Un navigare sereno nella Lucchesia di un tempo, tra laghi, canali e antichi porti da non dimenticare.

Sembra assurdo poter raccontare questa lontana storia, di un tempo come il Settecento, in cui il modo di viaggiare tra piccole città sembrava una lunga ed estesa avventura, figuriamoci quello di giovane artista che si prepara al suo annuale viaggio di lavoro verso la campagna attorno al lago di Sextum, nella provincia toscana solcata dall’Arno.

Una strada percorsa da sempre dai più disparati personaggi, dai romani ai cavalieri stranieri, da pellegrini, mercanti e navigatori spinti dalle loro vocazioni, che avevano trovato in Lucca un approdo comodo e importante per tutte le loro intenzioni nel corso della storia, un passato in cui la città, da piccolo centro autonomo, era riuscito ad acquisire un notevole ruolo a dispetto della sua posizione geografica, così lontana dal grande fiume Arno, crocevia commerciale e di cultura di molte città toscane.

Quella Lucca, all’epoca del nostro giovane che sta uscendo dalle mura della sua amata casa, sentiva ormai antico e perso nel passato quel piccolo timore di sentirsi isolata, così particolare nella sua posizione, problema che aveva risolto con la sua ingegneria e la scaltrezza che veniva riconosciuta al suo popolo. Ma adesso andiamo a scoprire i dettagli dell’avventura di quest’uomo che stiamo seguendo.

Per dare un inizio alla nostra storia iniziamo da un particolare luogo di Lucca, nel quartiere di San Concordio, un Bed & Breakfast dal curioso nome di “Al Porto di Lucca”.

Esso si trova nella posizione originale del porto fluviale cittadino, denominato “Fiumicello”, una serie di canali che si predisponeva per raggiungere il più rapidamente l’Arno, la principale arteria di collegamento della zona. Tramite il Fiumicello, le barche adibite al trasporto di persone, ma sopratutto di merci, si indirizzavano verso il canale della Formica, un percorso fluviale largo 7 metri che si immetteva nelle acque dell’Ozzeri, un piccolo affluente dell’Arno, incanalizzato sin dall’epoca romana, e ricostruito sotto la guida del vescovo di San Frediano durante il sesto secolo dopo cristo, durante dei lavori di bonifica.

Questo intricato percorso tra le acque ebbe un grande peso nella storia della città, se pensiamo che proprio dal percorso dei canali erano giunti per tutto il 1500 i blocchi di pietra che composero le ben famose mura, partiti dalle cave di Guamo.

Ed è quello che il nostro personaggio della storia doveva pensare ogni domenica di Pentecoste, quando la sua agenda segnava ad ogni anno l’esigenza di percorrere la strada d’acqua del Fiumicello, incanalandosi verso il piccolo paese di Bientina, circondato da un lato dal lago Sextum, che si poteva raggiungere facilmente proprio grazie alla navigazione dei canali lucchesi che si trovavano a neanche un chilometro dalla sua abitazione.

Bientina all’epoca era una metà particolare per i giovani compositori musicali che cercavano un approdo sicuro di una certa rilevanza, per agevolare la propria carriera esibendosi in una delle celebrazioni religiose più conosciute della zona, ovvero il ricordo tramite la festa del martirio di San Valentino Martire. Per quanto lontano quel paesino di campagna, il nostro avventuriero ormai da qualche anno aveva preso a cuore quella festività e l’opportunità che gli donava quel viaggio, e stavolta sarebbe giunto in paese con appresso un suo personale lavoro dedicato a quella festa, la partitura dell’oratorio del Martirio di San Valentino, realizzato per raccogliere le decine di oratori che venivano composti per quella celebrazione.

Il nome di questo giovane compositore musicale lucchese era quello di Giacomo Puccini (1712-1781).

Ma non il Giacomo Puccini che tutti conosciamo, siamo troppo lontani come epoca dagli anni del celebre compositore, questo Puccini è un suo proavo lucchese, proveniente dal suo albero genealogico, giovane compositore musicale formatosi presso l’Istituto Musicale “Luigi Boccherini”; ogni anno, alla domenica di Pentecoste, per Giacomo era consuetudine scendere nella campagna pisana tramite il percorso dei fiumiciattoli lucchesi, ammirare il particolare clima che circondava quel viaggio, esprimere la propria arte musicale, e infine poter ritornare nella grande Lucca avendo assorbito i suoni, le parole e le idee che anche la più piccola e lontana delle provincie toscane poteva offrire ad un’artista come lui.

Abbiamo voluto approfittare di questa piccola storia proprio per contemplare il ricordo di una Lucca diversa da quella che ci appare ogni giorno sotto i nostri occhi, una città che sfruttava le sue risorse fluviali e le acque attorno a lei per costruire una realtà particolare come quelle che era il Porto di San Concordio, il canale della Formica e tutta la ragnatela di strade d’acqua che consentivano collegamenti verso luoghi sperduti ma carichi di significato per molte persone. Purtroppo ad oggi le strutture e le rovine di questo piccolo gioiello sono state inglobate dalla modernità, prima dalla costruzione della strada ferrata del 1848, che divenne rapidamente la via principale di comunicazione di Lucca, poi la costruzione a fine diciannovesimo secolo dei grandi Gasometri portò ad riempire di terra il bacino del porto fluviale e la darsena, facendo scomparire le tracce di quel magnifico percorso, sopravvissuto solamente per vari anni nella zona del vecchio canale della Formica, sottostante il tratto dell’Autostrada Firenze-mare, anch’essa più di cinquant’anni fa interrato.

Se volete ricordare quel particolare passato, vi consigliamo prima di seguire le iniziative e la battaglia storica che segue la contrada di San Concordio da molti anni, incentivata dagli scavi eseguiti nel 2009 e 2010 dalla sopraintendenza archeologica di Firenze all’interno dell’area Gesam: in piccola parte, se volete solo seguire la vostra curiosità sul fatto del porto, del canale della Formica, dei viaggi del Puccini che non era il Puccini più famoso, fate un salto al “Porto di Lucca” e nella zona circostante, così potrete immaginare le meraviglie che ancora questa città nasconde, magari camminando potrete sentire ancora le acque del Fiumicello scorrere sotto i vostri piedi.

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Gianluca Rossi

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