A tutti coloro che saranno di passaggio dalle parti di Lucca: fermatevi nel parco di Villa Carrara, a San Martino in Colle. Lì potrete ammirare, in religioso silenzio, la cosiddetta Quercia delle Streghe o, più scientificamente, la Farnia delle Streghe, un albero monumentale di ben 600 anni di età! Qui sarà possibile tornare bambini e credere nelle favole, persino nelle streghe. Menzionata tra gli alberi più famosi d’Italia, e sotto la tutela della Sovrintendenza ai Beni Culturali, essa vive da mezzo millennio e colpisce per la sua chioma, che appare più sviluppata in senso orizzontale che verticale: una chioma possente e protettiva, sotto la quale avverti il senso e il peso del tempo. L’albero misura 15 metri di altezza, 4 di circonferenza e vanta una chioma di 40 metri di diametro ed ha avuto non pochi riconoscimenti ufficiali: è stato dichiarato albero monumentale d’Italia e date le sue dimensioni figura sulle mappe della NATO. Le leggende attorno a questi alberi monumentali di certo non mancano. Infatti anche la grande quercia capannorese ha la sua: si racconta che la forma della sua chioma, piuttosto schiacciata, sia dovuta alla presenza delle streghe che, proprio su quella quercia, si abbandonavano ai loro riti satanici e alla loro magie. Sarebbe stato proprio il loro peso all’origine della sua forma appiattita, rendendo così i suoi rami molto ampi. Un’altra leggenda invece vuole che il nostro caro Pinocchio, il celebre personaggio nato dalla mente di Carlo Collodi, avesse nascosto sotto la quercia i suoi zecchini d’oro. Dopo aver incontrato il Gatto e la Volpe, che lo convinsero a seppellire i soldi sotto l’albero con la promessa di ritrovarne molti di più, il burattino si incamminò verso il Paese dei Balocchi. Secondo Collodi, probabilmente, il Paese dei Balocchi sarebbe stata una rappresentazione del Settembre Lucchese, un mese in cui la nostra città è ricca di iniziative e di mercatini.

Ecco come Collodi narra questa parte di racconto:

Eccoci giunti; — disse la Volpe al burattino — Ora chinati giù a terra, scava con le mani una piccola buca nel campo, e mettici dentro le monete d’oro.

Pinocchio obbedì. Scavò la buca, ci pose le quattro monete d’oro che gli erano rimaste: e dopo ricoprì la buca con un po’ di terra.

Ora poi — disse la Volpe — vai alla gora qui vicina, prendi una secchia d’acqua e annaffia il terreno dove hai seminato.

Pinocchio andò alla gora, e perchè non aveva lì per lì una secchia, si levò di piedi una ciabatta e, riempitala d’acqua, annaffiò la terra che copriva la buca. Poi domandò:

C’è altro da fare?

Nient’altro; — rispose la Volpe — Ora possiamo andar via. Tu poi ritorna qui fra una ventina di minuti, e troverai l’arboscello già spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete.

Al di là della fantasia, comunque, la storia ha dimostrato la straordinaria energia della pianta, capace di resistere a razzie umane, malattie e calamità naturali. Rimanendo solo al ‘900 vandali, fulmini e altre disavventure hanno caratterizzato la sua vita mettendo spesso in pericolo la sua esistenza. Ma è durante la seconda guerra mondiale che la Quercia delle Streghe se l’è vista davvero brutta poiché finì nel mirino di alcuni tedeschi che avevano occupato Villa Carrara e che sfruttavano proprio l’enorme chioma dell’albero per mimetizzare i propri mezzi. Al momento della loro partenza il capitano tedesco intendeva tagliare l’enorme quercia per ottenere legna da utilizzare come combustibile e solo l’intervento della proprietaria della villa, che per fortuna della pianta conosceva bene la lingua tedesca, riuscì a scongiurare quella tremenda azione.

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Carla Ciervo

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