Si prospetta una data memorabile quella del 10 luglio 2019, quando al Lucca Summer Festival approderanno i Tears for Fears, per la prima volta ospiti della nostra città. Uno dei tanti concerti che rendono il Summer Festival un avvenimento di importanza internazionale, capace di raccogliere artisti intramontabili provenienti da ogni parte del mondo.

Sarà lo scenario della bellissima Piazza Napoleone a fare da cornice all’esibizione dei Tears for Fears, una delle band new wave e pop-rock più amate degli anni 80-90. Tra l’altro, sono solo 4 le date italiane toccate nel 2019 dal duo britannico durante il loro ultimo Tour, Rule the World: Milano, Padova, Roma e Lucca. Scopriamo di più su questa band e riviviamo i loro successi in attesa del tanto agognato 10 luglio, in cui potremo ascoltare dal vivo brani immortali quali Shout, Everybody wants to Rule the World, Sowing The Seeds of Love e Mad World, tutti contenuti nell’album Rule the World: the Greatest Hits.

Tears for Fears: dagli esordi alla conquista del mondo

La storia dei Tears for Fears inizia nel 1981, quando il chitarrista Roland Orzabal e il bassista Curt Smith decisero di fondare la band. A cosa si deve la scelta del nome? Sia Roland che Curt avevano avuto un’infanzia difficile, entrambi figli di genitori separati e in contrasto con i rispettivi padri, con cui, soprattutto Roland, ha sempre avuto un rapporto conflittuale. Il nome della band, che tradotto significa “Lacrime di Paura”, prende spunto da un trattamento terapeutico ideato dello psicologo Arthur Janoy, attraverso il quale il paziente riprova le primissime sensazioni dell’età perinatale.

All’epoca dell’incontro, avvenuto nella città di Bath, i due iniziarono a collaborare nel quintetto The Graduate, che fece uscire il suo primo lavoro nel 1980. Gli apprezzamenti non si fecero attendere, tanto che l’album entrò nella top 100 inglese e gli permise di esibirsi fuori nazione, in Spagna e Olanda. Già l’anno successivo i due decisero di dare vita ai Tears for Fears (che all’inizio si chiamarono The History of Headache), iniziando la loro scalata verso il successo.

Il pop-rock psicologico di The Hurting e i primi grandi capolavori

Se i primi due singoli, Suffer the Cildren e Pale Shelter non raggiunsero subito il successo sperato, fu con il terzo singolo, Mad World, che nel 1982 si fecero conoscere agli occhi del mondo. Balzarono, infatti, in vetta alle classifiche e il loro primo album, The Hurting, del 1983, si piazzò in prima posizione nel Regno Unito.

L’album è incentrato sulla difficile infanzia di Roland Orzabal, autore di tutti i testi, in cui fa anche riferimenti espliciti ai periodi di terapia e all’educazione ricevuta, priva di amore e comprensione. Lo stile dell’album rispecchia lo spirito del genere new wave, con la sua vicinanza al pop e le sonorità tipicamente rock. I fraseggi della chitarra elettrica di Orzabal si amalgamano perfettamente con l’ampio utilizzo dei sintetizzatori, con la potente voce di Smith e la sua, armonica e piacevole. Un sogno starli ad ascoltare, una valvola di sfogo per un’intera generazione che sembrava non aspettasse altro di portare temi così delicati come quelli del disagio psicologico nel mondo del rock. Le canzoni erano utilizzate per tirare fuori lo scompiglio di sentimenti che i giovani avevano dentro, e ci riuscivano benissimo (lo fanno tutt’oggi).

Roland Orzabal (Credits Raph_PH)

Il successo diventa mondiale: Orzabal e Smith primeggiano in America

Il 1984 fu l’anno in cui i Tears for Fears dimostrarono tutta la loro crescita musicale e la maturità artistica conquistata. Abbandonarono i temi psicologici e abbracciarono quelli più caldi e attuali della politica mondiale. A Novembre lanciarono il singolo Shout preludio del nuovo album che sarebbe uscito a Febbraio 1985, Songs from the Big Chair. Shout balzò prepotentemente in testa alle classifiche di diversi paesi, rimanendo stabile per diverse settimane. Negli Stati Uniti raggiunse la prima posizione della prestigiosa Billboard Hot 100. Era uno di quei brani inaspettati, folgoranti come un fulmine a ciel sereno, un simbolo che permise ai Tears for Fears di entrare nel cuore dei fans, e rimanerci fino ai giorni nostri.

Per suggellare il loro successo, pochi mesi dopo arrivò il nuovo singolo, Everybody Wants to Rule the World (“tutti vogliono governare il mondo”, dedicato alle ultime battute della guerra Fredda fra Stati Uniti e la Russia). Ma non sono solo i governi a voler primeggiare, anche Orzabal e Smith non si accontentavano facilmente. Con questo brano si piazzarono nuovamente in testa a tutti negli Stati Uniti, lasciandosi alle spalle artisti del calibro degli Wham. I suoni sono cambiati, vengono limitati i sintetizzatori per dare spazio a una musica più vicina al mondo del pop, più articolata e raffinata.

A questo punto, quando sembrava che il mondo intero fosse ai loro piedi, ecco che arrivò uno stop inaspettato. È probabile che l’orgoglio e l’eterna insoddisfazione che li caratterizzava abbiano prevalso su tutto il resto. Orzabal voleva raggiungere una musicalità ancora più ricercata, più melodica, abbandonando la musica elettronica che non sentiva più sua. Al contrario, Smith non si sentiva attratto dal pop. Questa controversia si andò proprio a congiungere con il momento di grande cambiamento che stava vivendo la musica. Si sentivano i primi aliti dell’arrivo degli anni ’90, con i generi alternativi e le nuove generazioni sempre più attratte da una musica essenziale, senza tecnicismi, che esprimesse il velato disagio che sembrava caratterizzare tutti giovani di allora.

Il loro ultimo, eterno grande scossone al mondo arrivò nel 1989, con l’uscita di Sowing the Seeds of Love, singolo tratto dall’album Seeds of Love. La canzone, di una musicalità unica, con le sue influenze jazz e blues, segnò la chiusura degli anni ’80, nonché quella artistica dei Tears for Fears.

Curt Smith (Credits Raph_PH)

Gli anni da solisti e il riavvicinamento

Negli anni successivi i due cantanti intrapresero carriere soliste con cui, a parte qualche eccezione, non raggiunsero nemmeno lontanamente il successo che era stato proprio della band. Orzabal mantenne il nome di Tears for Fears, pubblicando nel 1992 un singolo che faceva da apripista a una raccolta dei loro vecchi successi, Tears Roll Down (Greatest Hits 82-92). Seguirono nel 1993 l’album Elemental (con il singolo Break it Down Again che raccolse un buon consenso popolare) e, nel 1995, Raoul and the Kings of Spain.

Smith, invece, si trasferì a New York, dove pubblicò nel 1993 l’album Soul on Board. Dal ’95 fino agli inizi degli anni 2000 fece parte del duo Mayfield, con l’autore Charlton Pettus, con cui si esibì principalmente dal vivo.

Finalmente, nel 2001, Orzabal e Smith decisero di appacificarsi e iniziare di nuovo a lavorare insieme. Il mondo riebbe indietro tutte quelle emozioni che solo i Tears for Fears erano capaci di trasmettere. L’amore che il pubblico nutriva per loro non sembrava avere risentito per niente degli anni di stop.

Nel 2005 partirono in Tour con il loro nuovo album Everybody Loves a Happy Ending. Un lieto fine in tutti i sensi, sia per loro che per noi che ancora adesso, dopo tutti questi anni, ci perdiamo con le loro vocalità, che rievocano quei ricordi di infanzia fra serate passate con gli amici, musicassette in macchina a tutto volume e primi baci rubati prima di correre a casa a notte fonda.

Da allora sono usciti solo due inediti, di cui uno, I Love You but I’m Lost, è presente nell’album che accompagna il tuor, Rule the World: The Greatest Hits, uscito nel 2017. A noi va bene così, perché Orzabal e Smith sono e saranno per sempre l’icona dei migliori anni ’80. Non ci resta che attendere il 10 Luglio, quando a Lucca, in Piazza Napoleone, si compirà ancora una volta il miracolo dell’immortalità della musica dei Tears for Fears.

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