Tram a Lucca

Mi ritrovavo fermo in coda da interminabili minuti, come ogni maledettissima mattina. La macchina davanti ripartiva, prendeva velocità e poi frenava all’improvviso più o meno energicamente a seconda del grado di distrazione del conducente, immancabilmente al cellulare. Qualche mattina capitava pure che qualcuno, più distratto del solito, concludesse la frenata direttamente contro il vicino di coda. A quel punto, sapevo bene che sarei arrivato a lavoro molto tardi e, non godendo dell’orario flessibile, avrei buttato al vento preziose ore di permesso.

Si sa infatti che il nostro è un paese molto bello, ma anche -in molti campi- piuttosto arretrato. E infatti concetti come orario flessibile o, peggio ancora, smart working sono considerati eresie di una tale gravità da meritare il pubblico -metaforico- rogo del dipendente che osasse anche solo immaginarle. Figuriamoci chiederle.

Pensando a queste cose, avviai un podcast di meditazione. Era questa la mia arma segreta per sopravvivere alla via del Brennero e alla Circonvallazione. Un’inspirazione profonda ed un espirazione lenta, per calmare i pensieri non proprio belli che quel carosello di tir, sorpassi arditi, frenate brusche, immissioni criminali e vecchi col berretto a trenta all’ora suggeriva alla mia mente.

Alcune città modello, come Firenze e Milano, stanno affrontando questi problemi, ormai divenuti insostenibili, con tram e metropolitane. Così, nelle profonde discussioni che animano bar e social network, citiamo con ammirazione queste esperienze, ma puntualizziamo che appartengono a realtà troppo avanti rispetto a noi, per evitare un confronto che non potremmo reggere. Consolandoci infine con la banale conclusione che non è possibile paragonare le suddette grandi città alla nostra piccola Lucca.

Eppure non è sempre stato così. Molti non sanno infatti che Lucca, 90 mila abitanti scarsi, contava negli anni ‘20 ben tre linee di tram: Ponte a Moriano, Monsummano e Maggiano. La vicina Viareggio, poco più di 60 mila anime, poteva vantarne due: una per Camaiore e un’altra, detta Litoranea, per Forte dei Marmi. Da qui partivano ulteriori diramazioni, di cui una addirittura raggiungeva Arni, alla ragguardevole altitudine di 916 metri sul livello del mare. Un’impresa ingegneristica non da poco per quel periodo storico.

Tram a Ponte a Moriano

Mentre fermavo l’auto per l’ennesima volta, aspettando che la signora che davanti riuscisse a compiere un’improbabile svolta a sinistra attraverso una corsia congestionata come un naso raffreddato a gennaio, pensavo con tristezza a quanto i nostri avi fossero stati miopi. Cento anni fa avevamo un gioiello di funzionalità, ecologia e modernità e l’hanno abbandonato per questo traffico sincopato e cancerogeno.

La prima linea ad essere realizzata fu proprio quella per Ponte a Moriano, nel lontano 1893. Poco più di 10 preziosissimi chilometri tra il paese e la stazione ferroviaria del capoluogo, attraverso Porta Santa Maria e la Sortita Cairoli. Un tratto di strada in parte sovrapposto a quello che percorro io ogni giorno, perdendo ogni vota mezz’ora di vita, oltre che la pazienza. E che invece potrei percorrere in tram, se ancora esistesse, lasciando la macchina al suo posto e inquinando meno.

Tram a Lucca - Porta S. Maria

Quanto traffico ci risparmieremmo, e quanto meno stress e inquinamento in meno!

Nel 1907 fu inaugurata una seconda linea. Di fronte al Teatro del Giglio partirono le corse per Monsummano, che fino al 1927 rappresentò il confine orientale della nostra provincia. Le piccole carrozze verdi attraversavano la circonvallazione, per poi prendere via Pesciatina e correre per oltre 33 chilometri attraverso le località di Capannori, Pescia, Uzzano, Buggiano, Massa e Cozzile, Bagni di Montecatini (come si chiamava allora Montecatini Terme) e Pieve a Nievole, offrendo a quei fortunati ed ecocompatibili viaggiatori scorci di campagna ormai persi per sempre.

Fu un successo straordinario e un prezioso volano di sviluppo per il territorio. La linea era talmente utilizzata che nel 1912 fu inaugurato un secondo troncone di 12 chilometri verso Ponte San Pietro e Maggiano. Anche a Pescia furono create ulteriori diramazioni negli stessi anni.

Ma la storia ci insegna che nell’Italico Stivale, quando una cosa funziona, di solito non dura.

Così, la linea per Ponte a Moriano, la prima ad essere inaugurata, fu anche la prima ad essere chiusa, a seguito della grande crisi economica degli anni ’30 e di una serie di mostruosità amministrative e burocratiche squisitamente nostrane.

Tram a Ponte a Moriano

Purtroppo neppure la linea per Maggiano sopravvisse alla Grande Depressione e il capolinea di Monsummano fu spostato a Pescia. Lucca si ritrovò dopo la Guerra con una sola linea tranviaria di circa 20 chilometri.

“Meglio che niente!” Penserete voi. Ma evidentemente, ciò che oggi sembra ovvio, negli anni ’50 non lo era. Così, nell’anno del Signore 1957, la linea fu smantellata e sostituita da un servizio di autobus.

L’esperienza della tranvia lucchese era finita, uccisa da un’idea di progresso che oggi pare davvero obsoleta e superata. Inutile dire che anche a Viareggio successero esattamente gli stessi eventi, con il drammatico esito di privare l’intera provincia di questo eccezionale mezzo di trasporto.

Così, ogni maledettissima mattina, quando esco di casa per andare a lavoro, penso a quanto sarebbe bello poterlo fare su un comodo, moderno, ed ecologico tram elettrico. Come avviene in ogni angolo del resto d’Europa.

Perché il tram è davvero eccezionale: ha la sua corsia e non rimane mai bloccato nel traffico, diversamente dal pullman, è veloce, silenzioso, sicuro, economico ed ecologico. Non inquina, toglie auto dalle strade riducendo il rischio di incidenti, spesso gravi o mortali, e lasciando spazio ai ciclisti, fa risparmiare soldi e tempo. Infine riduce lo stress e migliora la qualità della vita perché non essendo costretto a guidare puoi fare altro: leggere, scrivere, lavorare, socializzare o goderti semplicemente un attimo di riposo.

Allora, cara Lucca, lasciatelo dire: sei una città straordinaria sotto molti punti di vista, ma indubbiamente non per la viabilità. E quindi perché, finalmente, non ti attacchi al tram?

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Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
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