Santa Gemma Galgani

Lucca è una città particolare dove tutto è testimonianza delle glorie e degli splendori trascorsi. Lucca è la città di Giacomo Puccini, Luigi Boccherini, Matteo Civitali, Santa Zita e tanti altri personaggi di spessore, ma è anche la città di Santa Gemma Galgani.

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano da Enrico Galgani, farmacista, e Aurelia Landi, casalinga. La buona madre sembrava che presentisse la sua morte ormai prossima e perciò quando poteva stare con la cara bimba, le spiegava le verità della fede, i pregi dell’anima, la bruttezza del peccato, e la vanità delle cose del mondo. Più spesso, mostrandole il Crocifisso, le diceva: « Vedi, Gemma, questo caro Gesù è morto per noi in croce ». A quella vista la fanciullina profondamente commossa, piangeva. Questo piissimo sentimento di amore verso Gesù appassionato fu la caratteristica della sua vita: vita di amore e di sacrificio.

Studiò presso le Suore Oblate dello Spirito Santo fino al giorno in cui, a causa di un fallimento, la famiglia perse ogni avere e si trasferì in una misera abitazione in via del Biscione, oggi via Santa Gemma Galgani. Nel corso degli studi superiori l’intelligente e studiosa Gemma fu alunna di suor Elena Guerra (1835-1914, beatificata nel 1959), che le insegnava italiano, francese, storia sacra, storia ecclesiastica e che, quando il padre cadde nel fallimento, la dispensò dalla mensile tassa scolastica. La fondatrice delle Oblate ebbe grande affetto per la giovane, non così due sue consorelle, suor Gesualda Petroni e suor Elisa Pieri, che disprezzavano Gemma a tal punto da riuscire a causarne la non ammissione in convento, come ella desiderava ardentemente.

Era sempre stata attratta ad avere una forte confidenza con Gesù. Già dai tempi della scuola riempiva i suoi quaderni di pensieri spirituali e di preghiere. Fu così che, crescendo nella vita spirituale, fu beneficiata di doni mistici straordinari: avvertiva chiaramente accanto a sé la presenza dell’angelo custode e parlava con Gesù e Maria. Fin quando non ebbe il dono delle stimmate. Ella narra così l’avvenimento:

«Eravamo alla sera dell’8 giugno 1899, quando tutto ad un tratto mi sento un interno dolore dei miei peccati… Comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che vennero a toccare le mie mani, i miei piedi, il mio cuore. Mi sentii morire…».

Questa descrizione fu molto simile a quella che San Pio da Pietrelcina farà della sua stimmatizzazione avvenuta il 20 settembre del 1918. Le profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato si riaprivano dalle ore 20 di ogni giovedì alle ore 15 del venerdì, e lo straordinario fenomeno era accompagnato da estasi. Inoltre Santa Gemma custodì scrupolosamente la sua purezza virginale, al punto che, poco dopo i vent’anni, colta da una delle sue rarissime tentazioni contro la castità, si gettò nel pozzo del giardino di casa Giannini, la famiglia che la ospitò dopo la morte del padre. Il demonio poneva sempre tanti ostacoli lungo il suo cammino, non sopportando l’idea di non poter strappare a Dio un’anima così splendente. Cercava sempre di confonderle le idee, in particolare riguardo all’Eucaristia, ma Santa Gemma è sempre stata una persona forte.

Per concludere questa breve descrizione sulla vita di questa Santa anche se ci sarebbe ancora tanto da raccontare, colgo l’occasione per invitare tutti a visitare i bellissimi luoghi che hanno caratterizzato la vita di Santa Gemma come per esempio il Monastero delle Monache Passioniste, a due passi fuori dalle mura di Lucca, sorto per volontà divina tramite la voce di una giovane provata dal dolore, dalla povertà e dall’incomprensione, il cui cuore arde di un amore intenso e profondo per Gesù.

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Carla Ciervo

Carla Ciervo

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