe più.

Nei primi anni ’60 fu concesso uno spazio al Comune di Firenze per la realizzazione di un villaggio di bungalow in legno con accesso alla spiaggia, per le ferie dei dipendenti comunali. Oltre alle casette, nel villaggio c’era una costruzione centrale con la mensa e i servizi. Il costo era irrisorio e i servizi di buon livello; pertanto, riscosse un buon successo negli anni in cui rimase attivo.

Infine, fu fatto chiudere per volontà del Partito Socialista di Viareggio. Infatti, stava maturando una coscienza ambientalista e, mentre si consumava lo scempio di ampi tratti del territorio, cresceva la richiesta di tutela delle aree rimaste vergini.

Nel 1979 fu infine istituito il Parco Naturale Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, che comprendeva la riserva naturale della Lecciona.

Nel 2007-2008 gli stagni retrodunali sono stati oggetto di ripristino da parte del parco.

Periodicamente spuntano progetti per realizzare una viabilità tra la Marina di Levante e quella di Torre del Lago, che attraverserebbe proprio la fragile area della Lecciona che, ogni volta, vengono respinte dai cittadini. Dal 2020 è in discussione l’ipotesi di far passare da qui la ciclovia Tirrenica, alla quale si oppongono comitati cittadini.

Oltre ad essere una riserva naturale, è anche una delle ultime spiagge libere della Versilia e l’ultima completamente priva di installazioni umane, totalmente selvaggia. Dal 2006 al 2015 il Comune di Viareggio ha provveduto al servizio di vigilanza a mare tramite bagnini assunti dal comune, ma da allora il servizio è stato sospeso. Tuttavia, la frequentazione della spiaggia è aumentata esponenzialmente anno dopo anno, a causa del caro vita, dei mutati gusti delle persone che sempre più scelgono la spiaggia libera invece degli stabilimenti balneari, di una maggiore sensibilità naturalistica e dell’incredibile bellezza e rarità di questo luogo.

Nel 2026 Legambiente lanciò l’allarme sull’eccessiva pressione antropica nella riserva, sollecitando i comuni versiliesi ad approntare altre spiagge libere per diminuire l’afflusso in questo delicato ambiente.

Nel 2022 la porzione della Lecciona compresa tra i Pali 13 e 15 è stata ufficialmente designata come spiaggia naturista (nudista), con Delibera 130 del Comune di Viareggio, che ha accolto la richiesta fatta nel 2020 dall’ANITA, Associazione Naturista Italiana. Il riconoscimento è in realtà andato a regolarizzare un’usanza in essere già da tempo.

I vecchi viareggini avrebbero chiamato quest’area, vicina a Torre del Lago, Guidicciona, ma oggi con tale termine si intende una riserva all’interno della Macchia Lucchese, mentre la spiaggia è tutta Lecciona.

Dopo comincia la spiaggia di Torre del Lago, famosa per essere “gay frendly.

Da sempre quest’area selvaggia ha nell’immaginario viareggino un qualcosa di proibito e per i vecchi era sinonimo di promiscuità o di ambiguità sessuale. Infatti, quest’area riparata e discreta si prestava bene alla frequentazione di nudisti, gay e persone che andavano “a svelassi”, cioè ad appartarsi per rendez-vous particolarmente fisici, oltre che alla prostituzione.

Oggi è in gran parte calata quest’aura di proibito e il luogo è frequentatissimo anche da famiglie, anziani, ragazzi e persone di ogni tipo.

I sentieri per raggiungere la Lecciona partono dal Viale dei Tigli e attraversano ambienti particolarmente variegati e di notevole valore ecologico, passando dal bosco planiziale agli stagni retrodunali alle dune consolidate e infine alle dune costiere e alla spiaggia.

È particolarmente importante non uscire dai sentieri e dalle passerelle per non danneggiare questi fragili ecosistemi e minimizzare il proprio impatto.

Il bosco è atipico, molto più umido del classico bosco mediterraneo a causa della vicinanza delle Alpi Apuane. Presenta un’alternanza di diversi habitat: dune fossili e i tomboli, con copertura a sclerofille sempreverdi quali leccio e pino, zone depresse dette “lame”, periodicamente allagate e coperte da bosco igrofilo, con essenze come ontani e frassini, e zone intermedie, dove si sviluppa il bosco mesofilo, con alberi quali farnie e pioppi.

Partendo davanti a Villa Borbone, si incontrano due grandi “lame” da attraversare tramite ponticelli su via delle Viareggine e via della Sconfinata. Il nome non deve trarre in inganno: non si tratta di strade ma di vie forestali, praticabili anche da persone con disabilità motorie.

Avvicinandosi al mare, al limitare del bosco compaiono gli stagni retrodunali dove affiorano acque provenienti dalle falde superficiali, popolati da piante palustri e molte specie di uccelli.
Successivamente si incontrano le dune consolidate, con alberi rari e bassi, contorti dal vento, dove il ginepro coccolone la fa da padrone.

Infine, si arriva sulle aride dune costiere, i “poggioni” in viareggino, dove vivono solo le specie pioniere e nidifica il raro fratino. Questo piccolo deserto marino è prezioso anche perché protegge la costa dai fenomeni di erosione ai quali sono esposte invece le spiagge pareggiate e artificializzate che caratterizzano gli stabilimenti balneari. Quando ero piccolo su questa spiaggia si facevano falò notturni, ma la sensibilità e la conoscenza si sono evolute e oggi sappiamo che è giusto che siano proibitissimi.

La spiaggia viene anche chiamata dai viareggini “Ai pali” per l’usanza di piantare al suolo rami e tronchi attaccati dal mare, sui quali tendere teli per formare delle tende improvvisate. Anche le distanze sono scandite da pali numerati, ma in questo caso di tratta di una segnaletica in acciaio messa dall,’ente parco in prossimità della fine delle dune.

In inverno, quando non ci sono bagnanti, è possibile fare tutto il giro anche a cavallo e posso dire per esperienza che è una cosa unica.

Dalla spiaggia si gode dello spettacolo delle Alpi Apuane, altro territorio ambientalmente incredibile e martoriato dall’uomo quanto la costa.

È uno spettacolo che apre il cuore e cura i sensi. Il profumo delle piante marine è inebriante.

Siamo infatti di fronte a uno degli ultimi tratti di costa sabbiosa totalmente vergine in Toscana.

Sogno che un giorno ampi tratti di costa, ormai totalmente artificiali, siano rinaturalizzati. Avere le dune sulla Spiaggia di Ponente, con la Passeggiata liberty alle spalle, sarebbe una cosa unica, da patrimonio UNESCO. Chissà se accadrà mai.

Nel frattempo, mi godo questo ambiente incredibile e penso a quanto siamo fortunati ad averlo ancora a Viareggio, praticamente in città. Ma è un ambiente fragile, da frequentare con rispetto assoluto, e un dono da proteggere, perché gli appetiti di chi pensa solo al profitto sono sempre in cerca. E spetta a noi tutelare questa meraviglia, per noi stessi e per chi verrà dopo.

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.wordpress.com