Dal medioevo in poi, i ponti sono elementi di fondamentale importanza. In un luogo in cui
le Repubbliche e Signorie si contrastarono per secoli per controllare merci e passaggi,
Firenze, Lucca e Ferrara ebbero i loro confini esattamente lungo i torrenti e fiumi della
Turrite Cava e del Serchio.

L’acqua fa parte della storia di questo difficile paese: mezzo di trasporto, espressione della
spiritualità e riserva di cibo, senza dimenticare i suoi paesaggi spettacolari.

La Turrite Cava è un torrente che sfocia nel Serchio, trenta km al nord ovest di Lucca. Dal XIV secolo la valle si affaccia sulla Correglia Lucchese e la Barga Fiorentina. Sulla sponda destra del torrente siamo in territorio lucchese e dall’altro lato in territorio Estense. Per collegare i due territori esistevano due ponti di particolare interesse.

Il Pontaccio: passaggio tra Lucca e Ferrara

Salendo verso Fabbriche di Vergemoli, località a circa 8 km del fiume Serchio, seguiamo il torrente fino a un primo ponte del XVI secolo. Il «Pontaccio» è il suo nome, un modesto ponte che dice già come fosse importante il passaggio da un paese all’altro. Da Lucca a Ferrara ci volevano gli undici metri dell’arco a tutto sesto e i 5,5 metri sopra il livello del torrente.

Fabbriche di Vergemoli: i maestri del ferro

Se continuiamo a seguire la Turrite Cava arriviamo dopo pochi chilometri al borgo più importante.La storia del borgo di Fabbriche di Vergemoli iniziò con la fondazione di un piccolo eremo, appartenente all’ordine di S.Agostino dedicato a San Giorgio e San Galgano nel 1214.

Ai primi del XIV secolo, con l’arrivo in zona di alcuni fabbri bergamaschi, a poca distanza dal convento lungo le rive del torrente Turrite Cava, iniziarono a sorgere delle piccole botteghe dedite alla lavorazione del ferro e più precisamente alla fabbricazione di chiodi, utensili e tanto altro materiale. Dalla seconda metà del XV secolo il casato degli Estensi assunse il controllo dell’intera area della Garfagnana e il borgo venne pertanto annesso.

Dall’attività della lavorazione del ferro deriverà anche il nome del luogo “Fabbriche” che fino al XIX secolo rappresenterà una notevole fonte di reddito per la popolazione di quella stretta e impervia valle, abitata dall’uomo fin dal IV-V secolo a.C. Il caso ha voluto che negli ultimi anni, un nuovo minerale è stato scoperto: il Volaschioite. Si trova nella Cava del Ferro del Trimpello, e il nome è stato scelto in riferimento alla località-tipo di rinvenimento, là dove, nel Medioevo, sorgeva l’hospitale di Volaschio, da cui l’attuale borgo di Fornovolasco. Nello stesso periodo storico, le miniere del Trimpello iniziavano l’estrazione del ferro e Fabbriche di Vergemoli diventò il perno del commercio dei chiodi e altri utensili in ferro.

Il Ponte della Dogana

Nel borgo sono presenti numerose testimonianze del periodo medievale come l’antico ponte che unisce le due sponde del torrente,. Poiché il borgo sorgeva su quelli che erano i confini tra il Ducato degli Este e la Repubblica di Lucca fu costruita lì una stazione di dogana. Il borgo ha anche diversi palazzi del Quattrocento con suggestivi loggiati e giardini. Considerato tra i più belli della valle della Turrite Secca, il ponte permetteva il controllo del territorio.

E’ un ponte pedonale che unisce le due parti del borgo, dove sotto scorre il torrente Turrite Cava. Questa struttura è molto importante poiché nella borgata di Colandi, alla destra del torrente vi era posta la dogana (sulla sinistra dell’immagine) per le pratiche inerenti al trasporto dei prodotti che attraversavano i monti e venivano portati sui vari mercati. Vicino alla soletta, dove venivano esplicate le pratiche per il lasciapassare dei prodotti in territorio lucchese, vi era, e tutt’oggi si può riscontrare, una cella che serviva da prigione per coloro che non pagavano le tasse sulla lavorazione del ferro.

Curiosità

La Tana di Castelvenere, o Casteltendine, si trova alle pendici del Monte Penna nel Comune di Fabbriche di Vergemoli. È una grotta aperta per un pubblico munito di attrezzatura speleologica. Presenta un’ entrata molto ampia in stile cavernoso che va restringendosi dopo circa 20 m, ramificandosi in due vie distinte. Lo sviluppo è pressoché orizzontale, leggermente in salita, di 500 m. Possiede una sorgente d’acqua perenne. Il sentiero di avvicinamento alla grotta, segnavia CAI 111, parte da Vallico Sopra e corre per circa 1 ora in falso piano aggirando il Monte Penna. L’ingresso della grotta è situato su uno stretto pianoro raggiungibile con un ripido sentiero, in parte scalinato, da affrontare con attenzione. Nella Grotta sono stati rinvenuti bronzetti votivi che testimoniano la sua frequentazione dalla preistoria fino al V secolo dc, come probabile luogo di culto dedicato alla fecondità.

The following two tabs change content below.
Capitato a Barga dopo una vita piena passata fra Marsiglia e Parigi, ho masticato libri, monumenti e opere d’arte con passione e piacere. Punto di arrivo e di partenza, per me il lavoro di guida turistica mi permette di mettere insieme le cose che mi fanno stare bene. Mi relaziono con gente da qualsiasi parte della pianeta, a patto che parlino francese o italiano. Collego la storia, l’archeologia o l’arte col territorio, senza dimenticare l’enogastronomia e la cultura italiana.
Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>