A Lucca, nella basilica di San Frediano, ritenuta la più antica della città, è possibile visitare una cappella interamente affrescata e decorata, dedicata a Sant’Agostino, realizzata tra il 1508 ed il 1509 da Amico Aspertini, pittore bolognese, uno tra i protagonisti della scena artistica del Cinquecento, che ha dato all’arte un contributo molto originale. L’artista stesso, che si era formato nella bottega di famiglia era considerato una personalità eccentrica, vivace, come ricorda Giorgio Vasari, che annota anche che era anche velocissimo nel dipingere ed aveva il pregio di essere ambidestro.

La cappella Cenami (detta anche di Sant’Agostino) rappresenta un ciclo di affreschi (una parte centrale di essi è stata distrutta per lasciare spazio alla costruzione dell’altare del XVIII Secolo), dedicati sia alla storia di Lucca (San Frediano che devia il corso del Serchio; Il trasporto del Volto Santo da Luni a Lucca), sia la vita di Sant’Agostino, importante in quanto nella basilica era presente l’ordine degli Agostiniani, il cui priore, Pasquino Cenami, era stato il committente dell’opera.

Bisogna immaginare che la presenza di Aspertini contribuiva a consolidare la fama della basilica. Si trattava di un artista che aveva conosciuto Raffaello, Perugino, i pittori nordici, primo fra tutti Durer che era stato suo punto di riferimento per il disegno e l’incisione, ed ancora i pittori bolognesi Lorenzo Costa e Francesco Francia (quest’ultimo aveva anch’egli lavorato a Lucca). Il suo stile è particolarissimo e, pur ispirandosi a modelli classici a partire da quelli raffaelleschi, è stato giustamente definito “anti-classico” in quanto non sceglie l’astrazione dalla realtà, ma il realismo, al contrario. I personaggi ritratti nelle scene degli affreschi sono tutti presi dal vero, ed alcuni di essi sono addirittura riconoscibili come personaggi del tempo.

Amico stesso ha voluto ritrarsi, nella scena di San Frediano che devia il Serchio per proteggere la città dalle inondazioni. I volti dei personaggi sono spesso bizzarri, caricaturali, come se i difetti non fossero disdegnati ma considerati elementi da rappresentare al pari della perfezione classica. Ne è esempio una vecchietta ritratta in primo piano, incurvata, che ci colpisce per il volto, le mani affusolate, ed un bellissimo mantello rosso che spicca su vari toni di grigi e di neutri degli abiti dei personaggi posti dietro di lei. Realistici sono anche i particolari dell’abbigliamento: i cappelli, i guanti dei personaggi più in vista dell’epoca, e i vestiti di velluto, come omaggio alla preziosità dei tessuti lucchesi, famosi all’epoca in tutta Europa.

L’intento caricaturale non crea però un effetto disordinato: al contrario, tutto è armonico, dagli spazi, ai colori a volte neutri a volte accesi, alle forme. Non mancano le architetture classicheggianti, come ad esempio in una scena di Natività.
Bisogna ammettere che a volte, visitando un edificio sacro, molti particolari possono sfuggire a causa della quantità di arredi e decori. In questo caso, al contrario, la cappella Cenami riesce ad attirare i visitatori e li trasferisce per pochi istanti nel mondo rinascimentale. Vale davvero la pena di riservare del tempo a questa visita.

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Grazia Mazzella

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