Il diaspro (parola che è di origine persiana, ma connessa anche con il greco-latino iaspis, “pietra screziata”) è una roccia sedimentaria mono-mineralogica, ossia formata da un unico minerale, composta da quarzo(SiO2), e contenente sovente alcune impurità, solitamente composti di ferro che conferiscono alla roccia vivaci colorazioni, rendendola ricercata come pietra semi-preziosa per la lavorazione in opifici. I diaspri sono formati da strati che possono avere uno spessore che varia da alcuni millimetri ad alcuni metri. È una roccia molto dura e compatta, spesso sottilmente stratificata, formata da silicecriptocristallina (quarzo, calcedonio e a volte opale) e da impurità varie che conferiscono colorazioni diverse. I diaspri si formano per precipitazione della silice contenuta nell’acqua marina o per accumulo di resti di organismi silicei, e spesso infatti racchiudono una ricca fauna a Radiolari. Il colore è per lo più rossastro, dovuto alla presenza di ferro in finissimo stato di suddivisione; la colorazione può essere uniforme, o a zone concentriche o a macchie sparse e irregolari. In Italia i diaspri sono frequenti nell’Appennino settentrionale, in Sicilia e in Sardegna.

Nella Grecia classica, il diaspro era ritenuto capace di allontanare alcuni fantasmi, tra i quali l’Empusa. Ne parlano Porfirio (Quaestionum Homericarum ad Odysseam pertinentium reliquiae X 323ss.) ed Eustazio (ad Od. I 382). Tale minerale formava le ricche collane dei druidi nelle popolazioni galliche.

Nell’Apocalisse di Giovanni, della città santa di Gerusalemme viene detto: “Il suo splendore è simile a quello di una pietra preziosissima, come pietra di diaspro cristallino” (Ap., 21,11). La città stessa poggia su dodici fondamenti costituiti ciascuno da una pietra preziosa. Il primo fondamento è di diaspro.

Cave Medicee Diaspro di Barga

Durante la dominazione fiorentina, a Barga venne praticata l’estrazione del Diaspro: una pietra dura ornamentale composta da quarzo di color rosso sanguigno con trame bianche. Il diaspro fiorito si contraddistingue per la presenza di agata a macchie o a vene. La durezza del diaspro oscilla tra 6.5 e 7 della scala di Mohs (1).

Il Diaspro di Barga e’ stato utilizzato per decorare le Cappelle Gentilizie Medicee della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Fu Cosimo I de’ Medici (1519-1574) a voler realizzare la struttura che sarebbe servita a perpetuare la memoria della dinastia dei Medici.

Le antiche cave di Barga si trovano lungo il corso del torrente Loppora di Giuncheto, a poco distanza a est di Barga. Una volta estratti, i blocchi di diaspro venivano trasportati fino al fiume Serchio, l’antica via fluviale. Da qui a bordo di foderi (zattere fatte con tronchi di legno) raggiungevano l’Arsenale Marittimo di Pisa dove venivano semi-lavorati con l’impiego di schiavi turchi. Successivamente i navicellai si occupavano di risalire l’Arno con il loro prezioso carico fino al Porto Maggiore di Signa e da qui, via terra, il diaspro raggiungeva l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze per la lavorazione finale.

Cappella dei Principi, Cappelle Medicee Firenze
La Cappella dei Principi

La Cappella dei Principi

Emblematica realizzazione dell’autocelebrazione medicea, la Cappella dei Principi fu concepita da Cosimo I fin dal 1568, ma la sua costruzione prese l’avvio sotto il granducato di Ferdinando I (1549-1609), quando, in seguito ad un concorso indetto nel 1602, Matteo Nigetti, venne nominato responsabile del cantiere, carica che ricoprì fino al 1650.

I granduchi vollero rivestire le pareti del loro mausoleo con i materiali più preziosi ed incorruttibili: marmi e graniti policromi, diaspri, alabastri e lapislazzuli e perfino coralli e madreperle.
L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, per secoli ha dedicato gran parte della sua attività alla decorazione della Cappella dei Principi.

Lo sfarzo abbagliante è dato dai ricchissimi intarsi in commesso fiorentino, per la realizzazione dei quali fu creato l’Opificio delle pietre dure. Questa arte, tuttora praticata soprattutto nella decorazione di mobili e vasi, trovò qui il suo apice, anche se il tono funebre dell’opera fece scegliere i colori più smorzati e cupi con porfidi, diaspro e graniti. Nella zoccolatura invece si usarono pietre dure più colorate, il diaspro, nonché la madreperla, i lapislazzuli e il corallo per riprodurre gli stemmi delle sedici città toscane fedeli alla famiglia dei Medici.

Nelle nicchie sarebbero dovute entrare le statue dei granduchi, anche se furono poi realizzate soltanto quelle per Ferdinando I e Cosimo II, opere entrambe di Pietro Tacca eseguite tra il 1626 ed il 1642.

Gli altri sepolcri granducali appartengono a Cosimo I (1519-1574), Francesco I (1541-1587) e Cosimo III (succeduto a Ferdinando II, 1643-1723). Al centro dell’atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il santo Sepolcro, sebbene i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono.

I sarcofagi sono in realtà vuoti e le vere spoglie dei granduchi e dei loro familiari (una cinquantina fra maggiori e minori) fino a Anna Maria Luisa de’ Medici (ultima erede della dinastia, 1667-1743), sono conservate in semplici ambienti nascosti dietro le mura, nella cripta del Buontalenti.

Da dietro l’altare si accede ad un piccolo vano dove sono esposti altri preziosi reliquiari, alcuni dei quali donati alla città da Leone X.

(1): La scala di Mohs è un criterio empirico per la valutazione della durezza dei materiali, dal talco 1 al diamanto 10.
Per fare alcuni esempi, in questa scala la durezza di un’unghia è di 2,2, della punta di un coltello di acciaio da 5,1 a 5,5, del vetro da finestre da 5,6 a 6,5, di una lima da ferro di circa 6,5, della porcellana da 6 a 7; alcuni tipi di ceramica, tra cui il grès porcellanato, possono raggiungere la durezza 8.

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Capitato a Barga dopo una vita piena passata fra Marsiglia e Parigi, ho masticato libri, monumenti e opere d’arte con passione e piacere. Punto di arrivo e di partenza, per me il lavoro di guida turistica mi permette di mettere insieme le cose che mi fanno stare bene. Mi relaziono con gente da qualsiasi parte della pianeta, a patto che parlino francese o italiano. Collego la storia, l’archeologia o l’arte col territorio, senza dimenticare l’enogastronomia e la cultura italiana.
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One Comment

  1. Frank Viviano

    Bravo Bernard! Hai scritto il saggio più chiaro e completo sul diaspro di Barga che io abbia mai visto. Mille grazie a nome di tutti coloro che amano Barga, la storia, il trekking e la geologia.

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