A due passi da piazza dell’Anfiteatro e affiancata dai famosi palazzi Bartolomei e Spada, c’è la chiesa di San Pietro Somaldi che nel corso del tempo ha subito innumerevoli lavori di ristrutturazione terminati con l’ultimazione del campanile e della parte superiore della facciata. Questa chiesa che sorge nella piazza omonima, deve il suo nome al suo fondatore il longobardo Samuald ed è una testimonianza dell’importanza della città all’epoca della conquista di questo fiero popolo che in breve tempo rese Lucca “Caput Tusciae”, la città più importante della Toscana e una delle sedi del re.

Dopo la conversione al cristianesimo la ricca aristocrazia longobarda lucchese arricchì la capitale del ducato con chiese, monasteri e ospedali per pellegrini. Una di queste nuove fondazioni fu proprio S. Pietro, consacrata nel 763 e donata con il suo monastero al vescovo di Lucca.

Questa chiesa fu determinante anche per lo sviluppo della città perché raccolse intorno ad essa varie abitazioni e divenne un polo di aggregazione per l’espansione urbana ad Est delle mura romane di Lucca. Il piccolo borgo fu inserito all’interno della nuova cerchia medievale iniziata alla fine del XII secolo.

La facciata della Chiesa di San Pietro Somaldi

All’interno della chiesa è possibile ammirare molte opere d’arte tra cui spiccano: l’Annunciazione di Zacchia da Vezzano del 1532 e una tavola con i Santi Antonio Abate, Bartolomeo, Francesco, Domenico e Andrea di Michelangelo Membrini del 1497, oltre ai dipinti seicenteschi di Gaspare Mannucci e Tiberio Franchi. Nella controfacciata si trova l’organo novecentesco del Tronci realizzato reimpiegando molte parti del seicentesco strumento costruito dal celebre organista Domenico Cacioli. Tra le tante persone che suonarono questo organo ci fu anche Giacomo Puccini che ne conservò un vivo ricordo, anche quando il mondo dell’opera aveva ormai assorbito completamente la sua creatività: lo testimonia una firma che appose all’inizio del Novecento sul somiere, dopo il restauro dello strumento, attuato in modo esemplare da Filippo Tronci, che conservò gran parte del materiale originario.

Inoltre la chiesa è nota anche per la leggenda del “graffio del Diavolo”, secondo cui i tre solchi che si vedono sul pilastro del portale principale sono dovuti, appunto, all’ira del demonio che non era riuscito a tentare la giovane Gemma Galgani, poi divenuta una Santa molto venerata a Lucca, che in questa chiesa era solita comunicarsi. I solchi, comunque, non sono troppo diversi da tanti altri simili che si riscontrano su altri edifici della città.

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Carla Ciervo

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