Quando andavo in montagna con gli amici, certe volte attraversavo Bagni di Lucca e mi domandavo come facessero le persone ad abitare in un paese così piccolo e remoto. Non sapevo ancora che sarei stato uno di loro. Per oltre due anni.

Fresco di laurea, mi trasferii da Viareggio a Firenze determinato a perseguire una carriera accademica, ma ben presto mi resi conto che una vita di gavetta e precariato non era ciò che volevo e decisi di cercare impiego in azienda. Dopo un po’ di colloqui, accettai un lavoro in Mediavalle. Sapevo che avrei dovuto cambiare radicalmente le mie abitudini. Ma, in fondo, era stato lo stesso quando mi ero trasferito dalla provincia alla grande città. O meglio, uno dei suoi sobborghi, causa budget. Così mi convinsi ad andare senza troppi problemi e trovai un buon affitto in località Villa. Dovete sapere che Bagni di Lucca è un “comune sparso”, cioè un insieme di piccolissimi paesini fisicamente separati, ma amministrativamente uniti. Con un po’ di fantasia, Villa può esserne definito il centro. Finalmente ero in centro! Ma, esattamente, centro di che? Mi trovai in un luogo in cui tutto era lontanissimo e l’unica possibilità di spostamento era l’auto. Io, che mi ero abituato a muovermi solo a piedi e con i mezzi pubblici.

Però, di contro, avevo una specie di piccolo loft tutto per me -con tanto di terrazza con gazebo, tavolo e sedie- per la stessa cifra con la quale a Sesto Fiorentino riuscivo a permettermi a mala pena una stanza in un appartamento in condivisione con un tizio strano. Tutto sommato, si partiva bene. E alla fine ero contento di non essere più in un anonimo condominio lontano anni luce dal centro.

Le novità sono quasi sempre belle ed eccitanti, e questa volta non fece eccezione. Preparai le valigie una domenica di metà settembre di ormai parecchi anni fa e scoprii subito che in collina la notte di fine estate è molto fresca, quasi fredda. Una vera goduria rispetto all’impietoso clima continentale della grande città. Il rumore della Lima prendeva il posto di quello del traffico, con mio grande piacere, conciliando il mio sonno. Per andare e tornare dall’ufficio, che era vicino a Borgo a Mozzano, attraversavo strade la cui bellezza sembrava sfuggire ai locali, intenti a correre nell’assonnata fretta mattutina. Ricordo come un sogno un viale alberato e una pioggia di foglie dorate poco prima di arrivare a casa. Una sera ero talmente sazio di stupore che decisi di scrivere qualche riga sulle sensazioni che quell’ambiente mi trasmetteva, e che ancora sono nel mio sito sotto il titolo di “La mia campagna”.

Ma non è tutto oro ciò che luccica e, ad esempio, per fare la spesa ero costretto ad accontentarmi di due piccolissimi supermercati più simili a empori che a grandi distribuzioni organizzate. D’altra parte, l’alternativa era assai peggio: una botteghina sguarnita, che praticava orari da ufficio comunale distaccato e prezzi da gioielleria di lusso. Ricordo che certe volte, per la disperazione, contrattai col bar per acquistare un po’ di pane e focaccine vuote rimaste. La soluzione che trovai per ridurre le spese fu macinare un bel po’ di chilometri ogni 10-15 giorni per raggiungere un vero supermercato. Credo che grazie a quell’esperienza, potrei adesso scrivere una lunga e dettagliata dissertazione accademica su come ottimizzare lo spazio di un piccolo vano congelatore.

Un altro problema, a cui non avrei mai pensato prima di abitare a Bagni di Lucca, era quello del parcheggio. Non che in città si parcheggiasse bene, anzi: tutt’altro. Ma se in paese i posti auto, che si possono contare sulle dita d’una mano, sono più che sufficienti a cose normali a causa della scarsità di popolazione, si riducono drammaticamente a zero ogni qual volta c’è un piccolo evento e la piazzetta viene chiusa. Per evento non intendo un grande festival rock, bastano due bancarelle dal paese vicino per mandare tutto in tilt.

La vita però sembrava più rilassata, meno caotica. Pareva scorrere più semplicemente e lentamente. La sera guardavo le stelle in giardino sorseggiando un’ottima birra di farro locale che compravo nel più vicino dei piccoli supermercati, e mi sentivo felice. Quasi all’improvviso, cominciarono ad arrivare le prime gelate e non dovetti attendere molto per vedere la neve. Fu uno spettacolo incredibile, al quale non ero abituato. Con il bianco candore che cadeva copioso dal cielo, in un’atmosfera ovattata e silenziosa, arrivò anche un blackout che lasciò tutto il paese in un buio profondo. In città un simile buio avrebbe fatto paura, ma qui no. In un certo senso, dava una sensazione di pace.

La sera era abituato a camminare un po’ dopo cena. Col caldo e col freddo, mettevo le gambe in spalla e macinavo chilometri prima di andare a dormire. A Bagni di Lucca però, esaurivo l’intero paese in pochi minuti e non potevo certo spingermi di notte nel bosco o nelle buie strade tra un paese e l’altro. Neppure l’auto in questo caso aiutava: l’unica speranza era farmi mezz’ora di strada per arrivare a Lucca. Per il resto, ero circondato da altri piccoli centri.

Infine non c’era niente da fare neppure al chiuso: una sola birreria in tutto il paese, quando era aperta. Ad aggravare la situazione, una scarsa copertura internet e dei canali televisivi. Perciò l’inverno fu lungo e freddo. Molto, molto, più lungo e più freddo di quanto credessi.

Eppure anche quei mesi invernali pesanti come il ghiaccio che copriva la macchina al mattino, erano ripagati dalla bellezza del paesaggio verde, delle montagne scure, velate di nubi basse e dell’azzurro del fiume. Inoltre, avendo una casina tutta mia, con tanto di giardino, organizzai moltissime cene con gli amici, che ancora restano nella nostra memoria con la loro leggera spensieratezza.

Finalmente le gelate si fecero più rare e l’ambiente cominciò a cambiare aspetto. Via via che le giornate allungavano, la campagna cominciava a sorridere e a mostrarmi il suo lato gentile.

Con la luce, mi dedicai ad esplorare la zona. Quando mi spingevo a vedere una chiesetta sul fianco della collina, quando entravo nel bosco e camminavo fino a una frazione vicina, quando raggiungevo un punto panoramico. Finalmente potevo camminare, e che camminate! Recuperai tutti i km che non avevo potuto fare d’inverno.

La Lima

La passeggiata lungo la Lima era davvero bella. Inagibile nei mesi freddi e piovosi, a causa del carattere irascibile del fiume, d’estate mostrava tutta la sua semplice bellezza, come una ragazza di campagna. E anche andare a fare la spesa passando da qua diventava un’attività più piacevole. Ma era un po’ distante dal paese che si incontrava una vera meraviglia: Scesta, ovvero un incredibile angolo di Caraibi tra le montagne. Una pozza d’acqua pura, gelida e trasparente subito dopo un canyon spettacolare.

In una delle mie passeggiate, prendendo la stradina che passava dietro quello che fu il primo Casinò d’Italia, arrivai al grande complesso termale di Bagni Caldi, ormai quasi interamente in abbandono. La dimensione e la maestosità degli edifici abbandonati che dominavano la collina dimostravano che quanto riportato sulla lapide sbiadita, per quanto incredibile, era vero. Ciò che mi si parava davanti era il fantasma di una delle principali località turistiche europee di fine Ottocento. Le persone partivano dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Francia, per venire a fare i bagni qui. Il nome di Bagni di Lucca era nota in tutta l’alta società dell’epoca. Tutto finito. Dimenticato. Diroccato. Sic transit gloria mundi!

Immagino le ville un po’ malandate di quegli ex vip caduti in disgrazia: devono essere piene di cimeli di un passato ormai perduto. Indizi di ricchezza e fama che furono, e che non torneranno. Ecco: Bagni di Lucca è esattamente così. La Chiesa Anglicana, il Circolo dei Forestieri, il cimitero inglese, i Bagni Caldi, le grandiose ville e le lapidi che citano poeti e re, non possono che lasciare di stucco il visitatore moderno, che si trova davanti un piccolo e sconosciuto paese di provincia, ormai semidiroccato.

Chiesa Anglicana di Bagni di Lucca

Ma il fascino che travolse gli antichi viaggiatori, è lo stesso che ancora si avverte in questi luoghi magici. E quando, con la bella stagione, arrivano frotte di scozzesi discendenti dagli innumerevoli emigrati italiani di queste terre, sembra di rivivere un po’ quegli anni.

La mia prima estate a Bagni di Lucca fu fresca e meravigliosa e mi condusse alla scoperta di posti di incredibile bellezza, persi nell’immenso verde mare dell’Appennino. Pratofiorito, Montefegatesi, Lucchio, Vico Pancellorum sono solo alcune delle splendide località che visitai nel mio disordinato vagabondare.

Pratofiorito

Rimasi a Bagni di Lucca per oltre due anni, dopo di che la vita mi riservò nuove strade. Da allora, ho cambiato lavori, case e compagnie, ma certe volte mi tornano in mente quei giorni: la pace e la bellezza che respiravo allora. Finalmente ho capito come fanno le persone ad abitare in un paese così piccolo e remoto, nonostante tutto. E non mi stupisco che siano felici.

The following two tabs change content below.
Avatar
Gabriele Levantini nasce a Viareggio il 10 aprile 1985. Chimico per lavoro e scrittore per passione, dal 2017 gestisce il sito Il Giardino Sulla Spiaggia. Seguimi sul mio blog: https://ilgiardinosullaspiaggia.com/
Ti è piaciuto questo contenuto? Condividilo con tutti!

2 Commenti

  1. Avatar

    Damiano MARINO MERLO

    dott. Levantini, qui a Bagni avevo gli alberghi Regina e Corona, ormai seguiti dai figlioli. La sua esperienza in zona è stata deludente, ha vissuto distaccato, isolato dal contesto socio economico. Non posso darle torto sull’aria decrepitA che vi si respira, su Bagni Caldi, spettrale, ha dimenticato il nucleo diroccato ed abbandonato da mezzo secolo poco sopra la frazione di Riolo. La stessa impressione l’ebbe un amico di Treviso in visita a fine anni ’80 che disse: questo paese si è fermato! Lei è fuggito, non si è adoperato per migliorarlo, come foresto non aveva alcun motivo o interesse, la ringrazio peraltro per le annotazioni positive, allettanti sulle bellezze naturali. Il suo bel racconto, per dirla alla meridionale è a “trasiri e nesciri”, più a nesciri; spero di poter ritornare a intrattenermi ancora con lei dato che appaiono all’orizzonte timidi segni di rinnovamento. Un cordiale saluto e se capita da queste parti, mi procuri il piacere di averla ospite al desco e così farle gustare la minestra di “cucuzza longa”, da me coltivata proprio in questo periodo. Damiano Marino Merlo, tel 344.2740947 o, se non lo disdico nel frattempo, 0583.86195.

    • Avatar

      Gabriele Levantini

      Grazie mille per il commento.
      Non definirei la mia esperienza come negativa o deludente, anzi! Devo dire che conservo ottimi ricordi di quel periodo.
      Non è neanche del tutto vero che non mi sono inserito nel contesto, seppure devo ammettere di non aver instaurato rapporti duraturi. Per quanto riguarda il discorso di impegnarmi a migliorare il luogo, credo di aver dato il mio piccolissimo contributo facendo cercando di conoscere il paese il più possibile e poi facendolo conoscere a molti amici (alcuni dei quali di fuori regione).
      Ha ragione a dire che in questo articolo ho descritto le emozioni che il paese mi ha dato nel periodo che ci ho trascorso, sia quelle positive che negative, ma non concordo sul fatto che le negative siano la maggior parte.
      Infine, non sono scappato, mi è anzi dispiaciuto quando mi sono dovuto trasferire. Se ci sarà occasione, sarò molto felice di conoscerla e chiacchierare con lei, La ringrazio fin d’ora per l’invito. Nel frattempo, la invito a continuare a seguire i miei articoli su Welcome2Lucca e, se vuole, anche il mio sito di narrativa (https://ilgiardinosullaspiaggia.com).

      A presto.

      Gabriele Levantini

Commenta l'articolo

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Puoi utilizzare i tag HTML e gli attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>