Ogni turista, sulla via per Bagni di Lucca, la località termale così famosa nell’Ottocento, si ferma al Ponte della Maddalena, conosciuto anche come il Ponte del Diavolo, il bellissimo ponte medievale ad arco e lì apprende la sua leggenda. Ma poco più avanti, poco dopo che la SS12 ha cambiato il suo percorso per seguire il corso della Lima, il tortuoso torrente montano, bisogna fermarsi in una piazza a Chifenti. E’ facile non scorgerla dalla strada mentre si guida ma si può vedere un arco monumentale più adatto come ingresso ad una grande città, che sbircia fuori dall’angolo di un anonimo parcheggio. Vi invito a fermarvi e a scoprire un altro straordinario ponte, il Ponte delle Catene, che attraversa il fiume che collega le località di Fornoli e Chifenti.

Il Ponte delle Catene fu opera del famoso architetto e ingegnere lucchese Lorenzo Nottolini. Fu commissionato dal Carlo Ludovico di Borbone, duca di Lucca, per sostituirne uno precedente che era stato distrutto dalle inondazioni, e questo non solo per collegare i due borghi, ma anche per adibirlo a luogo di incontro sociale. L’imponenza della struttura rispecchia l’importanza e il prestigio del territorio dell’epoca. Il Duca voleva un ponte che andasse oltre i suoi tempi e Nottolini progettò quindi uno dei primi ponti a catena in Italia. Durante il processo di progettazione si recò addirittura nel Regno Unito e studiò il ponte di Hammersmith a Londra e il famoso Ponte sospeso Clifton a Bristol, progettato da Isambard Kingdom Brunel.

Le gigantesche catene di ferro su cui poggia la piattaforma di attraversamento sono sostenute dai due archi che servono da entrata, Queste grandiose strutture si ispirano agli archi di trionfo romani ma nel complesso il ponte è in stile neoclassico. Il ponte deve il suo nome alle sue enormi catene le cui maglie furono realizzate con piastre di ferro collegate tra loro con rivetti in modo da permettere solo piccoli movimenti. Le catene furono infilate attraverso la parte superiore dei pilastri dove poggiano su grandi selle di ferro. Tra i due pilastri, le catene pendono basse e quando raggiungono l’argine del fiume vanno in profondità nel sottosuolo in una camera dove le estremità sono ancorate a enormi blocchi. Credo che le porte di queste camere siano a volte aperte, ma purtroppo non ho mai avuto la fortuna di darci un’occhiata.

Il ponte fu iniziato nel 1844 ma fu terminato dopo la morte di Nottolini nel 1860 grazie a Bettino Ricasoli, il capo del governo toscano provvisorio. I ritardi pare che siano stati principalmente burocratici, le cose non sono cambiate molto da allora! Ci sono due targhe di marmo, una in latino e l’altra in italiano per indicare il completamento della costruzione. Il ponte in passato era utilizzato dal traffico carrabile, ma ora è solo un passaggio pedonale. Durante la guerra fu danneggiato ma venne riparato negli anni ’50. Nel 1999 fu selezionato dal World Monument Fund per un finanziamento per il suo rinnovo ed è ora conservato per tutti noi. Il luogo offre una posizione incantevole per contemplare il fiume e anche se non ha l’aria romantica del ponte del diavolo, ha il fasto e l’eleganza che si addiceva a Bagni di Lucca nel suo periodo d’oro.

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Celia Cammarota
Mi chiamo Celia. Sono nata a Londra, ma ora faccio parte di una famiglia anglo-italiana e sono orgogliosa di essere cittadina italiana. Viviamo tra Lucca e Bagni di Lucca nella Toscana nord-occidentale, una parte del mondo molto bella con una cucina meravigliosa. Da quando vivo in Italia, ho lavorato come insegnante, traduttrice, e scrittrice ma soprattutto nel turismo anche se occasionalmente mi sono immersa nel mondo dei libri e dell'arte.
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